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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

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26 novembre 1905
Mio caro figlio,
la sua lettera è stata per me una vera gioia: mi annuncia che nostro Signore le dà la felicità di unirsi a lui perfettamente e per sempre. Ho pregato molto per lei, affinché potesse passare attraverso i pericoli e le tentazioni che il demonio ci tende così sovente durante il noviziato. Pregherò con ancor più fervore in questo tempo che la separa dalla santa professione, affinché questo atto sia per lei un sacrificio perfetto e definitivo.
La santa professione contiene in germe l’intera santità religiosa e per arrivare alla perfezione di questa vocazione sublime non c’è bisogno di cercare qualcos’altro rispetto a questa grazia fondamentale. La “professione religiosa” osservata fedelmente conduce “infallibilmente” alla santità. Succede spesso che il demonio ci inganni su questo punto: ci suggerisce che, se fossimo maggiormente occupati in questa o quell’altra opera, faremmo grandi progressi. Non dimentichi mai, fratello carissimo, quello che sto per dirle: il giorno della nostra professione, contratto stipulato tra noi e Dio, noi ci impegniamo a lasciarci guidare dalla santa obbedienza e Dio, da parte sua, si impegna di condurci a sé, purché ci abbandoniamo “con fede” nelle mani dei superiori. Se insisto tanto su questo punto è perché ho visto, nei vent’anni da che sono monaco, molti religiosi lasciarsi ingannare dal demonio: prendono il loro avvenire nelle loro mani, e allora Dio si ritira. Si doni quindi a Dio senza riserve e senza desideri particolari. Egli sa chi è lei e cosa è in grado di compiere; dunque lo lasci agire. Credo che lei farà “molto” per Dio se si metterà umilmente nelle sue mani.
Il giorno di san Giovanni della Croce (allora cadeva il 24 novembre) ho celebrato la santa Messa per la buona Madre priora. Poi ho avuto un breve incontro con la comunità, in cui abbiamo parlato parecchio di lei, che è oggetto di molte preghiere. Sarebbe per me “una vera gioia” assistere alla sua professione e predicare, ma il Reverendissimo padre abate, per “svariati motivi”, non può accordarmi questo permesso. Lei sa che qui sono molto occupato; quest’anno ho predicato cinque ritiri, il che mi ha obbligato ad assentarmi dal monastero più di quanto convenga a un priore claustrale, che per il suo ufficio dovrebbe allontanarsi dalla casa il meno possibile. Sarò con lei con il cuore e nella preghiera.
Voglia presentare i miei rispettosi omaggi ai suoi buoni superiori e credermi con vero affetto suo devotissimo in Gesù Cristo.

(Lettera di D. Columba Marmion a P. François de Sales van Hove)

 

Fine del 1905
La conoscenza di Dio a cui noi arriviamo con le nostre forze è buona, ma assai imperfetta. È accompagnata da oscurità e difficoltà; serve per accendere in noi l’amore divino, ma questo amore, quando diventa forte e perfetto, ci conduce fin nel seno di Dio. Là egli stesso ci illumina e questa luce, frutto dell’amore, è piena di pace e soavità.

Per lei, figlia mia, la via dell’amore è quella che la condurrà alla perfezione. L’intelligenza si ferma davanti al velo del Santo dei Santi, ma l’amore procede e penetra nella tenebra sacra, e là trova Dio che gli parla bocca a bocca come un amico al suo amico (cfr. Nm 12,6-8). Nel seno del Padre (cfr. Gv 1,18), dove il Verbo ci introduce, si attinge quella dolcezza che emana dal cuore del nostro Padre che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45). Oh, figlia mia, tenga sovente il suo cuore molto vicino a questo cuore divino, affinché il suo zelo e il suo ardore siano colmati di questa dolcezza divina: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore (Mt 11,29).

Più il suo trarrà origine da Dio, più sarà divino e la condurrà al suo perfetto amore.

La nostra preghiera consiste soprattutto nei moti del cuore. Non parli molto durante la preghiera; ci sono persone che “fan tante parole” con Dio (cfr. Mt 6,7); non bisogna cercare di “abbellire le proprie frasi”, ma piuttosto rimanere a contemplarlo, ad adorarlo, a domandargli il suo amore. Ogni desiderio del cuore è come un grido che penetra il cielo (cfr. Sir 35,17).

(Lettera di D. Columba Marmion a suor Mechtilde de Volder)

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