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La spiritualità di san Giuseppe Cafasso
(1811-1860)
San
Giuseppe Cafasso
La
cattiveria della condizione umana
Un tema ricorrente nei discorsi di Giuseppe Cafasso, in conformità
alla cultura religiosa del tempo, è il senso della miseria
del mondo: tutto ciò che esiste è caduco e spregevole;
luomo ha molte più sofferenze che gioie.
«Questa è la nostra situazione; siamo qua in una
valle di miserie, da qualunque parte vogliamo voltarci troviamo
croci, sentiamo guai, vediamo tribolazioni; chi geme da una parte,
chi sospira dallaltra: malattie, tempeste, persecuzioni,
calunnie; questo è il nostro pane quotidiano» (Missioni
al popolo).
La
serietà della vita
A fronte della consapevolezza della triste condizione degli esseri
umani nel mondo si staglia la considerazione dellimportanza
di una vita ben condotta e la costante meditazione degli eventi
che ogni uomo dovrà prima o poi affrontare al termine della
propria esistenza. A più riprese infatti il Cafasso ribadisce
che ciò che conta è procurare di vivere in sintonia
con il messaggio del Vangelo, senza perdersi in occupazioni o
divertimenti che possano compromettere il vero bene della persona.
«Lunico fine, per cui siamo su questa terra e per
me e per voi altri è solamente per amar Iddio, per servirlo
Iddio, e servendolo salvarsi, e tutto quello che non appartiene
a questo fine, tutto quello che non è di servizio di Dio,
tutto quello che non aiuta a salvarsi, è tutto niente,
è tutto perduto» (Missioni al popolo).
Il pensiero delle realtà ultime
Quasi ad ogni pagina degli scritti del Cafasso ritorna il tema
della morte e della fugacità del tempo, del giudizio di
Dio sulle nostre azioni e sulla nostra vita, della prospettiva
dellinferno, aperta a chi rifiuta i richiami alla conversione,
dellanelito al Paradiso come oggetto supremo della speranza
cristiana. Il Cafasso soleva dire ai suoi allievi che i novissimi
devono costituire intingolo per ogni argomento.
La
morte
Cafasso ha spessissimo sulle labbra la parola morte
e presenta nei suoi discorsi la morte come una possibilità
sempre in agguato, pronta a piombare addosso ad ogni uomo, a partire
proprio da chi non se lo aspetta. Per esempio, ricorda a chi segue
i suoi corsi di esercizi spirituali leventualità
non così remota che quelli in corso possano essere gli
ultimi esercizi della propria vita.
Una sua frase tipica: «una morte, ed unanima; una
morte che fatta male una volta, non si può più rifare
unaltra; unanima che perduta una volta, è perduta
per sempre» (Missioni al popolo).
La particolare insistenza sullineluttabilità della
morte non risponde solo al desiderio di mettere in guardia dal
peccato, ma costituisce anche un aspetto importante della vita
interiore del Cafasso: dedicava un giorno al mese allesercizio
della preparazione alla buona morte.
Il
Paradiso
La spiritualità del sacerdote torinese era però
orientata più alle aspirazioni al Paradiso che alla paura.
«O Paradiso, città santa del mio Dio, e patria mia
fortunata, oh! Quanto ti sospiro, oh! Felice quel giorno, che
metterà fine a tante croci, a tanti guai, a tanti pericoli
di questo mondo, o Paradiso mio, Paradiso mio caro, deh! vieni
presto, e consola le brame di un misero cuor, che ti sospira»
(Speciali proteste e domande distribuite per ciascun giorno
della settimana, che Don Cafasso faceva nelle visita quotidiana
al SS. Sacramento).
La misericordia di Dio
Se ci fermassimo a questo punto, quella vissuta e insegnata dal
Cafasso ci apparirebbe facilmente come una spiritualità
cupa, che sottolinea la vanità e la pericolosità
della vita nel mondo, una spiritualità esigente, che richiede
scelte forti e al limite delle possibilità del cuore umano,
una spiritualità oppressiva, fatta di prescrizioni e di
messe in guardia, dominata in fondo da una logica del fare
il bene per sfuggire il castigo.
Occorre a questo riguardo ammettere che egli era un uomo del suo
tempo; le idee che abbiamo richiamato or ora, idee a lui particolarmente
care, sono tipiche della sua epoca. Ma la spiritualità
del Cafasso non è tutta qui! Nonostante questi temi e questi
toni siano presenti, egli ha premura di insistere anche su altri
fattori. Quello più fondamentale è relativo alla
bontà di Dio, alla quale egli, a motivo della dedizione
al sacramento della Penitenza, era in special modo sensibile.
Riportiamo al riguardo uninteressante passaggio di una sua
omelia in cui immagina la caccia che Dio dà
alluomo peccatore:
«Dio è offeso, ingiuriato, oltraggiato, non è
un mal piccolo, miei cari, anzi non vè male più
grande a questo mondo: nonostante la sua misericordia è
disposta a cedere, e vuol far pace: aspetta il peccatore, non
viene, lo chiama non si lascia vedere, lo va a cercare, ed il
peccatore fugge, Dio lo raggiunge, e lo ferma, e questi ostinato
non vuol sentirlo, Dio gli promette premi e favori, il peccatore
li rifiuta, Dio gli minaccia pene e castighi, il peccatore insensibile:
pare che a questo punto qualunque pazienza dovrebbe stancarsi,
par che Dio sdegnato finalmente e con ragione, debba dirgli: ingrato,
e sconoscente, tu vai a perderti senza dubbio, ma almeno saprai
che la colpa fu tua: eppure no! Ributtato così villanamente
il Signore non si stanca, né si ferma, la sua misericordia
è tale e tanta che gli prende il passo, e vedendolo andar
con precipizio alla perdizione, si slancia alle porte dellinferno,
e alza la voce per dire, guarda o figlio o peccatore, deh! non
venire a questo luogo, via via se mai vi cadi tu sei perduto.
Io non posso portare più avanti la misericordia del Signore,
siamo alle porte dellinferno, e là non entra; se
potesse entrare, vuoterebbe in un momento quel luogo» (Discorso
sopra la festa dellEpifania).
Amare Dio
Un Dio così pieno di bontà e misericordia, lunico
Dio che ci ha rivelato suo Figlio, Gesù Cristo, chiede
alluomo anzitutto lamore. Questo è il primo
impegno richiestogli. Un amore che dovrebbe stare alla base di
ogni attività umana, che dovrebbe essere più forte
della paura, che dovrebbe spingere anche a servire i propri fratelli,
anche quando non sembrano degni di un tal riguardo.
La via semplice della santità
Forse linsegnamento oggi più utile di san Cafasso
riguarda il modo di arrivare alla pienezza della vita cristiana,
che è la santità. Si potrebbe pensare che sia unimpresa
praticamente impossibile oppure che sia riservata a pochi eletti;
invece il nostro santo ci ripete che essa consiste nelladempiere
fedelmente la volontà di Dio. «Tutta la santità,
la perfezione e il profitto di una persona sta nel fare perfettamente
la volontà di Dio (
). Felici noi se giungessimo a
versare così il nostro cuore dentro quello di Dio, unire
talmente i nostri desideri, la nostra volontà alla sua
da formare ed un cuore ed una volontà sola: volere quello
che Dio vuole, volerlo in quel modo, in quel tempo, in quelle
circostanze che vuole Lui e volere tutto ciò non per altro
se non perché così vuole Iddio».
Potremmo però ancora chiederci: qual è la volontà
di Dio? Normalmente spiega il santo la volontà
di Dio passa per ladempimento del proprio dovere: ci è
domandato di fare quanto la Provvidenza dispone momento per momento,
in conformità con le condizioni che definiscono il quadro
ordinario della nostra vita (lavoro, famiglia, amicizie, problemi,
dolori). La santità è un rapporto di amicizia col
Signore nel quale Egli propone e noi rispondiamo con il nostro
impegno, animato dallamore per Lui.
Il grande compito del sacerdote
San Giuseppe Cafasso è stato un sacerdote fino in fondo:
ha adempiuto pienamente i compiti che la Chiesa affida ai suoi
ministri. Raccogliamo qualche ulteriore elemento dalla sua esperienza
in riferimento al tema sacerdozio.
Se per tutti i cristiani è importante considerare e darsi
da fare per le cose che più contano, e cioè amare
e servire Dio e salvarsi lanima, per il sacerdote questo
ha esigenze maggiori e particolari: deve procurare con la sua
vita e il suo ministero la maggior gloria di Dio e cercare di
guadagnare anime. «Lasciamo stare le follie, e le stoltezze
di questo mondo; il nostro tempo è destinato a popolare,
a far gente pel Cielo, deh! non perdiamolo a radunar fango in
questa terra. Figuriamoci che in questoggi il Signore dica
a ciascun di noi quello che già disse il padrone della
cena a suoi servitori: la cena è preparata, i posti
sono vuoti, andate, cercate, pregate, sia chi vuole, ditegli che
venga, e se fa difficoltà prendetelo per mano, fate anche
violenza, costringetelo a venire, perché la cena è
preparata, e voglio veder commensali; così dice Iddio a
noi, Servi miei sacerdoti, o Eclesiastici Ministri delle mie misericordie,
coraggio che è tempo: il paradiso è aperto, molti
seggi sono vuoti, io li voglio occupati, andate, cercate, dite
e pregate che vengano» (Esercizi spirituali al clero.
Meditazioni).
Per poter essere maggiormente idoneo a compiere i suoi importanti
servizi il sacerdote insegna il Cafasso deve consacrarsi
al dialogo con Dio attraverso la preghiera e amare una vita esemplare,
fatta di studio, meditazione, servizio alle anime soprattutto
mediante la disponibilità al sacramento della Riconciliazione
e la celebrazione attenta della Liturgia.
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