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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

 

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Il nostro Ordine è sacrificio, è umiltà, è povertà volontaria, obbedienza, pace, gioia nello Spirito Santo. Il nostro Ordine è stare sotto un maestro, sotto un abate, sotto una regola, sotto una disciplina. Il nostro Ordine è impegnarsi nel silenzio, praticare il digiuno, la veglia, la preghiera, il lavoro manuale, e soprattutto percorrere la via migliore, che è la carità; e poi in tutte queste cose progredire di giorno in giorno e perseverare fino all'ultimo giorno. Confido che anche voi le pratichiate assiduamente.

 

Del resto avete compiuto un atto che tutti ammirano. Si è compiuto ciò che si legge nel Vangelo: “Pur avendo fatto tutto ciò che vi era stato ordinato, dite: siamo servi inutili.”

 

Vi ritenete inutili e vi si è trovati umili.

 

Agire bene e considerarsi inutile è cosa che si trova in pochi, e perciò molti se ne stupiscono. Questa virtù dell'umiltà a mio parere è da preferire perfino alle veglie e ai digiuni prolungati, insomma ad ogni esercizio corporale, proprio come la pietà che vale per tutto.

 

Quanto l'umiltà sia gradita alla divina Maestà, lo insegna colui che dice: “Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili”. Lo mostra anche lo stesso Maestro di umiltà, dicendo di se stesso: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

 

E che debbo dire del mio piccolo gregge a cui vi siete uniti ? Con quanto grande e speciale affetto vi abbraccia !

 

A Dio onnipotente piace particolarmente l'unione e l'associazione fraterna, giacché dice per bocca del Profeta: “Ecco, com'è bello e giocondo che i fratelli abitino insieme”, e ancora: “Se un fratello aiuta un fratello si consoleranno entrambi”.


(San Bernardo di Chiaravalle di Chiaravalle ai monaci di Aulps, 1138)

 

 

Che c'è da meravigliarsi se vai fluttuando tra le vicende fortunate e le avversità, dato che non sei ancora riuscito a poggiare i piedi su una solida roccia?

 

Ma se giuri e decidi di custodire i giudizi della giustizia di Dio, che cosa ti potrà mai separare dall'amore di Cristo?

 

Ma tu, fratello, che se, come ho inteso, leggi i Profeti, “pensi di capire quello che leggi?”.

 

Infatti se capisci, ti accorgi che il contenuto della lezione dei profeti è Cristo.

 

E' evidente che se desideri conoscerlo, puoi riuscirci meglio e più in fretta seguendolo, anziché leggendolo.

 

Perché cerchi il Verbo nelle parole, se Esso, già fatto carne, ti sta davanti agli occhi?

 

Infatti Egli è già uscito fuori dal segreto dei profeti e si è presentato agli occhi dei pescatori.

 

Ormai dal monte rannuvolato e boscoso è uscito verso il campo aperto del Vangelo.

 

Ormai “chi ha orecchi per intendere intenda” lui che chiama : “Chi ha sete venga a me e beva”, e : “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò”.

 

Credi a chi ne ha esperienza: troverai qualcosa di più tra gli alberi piuttosto che tra i libri. La legna e le pietre ti insegneranno ciò che non puoi ascoltare dai maestri.

 

A stento mi trattengo dall'esprimerti molti pensieri che mi vengono in mente come necessari da dirti. Ma poiché tu mi domandi non una lezione ma una preghiera, io invoco il Signore perché apra il tuo cuore alla sua volontà e ai suoi comandamenti.

 

Sta' bene.


(San Bernardo di Chiaravalle al maestro Enrico Murdach, 1125 circa)

 

Su, stiamo sereni visto che abbiamo Dio con noi; in Lui vi sono vicino, per quanto grande sia lo spazio che ci divide. Chiunque tra voi si mostra ligio ai suoi doveri, umile, retto e coscienzioso, dedito alle letture, assiduo nella preghiera, ed ha a cuore la fraterna carità, non mi pensi lontano da lui. Infatti in che modo potrei non esser vicino a colui con cui il mio cuore e l'anima mia sono uniti?


Se invece fra voi spunta fuori – non sia mai ! – qualcuno che mente o borbotta o è arrogante, o insofferente alla disciplina, o turbolento e incostante, e che non si vergogna di mangiare pane a ufo, da costui, anche se gli fossi fisicamente vicino, l'anima mia sarebbe ben lontana, per il fatto che egli stesso s'è allontanato da Dio.

 

Servite il Signore nella speranza, poiché Egli è fedele alle sue promesse; servitelo secondo il suo merito, poiché Egli è ricco di meriti. Infatti, pur tacendo il resto, Egli certamente a buon diritto rivendica la nostra vita, poiché ha offerto la sua a vantaggio della nostra. Dunque nessuno viva per se stesso, ma per Colui che è morto per lui.

 

Per chi infatti sarebbe più giusto che io vivessi, se non per Colui senza la cui morte io non vivrei? Per chi è più conveniente vivere se non per Colui che promette la vita eterna ? Per chi sarebbe più necessario vivere se non per Colui che minaccia un castigo eterno? Ma io servo di mia libera volontà, perché l'amore mi dà questa libertà.

 

A questo io rivolgo il mio cuore: servite nello spirito di quell'amore, che elimina la paura, che non sente la fatica, che non sta a puntualizzare sul dovuto, che non cerca un premio, e tuttavia spinge più di ogni altra forza.


(San Bernardo ai suoi monaci di Clairvaux, 1135)

 

Scorgo tre fondamenti essenziali nell'opera della nostra salvezza: la forma dell'umiltà, con cui “Dio ha abbassato se stesso”; la dimensione della carità che Egli ha esteso “fino alla morte e alla morte di croce”; il sacramento della redenzione, con cui Egli distrusse la stessa morte che aveva sopportata.

 

I primi due fondamenti senza l'ultimo sono come se tu volessi dipingere sul vuoto. Indubbiamente grande e certo necessario l'esempio dell'umiltà, grande e degno di ogni riconoscenza quello della carità; ma non hanno fondamento e quindi nemmeno base d'appoggio, se manca la redenzione.

 

Voglio con tutte le forze seguire l'umiltà di Gesù. ; desidero abbracciare, con quella specie di braccia dell'amore che supplisce, Colui “che mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me”: ma è anche necessario che io mangi l'Agnello pasquale. Se infatti non avrò mangiato la sua carne né bevuto il suo sangue, non avrò vita in me stesso.

 

Seguirlo è un proposito salutare; amarlo e abbracciarlo è una gioia solenne; ma mangiarlo significa la vita beata. “Infatti la” sua ”carne è il vero cibo e il suo sangue la vera bevanda. E' pane di Dio che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.

 

Dunque né gli esempi di umiltà, né le vette dell'amore sono qualcosa senza il sacramento della redenzione.


(San Bernardo a Papa Innocenzo II, 1139)

 

Al giovane Tommaso di buona speranza, il fratello Bernardo, servo, secondo il suo titolo, dei poveri di Cristo da Clairvaux, invia l'augurio dell'eredità apostolica.

 

La carità mi ha persuaso a scrivere a te, che non mi conosci e che io non conosco, su consiglio di Ivo che ti aveva conosciuto. Egli mi ha riferito di te tutto ciò che sapeva con certezza; la carità, che tutto crede, non ha potuto ascoltarlo senza intervenire. Non senza intervenire, dico, almeno per quanto mi riguarda, al punto che, non appena ebbi ascoltato, subito mi spinse a scriverti, ad esortarti, a pregare per te.

 

Confesso che ciò che ho udito da chi ti conosce, mi ha fatto piacere […] per la vivacità dell'ingegno, per la nobiltà dei costumi, e soprattutto per l'amore per la santa povertà, che mi dicono che tu abbia inteso da poco pur in mezzo alle ricchezze. Perciò, rallegrandomi assai, ho concepito buone speranze su di te, e voglia il Cielo che non vadano deluse!

Oh se toccasse a me la grazia di conservare a Dio il fiore della tua gioventù, lo splendore di una tal indole, incorrotta, verginale nel profumo della tua soavità! Ma forse la coscienza ti risponderà che ho parlato tardi, perché essa non è più in tempo d'esser conservata indenne, in quanto forse la senti già macchiata da molti peccati. Ma questo non mi scoraggia; io che sono peccatore non mi scandalizzo di un peccatore e non disprezzo un ammalato, dato che io stesso mi sento soggetto a malattia. E non reputo che il male sia irreparabile, pensando all'abilità del Medico ed insieme alla sua pietà di cui ho fatto spesso esperienza nelle mie personali e grandi debolezze.

Per quanti siano i vizi da cui ti senti sporcato, per quanto vergognosa sia la coscienza che sopporti e anche se senti la tua giovinezza contaminata da colpe ripugnanti, anche se radicato in abitudini malvagie ti senti imputridire come il giumento nel suo sterco, sarai mondato senza dubbio e diventerai più candido della neve. Dove ha abbondato il delitto ha sovrabbondato la grazia. Il Buon Medico sana ogni infermità dell'anima e riempie di beni i suoi desideri.

La buona coscienza è la maggiore ricchezza. Che cosa c'è in terra di più tranquillo e di più sicuro ? La buona coscienza non teme i danni materiali, le parole ingiuriose, i tormenti del corpo, dato che la stessa morte più che abbatterla, la innalza. Che cosa, ti chiedo, tra i tanti beni della terra puoi paragonare a una così grande felicità? Che cosa di simile possono offrire le lusinghe del mondo a chi lo ama? Che cosa di simile può promettere il mondo agli stolti con le sue menzogne? Se può dare possedimenti sconfinati, ricchi palazzi, bende pontificali e scettri regali - per tacere dei rischi che bisogna subire per acquistare o conservare queste cose - quando sopraggiunge la morte, tutto ciò non è perduto ?

Invece i beni della buona coscienza rinvigoriscono, non inaridiscono nelle fatiche, non svaniscono con la morte, ma rifioriscono : rallegrano chi vive, consolano chi sta per morire, risuscitano il morto e non vengono meno in eterno.

Deciditi a venire e a fare l'esperienza.


(San Bernardo a Tommaso, verso il 1130)

 

Ciò che desidero in te, o meglio per te, non è cosa di questo corpo, né tanto meno di questo tempo, e perciò né viene meno col corpo, né si estingue col tempo : anzi è cosa che piace anche di più quando si è abbandonato il corpo, e dura al di là del tempo. Essa non ha nulla in comune con i beni, gli onori, le aspirazioni, i giudizi di questo mondo che, benché ti siano propri, “non provengono dal Padre ma dal mondo”. E quale di queste cose non scompare prima della morte o con essa?!

 

Perciò la parte migliore è quella che non sarà mai tolta in eterno. Ma che cos'è? “L'occhio non l'ha veduta, né l'orecchio l'ha udita, né è sorta nel cuore dell'uomo”.
Chi è uomo e cammina da uomo, chi cioè, per dirla più chiara, si adegua ai richiami della carne e del sangue, non sa affatto che cosa sia quella parte migliore, perché la carne e il sangue non riveleranno mai ciò che solo Dio rivela per mezzo del suo Spirito. L'uomo animale non è ammesso a questo segreto, dato che “non percepisce ciò che è dello Spirito di Dio”.

Beati quelli che invece ascoltano: “Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio ve l'ho reso noto”. L'amico del mondo è dunque escluso dall'assemblea degli amici di Dio, “che non” hanno accolto “lo spirito di questo mondo”, “ma lo Spirito che proviene da Dio, per ” conoscere “ciò che da Dio è donato” loro.
“Ti ringrazio, o Padre, perché queste cose le hai nascoste ai dotti e ai sapienti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così è piaciuto a te”, non perché essi l'abbiano meritato.

“Tutti infatti hanno peccato e hanno bisogno della gloria” tua, sì che tu mandi per grazia lo Spirito del Figlio tuo che nel cuore dei figli adottivi grida : Abbà, Padre! Quelli che sono così mossi dallo Spirito, sono proprio figli, e non possono esser trattenuti lontano dall'intento del Padre. Infatti hanno in sé permanente lo Spirito, che sonda anche le profondità di Dio.

Tu, carissimo, se porgi il tuo intimo orecchio a questa voce del tuo Dio, fuggi le sollecitudini del mondo, sì che, resa la tua interiorità libera e disponibile, possa dire anche tu con Samuele : “Parla, o Signore, il tuo servo ti ascolta”. Questa voce non risuona in piazza, non si ode in pubblico. Un disegno segreto ricerca un segreto ascolto.

Nell'udire riceverai di certo gioia e letizia, se ascolterai con semplicità.


(San Bernardo a Tommaso, verso il 1130)

Consideriamo, caro Tommaso, un uomo nel secolo, ancora preso d'amore per il secolo e la sua carne, e che, incarnando il ritratto dell'uomo terreno, sta tutto impegnato sulle cose terrene e non sa nulla di quelle celesti. Chi non lo vedrebbe avvolto da minacciose tenebre, se non chi sta nella stessa ombra di morte? Certo nulla fa pensare che gli sia ancora balenato un qualche segno di salvezza, o che in qualche modo un'ispirazione interiore gli attesti che un'eterna predestinazione al bene lo riguarda.

 

Ma in realtà, se ad un certo punto la celeste Pietà con gentile amorevolezza lo ha considerato e gli ha infuso uno spirito di dolente pentimento - fino al punto di farlo gemere e ravvedersi, cambiare vita, domare la carne, amare il prossimo, invocare Dio e riproporsi di vivere il resto della sua vita per Dio e non per il secolo - e se poi, grazie a questa spontanea visita della Luce Celeste, egli riconosce d'essere figlio non più dell'ira, ma della grazia, sperimentando così il paterno affetto della divina Bontà per lui - mentre fino ad allora egli era rimasto nell'ignoranza al punto che non solo gli sfuggiva se fosse degno di amore o di odio, ma il suo contegno attestava più odio che amore - non ti sembra che egli sia tratto fuori da quell'abisso profondissimo e sommamente tenebroso di orribile ignoranza, per essere lanciato in un altro abisso sereno e luminoso d'eterno fulgore?

Ora appunto, in un certo qual modo Dio divide la luce dalle tenebre quando il peccatore, gettate via da sé le opere delle tenebre, si veste delle armi della luce; allora costui, sentendosi risollevato grazie a una così alta considerazione della Sorgente di luce discesa dall'alto per lui, comincia anche a gioire oltre lo sperabile “nella speranza della gloria dei figli di Dio”, che ormai contempla in una nuova luce, esultando davvero per il Volto rivelatoglisi da vicino, e dice : “E' impressa su noi la luce del tuo volto, Signore; hai dato gioia al mio cuore. O Signore, che cos'è l'uomo perché ti sei rivelato a lui ? o il figlio dell'uomo perché lo hai considerato?”. Anche se è un verme vilissimo e degno d'odio eterno, tuttavia ora, o Padre buono, egli ha fiducia di essere amato poiché sente di amare: o meglio, poiché intuisce di esser amato, non si vergogna di riamare; ama senza fine, rendendosi conto di essere amato da sempre.

A consolazione del misero erompe in piena luce il grande disegno, che da sempre era rimasto nascosto nel seno dell'eternità, cioè che Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva
.


(San Bernardo a Tommaso, verso il 1130)

 

Nessuno di quelli che già amano, rimanga nell'incertezza di esser amato. Volentieri l'amore di Dio va dietro all'amore nostro, che in realtà Egli previene. Come può infatti dargli fastidio riamarci, se Egli ci ha già amato quando noi non lo amavamo ancora?

Ci ha amato, ripeto, ci ha amato. Di questo amore hai come pegno lo Spirito, e hai come testimone fedele Gesù, “lui addirittura crocifisso”.

O duplice saldissima prova dell'amore di Dio per noi! Cristo muore e perciò merita di essere amato. Lo Spirito ci tocca e ce lo fa amare. L'Uno agisce per esser amato, l'Altro perché sia amato.

L'Uno insinua dentro di noi il suo grande amore, l'Altro poi ce lo suscita. Nell'Uno scorgiamo ciò che dobbiamo amare, dall'Altro acquistiamo il modo di amare. Dall'Uno riceviamo l'occasione della carità, dall'Altro il trasporto. Ora, poiché “la carità di Dio è infusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato”, essendo amati amiamo e amando meritiamo d'esser amati di più.

Se “mentre - fin qui - eravamo nemici, siamo stati riconciliati a Dio grazie alla morte di suo Figlio, tanto più, essendo stati riconciliati, saremo salvi nella sua stessa vita”. E come? “Colui che non ha risparmiato suo Figlio ma lo ha offerto per tutti noi, non ci darà forse ogni cosa con Lui ?”.

Dunque possediamo una duplice prova della nostra salvezza, la duplice effusione del Sangue e dello Spirito, nessuna delle due giova senza l'altra. Infatti lo Spirito non è concesso se non a chi crede nel Crocifisso, e la fede non è vigorosa ed efficace se non agisce provenendo dall'amore. E l'amore è dono dello Spirito.


Ora, essendo il peccato la morte dell'anima – giacché l'anima che ha peccato morirà – la sua vita è senza dubbio la giustizia, e infatti vive colui che è reso giusto dalla fede. E chi è il giusto se non colui che ripaga dell'amor suo Dio che lo ama? E ciò non può accadere se lo Spirito, mediante la fede, non rivela all'uomo l'eterno proposito di Dio riguardo la sua futura salvezza.


(San Bernardo a Tommaso, verso il 1130)

La notizia, che si è diffusa, edifica molti, anzi “rende lieta – tutta - la città di Dio”, sì che “si rallegrano i cieli ed esulta la terra” e ogni lingua glorifica Dio per la vostra conversione.

In voi non apparirà più vuota la croce di Cristo, come invece in molti figli della diffidenza, che, rimandando la conversione a Dio di giorno in giorno, portati via da morte improvvisa, si ritrovano di colpo nell'inferno. È certo rifiorito - per così dire - daccapo, quel legno dal quale pendeva il Signore della gloria, che è morto “non soltanto per la nazione, ma per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”. Egli, Egli stesso vi raccoglie, perché vi ama con intensità viscerale, come il frutto oltremodo prezioso della sua croce, come la degnissima ricompensa dell'effusione del suo sangue. E se gioiscono gli angeli per un solo peccatore che si pente, che cosa sarà a proposito di così numerosi peccatori, e di tal genere poi, per cui quanto più erano apprezzati nel mondo per dottrina, stirpe, vigoria, tanto più erano esempio di perdizione per molti?

Avevo letto: “Dio non ha scelto molti nobili, molti dotti, molti potenti”; ma ora, eccezionalmente, per la meravigliosa potenza di Dio si converte una folla di siffatte persone. È disprezzata la gloria di questo mondo, è trascurato il fiore della gioventù, non è tenuta in alcun conto la nobiltà dei natali; si considera stoltezza la saggezza del mondo; non ci si assoggetta alla carne ed al sangue; si rinuncia agli affetti dei genitori e dei propri cari; si considerano al pari di sterco consensi, onori, incarichi prestigiosi, in modo da guadagnare Cristo.

Vi loderei se sapessi che ciò che vi è accaduto è per merito vostro; ma questo è il dito di Dio, chiaramente questa conversione è opera della mano di Dio. E' donato il meglio, un dono perfetto, che senza dubbio discende dal Padre della Luce. Perciò ogni lode la rivolgo a buon diritto a Lui, che solo compie meraviglie, e che ha fatto sì che in voi non rimanesse inoperosa la sovrabbondante redenzione, che dimora in Lui.

Allora, impegnatevi nella perseveranza, che tra le virtù è la sola a raggiungere il coronamento. Non si alternino in voi il sì e il no, “affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, presso il quale ” - certamente - “non c'è variazione né ombra di cambiamento”
.


(San Bernardo a Goffredo di Péronne e ai suoi compagni, 1131)


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