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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima



Due splendidi occhi.


Tra due vicini sorsero aspre contese e in un accesso d'ira uno cavò gli occhi all'altro.

 

Tempo dopo l'accecato entrò in monastero. Successivamente anche l'aggressore, ammalatosi, chiese insistentemente l'abito della conversione a vita monastica, ma, a causa della presenza di colui, che aveva così malamente straziato, giudicava inopportuno rivolgersi allo stesso monastero.

 

Quando il cieco venne a sapere questo fatto, subito cominciò a chiedere con tutte le sue forze e a implorare i confratelli con quante preghiere poteva, affinché accogliessero quell'uomo in tutta carità e inoltre ordinassero proprio a lui di sobbarcarsi la fatica di far da infermiere a quello e di accudirlo come un servo.

 

Ottenne quanto chiedeva. E così colui che non poteva vedere con gli occhi del corpo serviva l'altro con l'occhio limpido della carità. Come un assiduo infermiere lo assisteva a letto, gli rincalzava le coperte, gli procurava l'occorrente, lo sollecitava a prender cibo.

 

Sì, senza dubbio colui che aveva perduto entrambi gli occhi del corpo, aveva due splendidi occhi, per così dire sulla fronte dell'anima: la carità e la pazienza.

 

 

(Lettera di san Pier Damiana a Teuzone, intorno al 1055)

 

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