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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

 

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Il tuo Filippo, che voleva recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme, ha trovato il modo di accorciare il viaggio ed è giunto presto dove voleva. Ha attraversato in breve questo mare grande e spazioso, e, navigando con fortuna, ha già raggiunto il lido desiderato e ha toccato finalmente il porto della salvezza. I suoi piedi si trovano già negli atrii di “Gerusalemme”, e, avendo trovato nelle terre coltivate tra regioni incolte Colui ch'egli aveva sentito trovarsi a Betlemme, lo adora volentieri nel luogo in cui si sono fermati i suoi piedi.

 

E' entrato nella città santa, ha ricevuto l'eredità insieme con quelli, ai quali si dice a buon diritto: “Non siete in realtà ospiti ed estranei, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”. Perciò è diventato non tanto un curioso spettatore, ma un devoto abitante e cittadino di “Gerusalemme”, ma non quella terrena, vicina ai territori del monte Sinai e dell'Arabia e che quindi con i suoi figli è in condizione di servitù, bensì quella libera che lassù è madre nostra.

 

Se lo vuoi sapere è in monastero, a Clairvaux. E' proprio questa “Gerusalemme” che è unita con quella che è nei cieli, per tutta la devozione dell'anima, per la somiglianza della beata intimità e per una certa qual unione dello spirito.

 

Qui, com'egli assicura, è la sua pace, per sempre: ha scelto questa casa come propria abitazione, perché qui c'è, non ancora la visione, ma di certo l'attesa della vera pace, quella di cui si dice: “La pace di Dio, quella che trascende ogni umana capacità di comprensione”.

 

(San Bernardo di Chiaravalle ad Alessandro vescovo di Lincoln, 1129)

Dio ti ricompensi la misericordia, che hai usato al tuo figlio Goduino. Ho udito infatti che, appresa la sua morte, subito come dimentico dell'antica condanna, ma non dell'affetto, ti sei mostrato più come un consolatore che non un vendicatore.

 

Come il fatto richiedeva, ti sei riconosciuto padre, non giudice. E perciò ti sei adoperato a prodigare tutto ciò che è proprio della pietà e della carità, come appunto un padre verso un figlio.

 

Chi l'avrebbe mai pensato? Davvero nessuno sa cosa c'è nel cuore dell'uomo, se non lo spirito che abita in lui. Dov'è ora quell'asprezza, quella severità, quell'indignazione che un tempo la tua lingua, il viso, gli occhi solevano mostrare e rivolgere spietatamente contro di lui?

 

Ma appena ricevuta la notizia della morte del figlio, il cuore paterno s'è profondamente commosso e tutti quegli atteggiamenti che erano esteriori e formali, e per questo transitori, sono scomparsi; ed invece sono apparsi quelli che erano veri, ma nascosti, l'amore, la tenerezza, la benevolenza.

 

Poiché nel tuo animo pio “misericordia e verità si sono venute incontro” e poiché la misericordia ha di certo soverchiato il giudizio, “la giustizia e la pace si sono baciate”.

 

Occorre non dimenticare ciò che è scritto: “Misericordia voglio, non sacrificio”, e adempiere ciò che è ordinato: Siate “solleciti nel conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace”, e aspettare ciò che è stato promesso: “Beati i misericordiosi, poiché essi stessi otterranno misericordia”.

(San Bernardo di Chiaravalle ad Alvise, 1129)

 

Vedi tu come sia doveroso per te sopportare il fardello del padre. Si tratta infatti del peso delle anime e delle anime fragili e inferme. Infatti quelle che sono in buona e salda salute spirituale non hanno bisogno d'essere portate e quindi non costituiscono un peso.

 

Quelli fra i tuoi che troverai afflitti, paurosi, brontolanti, sappi che ne sei il padre, l'abate. Con il consolarli, con lo spronarli, con il rimproverarli tu svolgi il tuo dovere, porti il tuo peso, e, portandolo, risani coloro che conduci, mentre ti adoperi per il loro bene.

 

Se qualcuno poi è già così sano da dare a te giovamento più di quanto non ne riceva da te, riconosci che di questo tu non sei padre, ma pari, non sei abate, ma compagno.

 

Perché dunque ti lamenti che per te il peso della convivenza con alcuni di quelli, che sono con te, è maggiore del conforto che ne trai, quando tu solo fra tutti sei stato dato a tutti come sostegno, essendo stato ritenuto più sano di tutti, più forte, in grado per grazia di Dio di sostenerti senza bisogno di esser confortato da nessuno di loro?

 

Insomma quanto più senti il peso, tanto più ottieni, e invece quanto più vai cercando sostegni, tanto più riduci quello che per te è un buon frutto.

 

Scegli dunque quel che preferisci, se ciò che pesandoti porta vantaggio, o invece ciò che alleggerisce ma danneggia.

(San Bernardo di Chiaravalle a Rainaldo, abate di Foigny, 1122)

 


Io confesso che, se anche lo desideravo, non speravo di sentire notizie così belle di te.

 

E in realtà chi avrebbe creduto che, per così dire, con un improvviso salto tu avresti conquistato la cima delle virtù?


Ma guardiamoci bene dal misurare, con il metro dell'esiguità della nostra fede e della nostra speranza, l'immenso amore di Dio, che opera ciò che vuole, in chi vuole, sveltendo l'opera e alleviandone il peso.

 

In particolar modo infastidivano quell'abbigliamento e quel fasto con cui purtroppo facevi mostra di te e che apparivano ben poco appropriati; la generale disapprovazione avrebbe potuto facilmente placarsi se tu avessi cambiato stile, abbandonando tanta pompa e simili addobbi.

 

Del resto inizialmente tu l'hai fatto appunto perché parecchi facevano obiezione, ma hai aggiunto atteggiamenti davvero degni di pubblica lode, benché un mutamento di così fondamentali abitudini, e per giunta così improvviso, non sia opera umana, ma divina.

 

Nel regno dei cieli suscita grande gioia la conversione anche di un solo qualunque peccatore, […] figuriamoci quella di un tale uomo! E quella di un'intera comunità? Parlo di ciò che ho udito, non di ciò che ho visto: si dice che quel chiostro si riempisse frequentemente di soldati, fosse luogo di concitati commerci, rimbombasse di liti e ingiurie. E allora che cosa vi si poteva pensare di spirituale, di rivolto al cielo e a Dio?

 

Ora invece lì ci si occupa di Dio, ci si impegna nella continenza, si custodisce la disciplina, ci si dedica alle sante letture. Un silenzio ininterrotto e un costante riposo da ogni chiasso delle faccende mondane dispone al raccoglimento e alla meditazione sulle cose celesti. Il frutto della buona coscienza, che ora è colto grazie all'esercizio della pazienza, suscita anche il desiderio dei beni futuri, che non sarà deluso, e la speranza che non inganna.

 

Il timore del futuro giudizio, cede il passo all'esercizio della fraterna carità. La varietà delle sacre esperienze allontana la noia, la malinconia e la pigrizia.

 

Tutto questo l'ho rivelato a lode e gloria di Dio, autore di tutto..

(San Bernardo di Chiaravalle di Chiaravalle a Sugero, 1127)

 

Lodo incondizionatamente un aspetto della tua scelta, che cioè, deposto il peso, il giogo del governo, non hai voluto rimanere senza un giogo cui sottoporti, ma tornando alla tua cara vecchia regola non hai arrossito di tornare ad essere discepolo, da maestro che eri. Infatti potevi rimanere arbitro di te stesso, ma tu, rinunciando a valerti di questa libertà, come avevi rinunciato a governare altri, così anche hai diffidato dal governare te stesso, e giudicandoti non idoneo a far da maestro ad altri, hai rifiutato anche di divenire discepolo di te stesso. E ben a ragione, perché chi si costituisce maestro di se stesso si sottopone come alunno ad uno sciocco. Al riguardo non so cosa ritengano gli altri di se stessi; io dico ciò di cui ho fatto esperienza riguardo me stesso: posso comandare più facilmente, posso governare con maggior sicurezza molti altri che non me soltanto. Perciò è stato da parte tua un atto di prudente umiltà e di umile prudenza decidere di vivere d'ora in poi secondo le direttive di un altro, poiché non pensavi di esser capace di bastare a te stesso per la tua salvezza.

Ora resta pure a vivere con semplicità tra i fratelli, devoto a Dio, sottoposto al maestro, obbediente ai più anziani, paziente con i più giovani, accetto agli angeli, adeguato nella parola, umile di cuore, mansueto di fronte a tutti. E poiché un tempo hai avuto una carica onorifica, guardati dal ritenerti anche ora degno d'onore davanti agli altri, ma mostrati a tutti più umile, come uno fra tutti.


(San Bernardo di Chiaravalle di Chiaravalle a Ogero, 1140)

 

Spesso, quando il ricordo di te mi s'affaccia all'animo, “mi affliggo per te”, carissimo, pensando cioè a come il fiore della tua gioventù, l'acume dell'ingegno, la ricchezza della cultura e della dottrina, e quella tua moralità sana e generosa, che è quanto di meglio c'è in un cristiano, son doti che tu sprechi applicandole a cose vane, dato che tutti questi così grandi doni li poni a servizio non di Cristo, che te li ha dati, ma di affari passeggeri.

 

Che cosa darai al Signore in compenso di tutto quel che Egli ti ha dato?

 

Buona famiglia, aspetto fine, alacre ingegno, feconda dottrina, sanità di costumi sono tutti beni che procurano gloria, ma a Colui dal quale provengono. Se tu li usurpi, “c'è Chi te ne domanderà ragione e ti giudicherà”.

 

E sia pure: ti sia concesso per ora di attribuirli al merito tuo, gloriarti delle lodi che ricevi e del successo che ottieni: ma dopo la morte che cosa tra tutti questi beni ti rimarrà, se non forse un solo ricordo, e anche questo esclusivamente sulla terra?

 

Sta scritto infatti: “Tutti gli uomini si addormentarono e delle ricchezze non si trovarono nulla in mano”.

 

Se questa è la meta di tutte le tue fatiche - lasciamelo dire con tua buona pace - che cos'hai di più di una bestia da soma?

 

Anche del tuo cavallo, quando sarà morto, si ripeterà che era una brava bestia.

 

Che cosa, scusami, potrai giudicare degno di te, se, creato ad immagine e somiglianza del tuo Creatore, non tuteli la maestà di un così grande prestigio insito in te, e, pur essendo uomo, non comprendendo l'onore di esserlo, ti metti allo stesso livello di un mulo incapace di ragionare? Ti rendi simile ad esso col non applicarti a nulla di spirituale ed eterno, ma, al pari di una bestia che, come nasce dal corpo così col corpo si disfa, ti accontenti dei soli beni corporali e temporali, sordo a quel consiglio del Vangelo: “Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per quello che dura per la vita eterna”.


(San Bernardo di Chiaravalle di Chiaravalle al maestro Gualtiero di Chaumont)


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