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Basilio di Cesarea (330-379),
vescovo e grande organizzatore della vita monastica
Basilio
di Cesarea
Nasce a Neocesarea nel Ponto (nell'attuale Turchia)
da una famiglia appartenente all'aristocrazia e già da
tempo cristiana, anzi una famiglia di martiri e di santi. Trasferitosi
giovanissimo a Cesarea in Cappadocia, cominciò gli studi
in questa città e li completò poi a Costantinopoli
e ad Atene, dove strinse una profonda amicizia con Gregorio di
Nazianzo.
Desideroso di abbracciare la vita ascetica, sull'esempio della
sorella Macrina, nel 355 torna in Cappadocia, e prende ispirazione
da Eustazio, vescovo di Sebaste, un uomo di grande rigore e guida
spirituale di tutta la famiglia di Basilio. Eustazio diede vita
ad un movimento contraddistinto da un forte radicalismo evangelico,
segnato da un'austera povertà e da una continenza totale
e che tende a costituirsi in comunità indipendenti dalla
Chiesa. Più tardi (nel 375) Basilio abbandonerà
il suo maestro, quando questi ormai deborderà dall'ortodossia.
Basilio poi compie un viaggio allo scopo di visitare i più
famosi siti monastici e di apprenderne l'ideale ed il genere di
vita: giunge così in Siria e in Egitto. Tornato in patria
da' vita ad una comunità monastica ad Annisi, presso Cesarea,
la quale era costituita da due gruppi autonomi: uno maschile ed
uno femminile.
Il suo è un progetto di vita comune nella rinuncia al mondo,
nella povertà, nella solitudine, nella preghiera e nella
meditazione della Scrittura.
In seguito (probabilmente nel 362) fu ordinato sacerdote e verso
il 370 vescovo di Cesarea; nei pressi della città fondò
una sorta di città-dispensario, detta la Basiliade, dove
raccolse poveri, pellegrini, malati ed emarginati. Il complesso
comprendeva, oltre a case di accoglienza per stranieri, poveri,
malati, anche officine, scuole per gli orfani o per i fanciulli
affidati dai genitori alla comunità. Al centro sorgeva
la chiesa e la casa del vescovo.
L'impegno di Basilio a favore dei poveri e per una giusta divisione
delle ricchezze fu grande; già da presbitero, quando verso
il 368 la Cappadocia fu colpita da una violenta carestia, denunciò
l'avarizia dei ricchi, esortandoli a dividere i beni materiali
con i derelitti. Inoltre lottò per la libertà della
Chiesa di fronte all'ingerenza dell'autorità imperiale
e si battè per la ortodossia e l'unità interna della
Chiesa, dilaniata da tensioni e dall'eresia ariana.
Morì il 1 gennaio del 379.
"Bisogna custodire con ogni vigilanza il proprio cuore,
perché mai avvenga di espellerne il pensiero di Dio,
o di inquinare la memoria delle sue meraviglie con fantasmi
di cose vane: mentre bisogna piuttosto protrarre il pensiero
di Dio finché, come indelebile sigillo, si imprima
nelle nostre anime mediante il continuo e puro ricordo"
(Regole ampie, n. 5). |
"Che cosa è proprio di colui che mangia il pane
e beve il calice del Signore? Custodire l'incessante memoria
di colui che è morto ed è risorto per noi. Che
cosa è proprio di coloro che custodiscono tale memoria?
Non vivere più per se stessi, ma per colui che è
morto e risorto per loro" (Regole morali, 80,22). |
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