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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima



Unità di Cristo
Quantunque una cosa sia la sostanza divina e un'altra la sostanza umana, non si creda in alcun modo che in Cristo vi siano due persone, cioè che uno sia il Figlio dell'uomo e un'altro il Figlio di Dio. Anzi, sia all'una che all'altra natura – ciascuna delle quali rimane nelle sue proprietà - è stata data una tale condizione di comunione l'un l'altra, da essere unite, tanto che ciò che qui è proprio di Dio non è separato dall'uomo, e ciò che qui è proprio dell'uomo non è diviso dalla divinità.
Dunque il Verbo fatto carne è, in due essenze, un Cristo solo; in lui cioè niente è di una qualsivoglia delle due nature, che non sia di entrambe. E' la stessa persona Colui che è soggetto alla nostra fragilità ed è inviolabile nella potenza divina, Colui che rimane incorporeo e che prende un corpo, Colui che non è diviso dal trono della Divina Maestà e che tuttavia viene crocifisso sul legno degli empi. Perciò la beata Vergine è vera genitrice non solo dell'uomo ma anche di Dio: ha generato infatti, naturalmente e materialmente, il Verbo di Dio fatto carne.
Attenzione, questo non significa che la natura divina è stata mutata nella carne, ma piuttosto che l'umanità è stata assunta dal Verbo nell'unità della persona e questo non alterò e non sminuì in nessun modo la Maestà Divina, così come in nessun modo annullò la fragilità della natura umana soggetta alle sofferenze. Né d'altra parte si deve pensare che in Cristo l'uomo sia un involucro di Dio, cioè che la creatura venne assunta nel consorzio del suo Creatore in modo tale che questi fosse abitatore e quella solamente un abitacolo, ma piuttosto che Dio e l'uomo, con il suo corpo e la sua anima, si siano uniti l'un l'altro in uno solo, pur senza confondersi tra loro. Quindi uno e medesimo è Colui che ascese, vincitore della morte, sopra l'altezza del cielo, e che non lascerà mai la Chiesa universale, fino alla consumazione dei secoli.
E noi adoriamo il Verbo nell'uomo Cristo e il Cristo uomo nel Verbo.

 

 

(lettera di san Pier Damiani ad Ambrogioo, dopo il 1060)

 

 

 

 

 

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