Abbazia della Novalesa - Piemonte
Ultime Notizie
Come arrivare
Monastica
Storia
Arte
Ospitalitą
Orari
Visite
Restauro-libro
Bibliografia
Oblati
Volontari
Biblioteca
Il negozio
Links
Homepage

La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

 

Pagina archivio : 1 2 3 4 5 6

 

 

Se Dio rende anche suo il figlio vostro, che cosa perdete voi, e che cosa perde egli stesso?

Da ricco che era diventa più ricco, da nobile ancor più nobile, da illustre ancor più illustre e - cosa che conta di più - da peccatore diventa santo. È necessario perciò che egli si prepari al regno che è stato disposto per lui dall'origine del mondo, e che, in vista di questo, rimanga con noi per quel po' di tempo che gli rimane da vivere, finché, raschiata via la sporcizia della vita secolare e spazzata la polvere terrena, divenga adatto alla dimora celeste.

Se lo amate ne gioirete, perché egli va al Padre; e che Padre! Egli quindi va verso Dio, ma voi non lo perdete e anzi per mezzo suo acquistate molti figli. Tutti, quanti siamo in Chiaravalle o ne dipendiamo, accogliamo lui come fratello e voi come genitori.

Ma forse temete la durezza di questa vita per il suo corpo, che certamente sapete essere tenero e delicato. Ma di un timore del genere si suol dire : «A questo punto si fecero prendere dalla paura, quando non c'era di che temere».

Abbiate fiducia, consolatevi: «Io sarò per lui come un padre e lui per me come un figlio», finché non lo prenda dalle mie mani il «Padre delle misericordie, il Dio di ogni consolazione». Quindi «non portate il lutto e non piangete», perché il vostro Goffredo si muove veloce verso la gioia e non verso il lutto. Io gli sarò padre, madre, fratello e sorella. Io gli renderò diritte le vie storte, e piane le vie difficili; io gli regolerò e gli disporrò tutto in modo che il suo spirito ne tragga vantaggio ed il suo corpo non si sfinisca. Insomma servirà il Signore in letizia ed esultanza, e canterà «nelle vie del Signore poiché grande è la gloria di Dio».


(San Bernardo ai genitori di Goffredo di Péronne, che stava per abbracciare la vita religiosa; 1131)

Mi è stato riferito che per il desiderio di una vita più austera tu vuoi abbandonare il tuo monastero. Da quando son venuto a sapere del tuo desiderio, pensando e ripensando a come hai potuto concepirlo, non mi va di pronunciarmi alla svelta. Infatti in questa cosa puoi avere un ardore verso Dio, cosa che renderebbe scusabile la tua intenzione; ma non vedo proprio come una tua simile volontà possa esser adempiuta secondo saggezza.

Perché ? - mi dirai – La mia virtù non sarà meglio custodita in un eremo, dove intrattenendomi in pace con poche o addirittura da sola, io piaccia a Quel solo al quale mi sono offerta? Niente affatto.

Infatti a chi vuole agire male il deserto offre abbondanza d'occasioni, il bosco l'ombra, la solitudine il silenzio. Il male che nessuno vede, nessuno può denunciarlo. Dove non si può temere un accusatore, il tentatore può avvicinarsi più sicuro, una malefatta può essere commessa più liberamente.

Invece nel convento, se vuoi fare il bene, nessuno te lo proibisce; ma se vuoi fare il male, non ti è permesso. Questo infatti è subito risaputo da molte, denunciato, corretto, così come, al contrario, quando vedono una buona azione, tutte l'ammirano, la lodano, la imitano.

Vedi dunque, figlia mia, come nel convento una stima ben più grande viene in seguito alle tue buone azioni ed una correzione più sollecita in seguito alle tue colpe, se ci sono; questo perché ci sono coloro cui tu puoi offrire esempio di virtù o che, agendo male, tu offendi.

Infine, per togliere ogni scusa al tuo errore, ricorro a quella suddivisione che c'è nel Vangelo e ti domando se appartieni alle vergini stolte o a quelle previdenti. Se appartieni alle stolte, ti è necessaria la convivenza, se alle previdenti sei tu necessaria alla convivenza.

Ascoltami, figlia, sia che tu sia peccatrice, sia che tu sia santa, non ti separare dal gregge «perché non ci sia chi ti rapisce, mentre non c'è nessuno che può strapparti al rapitore». Sei santa? E allora col tuo esempio adoperati ad acquistare compagne alla tua santità. Sei peccatrice? E allora non aggiungere peccati su peccati, e fa penitenza dove ti trovi.


(San Bernardo ad una monaca)

 

Dapprincipio avevo stabilito di non rispondere a ciò su cui ti eri curato di consultare la mia pochezza: non perché dubitassi su come dovessi rispondere, ma perché giudicavo presuntuoso o superfluo dare consiglio ad un uomo ricco di saggezza. E invece, riflettendo che alla maggior parte dei saggi, anzi a quasi tutti, suol accadere nei dubbi di affidarsi più al giudizio altrui che al proprio, e che coloro che risolvono facilmente le questioni incerte degli altri, nelle proprie sono soliti esitare con maggior inquietudine, ti esprimo la mia opinione con franchezza.

Mi hai fatto sapere che i tuoi pensieri ti suggeriscono di lasciare la patria e la casa che per volontà di Dio governi, di dirigerti a Gerusalemme, e di vivere per tuo conto e dedicarti d'ora in poi solo a Dio.

Certo a chi mira alla perfezione forse conviene abbandonare la patria, poiché Dio dice : «Esci dalla tua terra e dai tuoi»; ma non vedo proprio per quale motivo tu debba abbandonare la cura delle anime che ti è stata affidata.

Ti alletta la libertà che viene dall'aver deposto il peso? Ma la carità «non cerca il proprio vantaggio».

Forse ti seduce il gusto più dolce della quiete e dell'ozio? Ma è annullato dalla perdita della pace.

Certamente farò volentieri a meno di qualsiasi vantaggio anche spirituale, se per ottenerlo è necessario uno scandalo. Infatti dove c'è scandalo, là senza dubbio c'è una perdita della carità: e dove c'è una diminuzione della carità, mi chiedo quale e che tipo di guadagno dell'esercizio spirituale ci si possa aspettare.

Infine se chiunque può anteporre la propria tranquillità all'utilità comune, chi potrà più dire sinceramente : «Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno»? E così pure dove va a finire ciò che dice anche l'Apostolo: «Nessuno vive per sé e nessuno per sé muore»? E: «Non ciò che è utile per me, ma ciò che lo è per molti»? E: «Affinché chi vive, non viva più per sé, ma per Colui che è morto per il bene di tutti»?

Ma tu mi dirai : Ma da dove mi può venire un desiderio così intenso se non da Dio? Con tua buona pace ti dirò ciò che penso.

«Le acque rubate sono più dolci», e chiunque non ignori le astuzie del demonio, non dubita che una dolcezza di tal fatta, piuttosto amara – se così si può dire - per una sorta di veleno, è infusa, nel tuo cuore assetato, dall'angelo di Satana travestito da angelo della luce.

E del resto chi altro può essere il suggeritore di cose che lasciano turbati, l'autore della divisione, il disturbatore dell'unità e della pace, se non il nemico della verità, l'oppositore della carità, l'antico nemico della nostra genia, il diavolo antagonista della croce di Cristo?!

Il fatto è che quegli per la cui « invidia la morte è entrata nel mondo», anche ora prova invidia per il bene che ti vede compiere e, bugiardo com'è stato fin dalle origini, mente anche ora promettendoti un ipotetico bene migliore che nemmeno vede.

Ma confido nella saggezza che Dio ti ha data, e cioè che tu non possa essere sedotto e portato via da nessuna astuzia del maligno, e quindi non ti incammini verso un male certo con la speranza di un bene incerto, abbandonando il bene certo.


(San Bernardo a Stefano abate di San Giovanni di Chartres, 1128)

 

Mi è di grande consolazione e di profonda gioia ciò che ho udito su di voi dal dilettissimo fratello e vostro abate, il venerabile Bernardo. Infatti vi sono molto grato del fatto che egli si compiace di voi davvero molto per la vostra disciplina, per il vostro zelo per la Regola, per l'obbedienza e la povertà spontanea, cose per le quali senza dubbio vi attende una grande ricompensa in cielo.

Perciò vi prego, fratelli, e vi scongiuro apertamente, continuate così, e «così state saldi nel Signore, carissimi», sempre solleciti nell'attenzione alla Regola, affinché la Regola vi custodisca; «solleciti nel conservare l'unità dello spirito nel vincolo della pace; mantenendo tra di voi – e in particolar modo verso i superiori – l'umile carità reciproca, che è vincolo di perfezione».

Ricercate prima di tutto l'umiltà, sopra a tutto la pace, a motivo dello Spirito di Dio che abita in voi, e che non sta se non su chi è pacifico ed umile. .


(San Bernardo ai fratelli dell'abbazia di Sant'Anastasio, tra il 1141 e il 1145)

 

E ora che cosa resta, carissimi, se non raccomandarvi la perseveranza, che è l'unica a far guadagnare la gloria agli uomini, e il coronamento alle virtù?!

Senza perseverare chi combatte non ottiene la vittoria e il vincitore non ottiene la palma.

La perseveranza è l'energia delle forze, il compimento delle virtù; sostiene nel raggiungimento del merito, consente la conquista del premio. È sorella della pazienza, figlia della costanza, amica della pace; è il legame dell'amicizia, il vincolo della concordia, il baluardo della santità.

Togli la perseveranza e l'obbedienza non ottiene ricompensa, il servizio gratitudine, la pazienza lode. Insomma non chi avrà cominciato, ma «chi avrà perseverato fino alla fine, questo sarà salvo».

Saul, poiché ai propri occhi era un miserello, fu ordinato re su Israele; ma siccome non perseverò nell'umiltà, perse il regno e la vita. Se l'avvedutezza di Sansone e la devozione di Salomone fossero state mantenute con perseveranza, di certo il primo non avrebbe perso le forze e il secondo la saggezza.

Perciò vi raccomando e vi prego di custodire fermamente questo segno distintivo della virtù nel suo grado supremo, quest'unica e sicura garanzia di totale rettitudine. Conservate scrupolosamente ciò che avete ascoltato volentieri.

Ricordate che sta scritto che Erode rispettava Giovanni e lo ascoltava volentieri. Ma sarebbe stato felice se avesse mantenuto come si deve ciò che aveva ascoltato volentieri.

Insomma sono beati non quelli che ascoltano, ma «quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio».


(San Bernardo ai Genovesi, 1134)

 

In verità, sperimento in te, padre, ciò che ricordo di aver letto nelle Sacre Scritture: “Quando l'uomo sarà consumato, allora comincerà”. […]

Pur essendo uno stanco vecchio, ti dedichi più assiduamente del solito a tutti i santi doveri della pietà e della disciplina. E non c'è da temere che soccomba al nemico chi non cede all'età. L'animo vince gli anni e, mentre il corpo si raffredda, dura nel cuore il santo desiderio; mentre le membra vacillano, resta tuttavia intatto il vigore del proposito, e lo spirito risoluto non è soggetto alle infermità della carne rugosa. E non è strano. Perché è mai possibile che tema le rovine della sua vecchia casa, colui che vede di giorno in giorno l'edificio spirituale elevarsi sempre più, progredire verso l'eternità ? Egli infatti è sicuro perché, se questa casa terrena si disfa, ha da Dio un edificio, una dimora non fatta da mani umane, ma eterna nei cieli.


(San Bernardo di Chiaravalle all’abate Guarino di Aulps, 1136)

Uomo di Dio, non temere di spogliarti di quell'uomo che è di terra, quello che ti schiaccia a terra e si sforza di affondarti fino all'inferno. E' costui che ti vessa, ti pesa e ti ostacola. Che te ne fai anche delle spoglie terrene tu che, pronto ad andare in cielo, hai da indossare la veste della beatitudine? Essa è pronta, ma non sarà data ad uno vestito; essa accetta di vestire, non di esser messa sopra un'altra veste.


Sopporta dunque con pazienza, anzi accetta volentieri di essere trovato nudo e non vestito.

Del resto Dio stesso volle esser vestito, ma quando fu nudo, non quando era vestito.

L'uomo di Dio non tornerà a Dio se non quando ciò che di lui è della terra ed è terra, sarà andato dentro la terra. Infatti questi due uomini si contrastano a vicenda, e non ci sarà pace finché non siano separati l'uno dall'altro; e se ci sarà calma, non sarà la pace di Dio, non sarà la pace con Dio.

Ed io, carissimo, ti ho voluto bene sin da principio e ti amerò senza limite di tempo. Lo dico con certezza: non è possibile che io perda colui a cui ho voluto così tanto bene da essere per sempre.

Non mi vien meno, ma mi precede colui alla cui anima la mia sta attaccata con una colla che non si scioglierà e un vincolo che non si spezzerà.
Soltanto ricordati di me, quando sarai giunto là dove mi precedi, di modo che anche a me presto sia dato venire dietro di te e raggiungerti.

Intanto non pensare affatto che il tuo caro ricordo scompaia dalla mia memoria, anche se soffrirò la tua mancanza. Del resto Dio ha il potere di donarti ancora alle mie preghiere, di conservarti per me che ne ho bisogno; e su ciò si può senz'altro far conto.

 

 

(San Bernardo di Chiaravalle a Sugero abate di San Dionigi, 1150)

 

Piangeremmo naturalmente con abbondantissime lacrime la perdita di un siffatto confratello, però è necessario rispettare la misura, anzi anche consolarsi un poco, contemplando non “ciò che si vede, ma ciò che non si vede. Ciò che si vede infatti è temporale; invece ciò che non si vede è eterno”.

Per prima cosa bisogna congratularsi con l'anima santa, perché non ci accusi di mancanza di amore, dicendo anch'essa ciò che il Signore disse agli apostoli : “Se mi amaste, gioireste perché vado al Padre”.

Lo spirito del nostro padre ci ha preceduti presso il Padre degli spiriti. Egli è passato dalla fatica al riposo, dal pericolo alla sicurezza, dal mondo al Padre. Perciò se è pio piangere Malachia morto, lo è di più gioire con Malachia che vive.

Non vive, forse ?! Altroché, e anche felicemente!

E' sembrato “morire agli occhi degli ignoranti”, ma egli “ora” è “nella pace”.

E d'ora in poi il suo fervidissimo amore non dimentica i suoi e la sua provata santità ottiene grazia per noi presso Dio.

 

 

(San Bernardo di Chiaravalle ai fratelli d'Irlanda, 1148)

 


Pagina archivio : 1 2 3 4 5 6