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La spiritualità del beato Luigi Boccardo (1861-1936)
Beato
Luigi Boccardo
Chi
è Luigi Boccardo?
È un prete vissuto a Torino, a cavallo tra Ottocento e
Novecento, il cui ministero si è svolto specialmente a
vantaggio dei giovani preti (per trentanni fu vice rettore
e direttore spirituale del Convitto della Consolata) e delle religiose.
A riguardo di queste ultime da ricordare che fu coinvolto nella
difficile successione del fratello don Giovanni Maria, fondatore
delle Povere Figlie di san Gaetano, e che fu egli stesso fondatore
di un Istituto, quello delle suore contemplative non vedenti,
le Figlie di Gesù Re. Il suo apostolato si è inoltre
rivolto ad un gran numero di persone attraverso il sacramento
della Penitenza e la direzione spirituale
Un uomo e un santo vicino
Se ci basiamo solamente sui dati esteriori della sua vicenda biografica
e del suo ministero sacerdotale, potremmo avere limpressione
di trovarci davanti ad un personaggio santo, sì, ma lontano
da noi, confinato negli stretti ambiti di lavoro nei quali fu
coinvolto e forse troppo alto per noi e per le esigenze di reperire
modelli e maestri che ci parlino veramente al cuore. Se ci si
accosta però un tantino alla sua figura, ci si accorge
di avere a che fare con una persona semplice e vicina allesperienza
comune degli esseri umani.
Non è stato un mistico, ma uno che, a chi gli domandava
se avesse visioni estatiche, candidamente confessava: «Non
ho mai potuto vedere neanche la piuma di un angelo!».
Non fu solamente un padre spirituale di preti e suore, ma un pastore
aperto allo Spirito divino che innumerevoli volte ha potuto constatare
come in tutte le condizioni di vita vi siano persone generose
che Dio chiama a vivere molto vicino a Sé.
Non era un rigido moralista che restringeva lo spazio della strada
verso Dio solamente a chi vi si incamminava in maniera irreprensibile,
ma un profondo conoscitore del cuore umano e del cuore
stesso di Dio! che ci assicura sul fatto che tutti possiamo
arrivare alla perfezione della vita cristiana, nonostante le nostre
debolezze e fragilità.
Tendere ad essere santi
Un primo elemento che spicca esaminando il diario di Luigi Boccardo
è la sua aspirazione alla santità. Il desiderio
di giungervi, le difficoltà da lui sperimentate lungo tale
cammino suggeriscono di affrontare il suo insegnamento spirituale
proprio in rapporto al tema della santità. Si cercherà
di ricavarne una sorta di indicazioni di percorso
o di pedagogia della santità in cui convergono,
da una parte, laspetto di eccezionalità che ogni
esperienza di vera santità comporta e dallaltra un
forte senso di umanità che attrae e incoraggia chi vuole
accingersi a percorrerne la strada.
La fatica della santità
Don Luigi sapeva che «i santi non si fanno di getto, ma
a scalpello». Non basta decidersi una volta per tutte; il
cammino comporta lentezze, ritardi, soste. Le note personali del
Boccardo ci attestano come per lui non sia stato facile diventare
santo, ma come la sua sia stata una santità sofferta e
guadagnata giorno dopo giorno. Costanza, fermezza e pazienza sono
allora doti necessarie per portare a compimento questa impresa.
Volontà,
non sentimento
Il Boccardo ha imparato per esperienza che nella vita dello spirito
ciò che conta non è il senso di gioia che si può
eventualmente provare nella preghiera, ma leffettiva donazione
a Dio di se stessi e delle proprie giornate, al di là degli
stati danimo che si attraversano. «Nelle cose soprannaturali
non è il sentimento che detta legge sul valore dei nostri
atti, bensì la volontà, per quanto arida e spoglia
di qualsiasi attrattiva o soddisfazione» (Contributo
per esercizi spirituali ai sacerdoti, II, p. 79).
Giunge persino a dire che lapice della perfezione si raggiunge
allorquando si compie il bene per amor di Dio senza alcun gusto
spirituale, perché allora lo si fa davvero solo per Lui
e non anche, almeno in piccola percentuale, per se stessi.
La
santità consiste nello sforzo per raggiungerla
La grande insistenza posta sulla volontà di progredire
emerge in un ulteriore aspetto, e anzi qui trova forse il suo
coronamento: la perfezione ripete più e più
volte il Boccardo, sulla scorta di san Bernardo non sta
nellessere esenti da difetti e nel sentirsi ormai arrivati,
ma nel continuare a tendere alla santità, nello sforzo
costante e reiterato di giungervi. Questo insegnamento appare
in tutta la sua lucentezza se lo si considera nellorizzonte
dello scoraggiamento:
«Il trovarsi, per anni ed anni, sempre alle prese con le
stesse passioni e passioncelle, nonostante i Santi Esercizi, replicati
forse ogni anno, nonostante la pratica fedele, quotidiana della
meditazione e della S. Comunione, della S. Confessione [
]
almeno settimanale, nonostante i sodi propositi, replicati innumerevoli
volte, e le tante preghiere [
] può far nascere nellanima
la supposizione di difettare della buona volontà occorrente,
e suggerirle la tentazione di ritirare scoraggiata la mano dallaratro
pesante ed ingrato [
]. Eppure la realtà è
ben diversa. Ogni atto di volontà [
] è un
passo nella virtù, anche quando non è coronato da
successo felice [
] Tutti quelli che non si lasciano scoraggiare
dallapparente inutilità dei loro sforzi, tutti senza
eccezione, riescono vittoriosi [
] La vittoria non consiste
nelluccidere i nostri spirituali nemici, ma solo nel non
far mai tregua con essi [
] La sola perfezione possibile
nella vita presente è tutta racchiusa nel iugis conatus
ad perfectionem [
] Le passioni si debbono combattere
per tenerle a freno, ma non è possibile sradicarle affatto»
(Il padre spirituale, II, pp. 456-458).
Da soli facciamo molto poco, anzi niente!
Il Boccardo infatti sa bene, per esperienza sua e degli altri,
che luomo lasciato a se stesso ottiene ben pochi risultati.
Anzi uno dei più bei traguardi nella via della perfezione
è quello di rendersi conto di essere e di valere un nulla:
non possiamo far affidamento sulle nostre capacità e doti,
neanche sulla nostra forza di volontà. «Certo è
necessaria la nostra cooperazione alla grazia perché le
buone opere abbiano vita, ma in quale sproporzione entra anche
qui il nostro concorso minimo! Senza discussione, accettiamo la
proporzione del 99 e tre quarti per cento, dovuto alla grazia,
e un misero quarticello dovuto alla nostra cooperazione»
(Contributo per esercizi spirituali ai sacerdoti, I, p.
341).
Con laiuto del Signore Gesù possiamo fare qualcosa
Dio ci spinge invece, proprio attraverso le disillusioni e i fallimenti,
a confidare totalmente in Gesù.
A tutta prima uno potrebbe provare stizza nei confronti della
propria fragilità e impotenza o anche solo scoraggiamento:
«Ho già provato tante volte!»; «Non riuscirò
mai!». Il Boccardo ha provato su di sé il peso dello
scoraggiamento ed ha capito che è un pericolo, in quanto
rischia di paralizzare le nostre forze interiori, di rassegnarci
a quel poco che abbiamo fatto, di farci restare immobili. Ma soprattutto
esso per lui può diventare un modo per rifiutare lamore
di Gesù: coloro che vi si lasciano dominare «fanno
a Gesù laffronto che è sempre il più
grande. Pel suo Cuore la diffidenza è sempre la spina più
acuta che gli si possa infliggere» (Contributo per esercizi
spirituali ai sacerdoti, II, p. 415). Né la coscienza
di una vita passata non esente da colpe, anche gravi, né
il ritenere di non riuscire mai a fare un passo in avanti nel
cammino della santità possono e devono impedire di confidare
pienamente in quellamore infinito.
Lamore di Gesù travalica le nostre debolezze, i nostri
peccati, i nostri tradimenti: «Non è mai legittimata
la nostra sfiducia, la nostra freddezza per Gesù, né
dal numero e gravità dei peccati, già pianti e confessati,
né da quella continua inondazione di miserie quotidiane
in cui lo teniamo soffocato» (Contributo per esercizi
spirituali ai sacerdoti, II, pp. 360-361).
Al termine
di un suo famoso libro, Contributo per esercizi spirituali ai
sacerdoti, Luigi Boccardo riporta una frase, che può
riassumere bene il suo insegnamento spirituale: «O Sacro
Cuore di Gesù, io metto tutta la mia confidenza in Voi,
perché tutto temo dalla mia debolezza, ma tutto spero
dalla vostra bontà».
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