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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

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È una grande gioia per me aver saputo che vuoi aspirare alla vera e perfetta gioia, che non riguarda la terra, ma il cielo, che cioè non è di questa valle di lacrime, ma di quella città di Dio che lo slancio del fiume allieta. E in verità, vera e sola gioia è quella concepita non dalla creatura, ma dal Creatore e che, una volta che l'avrai raggiunta, nessuno potrà più togliertela, al cui confronto ogni letizia d'altra origine è afflizione, ogni piacevolezza risulta dolorosa, ogni dolcezza amara, ogni ornamento ripugna, insomma qualsiasi altra cosa che ha l'apparenza del piacere è molestia.

In fondo tu stessa in ciò mi sei testimone: interroga te stessa, perché a te crederai più agevolmente.

E che forse proprio questo non lo proclama nel tuo cuore lo Spirito Santo?

Che forse la verità di questo non ti è stata provata da Lui prima che da me?
In che modo se no avresti potuto disprezzare un aspetto e una nobiltà così vistosi, se non ti fossero sembrate poco apprezzabili tutte le attrattive soggette ai sensi corporei in confronto con le altre che nell'intimo ti stimolano a vincere e ti allettano sì da farsi preferire?

E ben a ragione. Modeste, passeggere, terrene sono le attrattive che disdegni; somme, eterne, celesti sono quelle che desideri.

Dirò di più, dirò il vero: abbandoni le tenebre e t'inoltri nella luce. Dal profondo dei marosi ti salvi nel porto; sottraendoti a un'infelice servitù, respiri il felice soffio della libertà; insomma dalla morte passi alla vita.

(San Bernardo di Chiaravalle a una monaca)

 

Bernardo, noto come abate di Clairvaux, “invia misericordia da Dio fonte di salute”.

Andrea mi ha comunicato notizie migliori, che cioè tu ti comporti in pace e con mansuetudine […].

E della saggezza apostolica hai preso in te anche l'usuale avvertimento, col quale ti si insegna di fare il bene “non solo alla presenza di Dio, ma anche degli uomini”. Alla presenza di Dio, come vedova; alla presenza degli uomini, come regina. Sta' ben attenta alla parte della regina, di cui le azioni, degne o indegne che siano, non possono star nascoste sotto il moggio. Sono piazzate sopra un candelabro, perché appaiano a tutti.

Sarai beata se saprai porti il Salvatore come muro a protezione della coscienza e come baluardo a scorno di tutte le infamie.

Beata, dico, se in quanto desolata e vedova ti affidi a Dio, perché ti guidi in tutto. Altrimenti non governi bene se non ti fai governare bene.

“La regina del sud venne ad ascoltare la saggezza di Salomone, per imparare a regnare e riuscire così a fare altrettanto”.

“Ma ecco più di questo Salomone”: parlo di Cristo, e per giunta crocifisso.

A Costui affidati per farti reggere, a Costui per farti ammaestrare, per imparare come debba regnare.

Impara come vedova, come Egli è mite ed umile di cuore; impara come regina, ch' Egli giudica “i poveri con giustizia”, e che accusa “nella Sua equità a difesa degli umili della terra”.

(San Bernardo di Chiaravalle alla regina di Gerusalemme, 1153)

 

Considerando la meschina condizione di questo poveretto, ne provo compassione. […].


Non è stata la mira di un'utilità personale a dispormi a quella misericordia, ma me l'hanno infusa nelle più intime fibre il vedere il tormento del prossimo e il fraterno dolore che me n'è derivato.

 

La misericordia è infatti un sentimento che non è regolato dalla volontà e non è soggetto alla ragione; è la misericordia stessa a soggiogare da sé con un moto irresistibile gli animi ben disposti, obbligandoli a compassionare gli afflitti, sì che, anche se fosse male provare misericordia, io, pur volendo fermamente resistere, non potrei non provarla.

 

Se ne vadano via da me quelli che mi consolano dicendo che la mia preghiera tornerà a mio vantaggio, anche se non cambia condizione colui per cui essa è formulata.

 

E non ascolto quelli che, per lusingarmi, mi riferiscono il detto “La giustizia del giusto rimarrà su di lui”, mentre l'empio indugia ancora nella sua empietà.

 

Non accetto – ripeto – consolazione, finché scorgo la disperazione del fratello

 

Se perciò, figlio carissimo, anche il tuo animo pio è preso da un sentimento analogo, o almeno non è preso da un sentimento diverso, anche se ti sembra che quest'infelice abbia sciaguratamente superato i limiti della Regola, poiché egli la pensa diversamente, credo che tu lo debba ascoltare non solo pazientemente, ma anche benevolmente in ciò che egli umilmente argomenta, e cercare se si può trovare una qualche ragionevole occasione per recuperare una salvezza che appare ormai insperabile..

(San Bernardo di Chiaravalle a Guido, abate di Trois-Fontaines)

 

 

O che buona madre la Carità, la quale, o che curi gli infermi, o che tenga in esercizio quelli che si sono spinti sulla sua strada, o che redarguisca i turbolenti, adoperando con ciascuno i differenti mezzi adatti a ciascuno, pure ama tutti come figli!


Quando ti redarguisce, è indulgente! Quando ti gratifica è limpida. Sa infierire con dolcezza, sa accarezzare senza inganno; sa adirarsi con pazienza, sdegnarsi con umiltà.


È lei che, madre degli uomini e degli angeli, ha pacificato non solo ciò che sta in terra, ma persino ciò che sta in cielo. È lei che placando Dio riguardo all'uomo, riconcilia l'uomo con Dio.


È lei, mio Fulcone, che quei fratelli, coi quali eri solito un tempo prendere un dolce cibo, li “fa abitare in una casa sottoposta a una regola comune”.

(San Bernardo di Chiaravalle Fulcone, 1120)

Ho ricevuto con profonda gioia la lettera di vostra santità, che da tempo desideravo ardentemente. L'ho letta e quante erano le sillabe che avvicendavo sulla bocca, altrettante scintille avvertivo nel cuore, con le quali “s'è riscaldato dentro di me il mio cuore” come con quel fuoco che il Signore ha mandato sulla terra.

Ritengo di non aver ricevuto uno di quei saluti che si è soliti ricevere per via, al passaggio, occasionalmente, ma di essermi vista venire incontro una così gradita e imprevista benedizione uscente proprio dalle viscere della carità.

“Benedetti dal Signore voi”, che avete avuto cura di prevenirmi “nelle benedizioni della dolcezza”, e tanta, che al vostro figlio, dopo che siete stati voi i primi a scrivere, è stata infusa la fiducia per rispondere, mentre prima anelavo, ma non avevo il coraggio di scrivervi.

In realtà temevo di scomodare con importuni scrittarelli la santa tranquillità che godete nell'abbandono a Dio, di interrompere anche per un momento quel costante e sacro vostro silenzio riguardo alle cose del secolo, quel vostro mormorare in comunione con Dio.

Temevo di divenire del tutto molesto, come se avessi disturbato Mosè sul monte, se avessi tentato di distrarre in qualche modo uomini sprofondati nel dialogare con Dio.

Ma ciò che non oso io, l'osa la Carità, e batte con piena fiducia alla porta dell'amico, sicura di non poter subire una repulsa poiché sa di esser la madre delle amicizie, e non teme di disturbare un po', per la sua attività, la vostra quiete, anche se ad essa tanto tenete. Essa, poiché l'ha voluto, vi ha fatti temperanti con me, sì da non farvi ritenere affatto indegno non solo di sorreggermi se parlavo, ma anche di arrivare a incitarmi se tacevo
.

(San Bernardo di Chiaravalle ai monaci della Certosa e al priore Guigone, 1116)

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