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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

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Profumo di Cristo
So bene che appena una mia lettera giunge nelle mani dei critici letterari, subito si va a guardare la finezza e la cura dello stile, il colore e l'efficacia del linguaggio, l'arguzia delle osservazioni. Ma così, di fatto, si insegue quella perizia che gonfia d'orgoglio, non si guarda alla carità, cioè l'amore che edifica.
La mia grammatica invece è Cristo, che si è fatto uomo per gli uomini; e il mio scritto in Lui sa profumare soltanto di ciò che serve alla preparazione spirituale dei miei fratelli.
Perciò non sperare di trovare nelle mie lettere altro che non sia la semplicità della 'pecorella' che fa ricorso a Dio.

 

 

(Lettera di S. Pier Damiani a Bonomo, prima del 1047)

 

 

Foglia
Osserviamo sull'albero, nelle prime brine invernali, la foglia che sta per staccarsi, quando, consumata ormai la vitalità della clemenza autunnale, è lì lì per cadere, così che a stento resta attaccata al ramoscello dal quale pende, mentre mostra i segni evidentissimi che da un momento all'altro cadrà.
L'aria si fa ghiaccia, da ogni parte sbattono venti furiosi, intirizzisce l'inverno nel brivido gelido delle sue spesse nebbie; intorno la terra è coperta di tutte le altre foglie cadute, mentre l'albero, deposte le sue chiome, è spogliato della sua bellezza.
Nessuna foglia è rimasta; solo quella è ancora là.
Ma che si deve dunque capire al pensiero di queste cose, se non che neppure una foglia d'albero può cadere senza il permesso di Dio?!

 

 

(Lettera di S. Pier Damiani agli eremiti di Fonte Avellana, tra il 1045 e il 1050)

 

 

 

Responsabilità

So bene, eminentissimo signore, che se Dio onnipotente non ti amasse in qualche misura, non ti avrebbe affidato delle persone da governare.
Anzi, proprio per questo la divina Pietà ti portò a incarichi così importanti, per condurti, qualora ti sforzi di osservare i Suoi precetti, ai beni celesti attraverso i beni terreni, ai beni eterni attraverso i beni temporali.
Perciò, carissimo, con il buon senso che ti contraddistingue, rivolgi lo sguardo al cielo, abbi sempre davanti agli occhi il punto d'arrivo di questa brevissima vita, e preoccupati di meditare a Chi tu debba render conto della tua amministrazione.
Dove sono ora tanti potenti? Se osservi i loro sepolcri, ti accorgi che quel corpo, sotto il cui dominio il mondo era costretto a tremare, pesa meno di una libbra.
Carissimo, considera con cura queste verità ed esamina attentamente non ciò che sei, ma ciò che stai per essere, per sempre.

 

 

(Lettera di S. Pier Damiani a Bonifacio, tra il 1042 e il 1043)

 

 


 

Proprio no!

Carissimo,
l'ammonimento, che spesso ti ho dato a voce, te lo ribadisco ora per scritto: ti proibisco con tutte le mie forze di sporcarti le mani con i doni dei corrotti!
Sta scritto infatti: “Offrire il frutto dell'ingiustizia è una donazione immonda”.
E il salmista afferma: “Nessuno può riscattare se stesso, o dare a Dio il suo prezzo ”.
Fratello, guardati dai doni dei corrotti, in modo che, mentre stai attento alle tue colpe, inorridisci anche di servirti della colpa altrui.
Come dice San Paolo: “Non prendere parte ai peccati degli altri”!

 

 

(Lettera di S. Pier Damiani a un vescovo, prima del 1045)

 

 

Di chi il merito ?

Quando rifletto, fratelli carissimi, sul fervore della vostra santa vita, anziché attribuire il merito di questo alla capacità umana, rendo piuttosto grazie a Colui che, per la sua volontà buona, suscita in voi il volere e l'operare.
E' Lui infatti la fonte e l'origine della virtù, Lui l'ispiratore della buona volontà.
E di che ci si meraviglia se Quello stesso che tiene mirabilmente sospese le riserve di grano di tutta la terra su leggere spighe poste in cima a gracili steli, è Colui che dà forza ai fragili vasi dei vostri corpi, affinché possiate portare la croce dietro i suoi passi?!
E mentre spesso le costruzioni di pietra crollano per il loro peso, non cedono invece, nel sostenerlo, gli involucri sottilissimi delle spighe, sostenuti da esili fili di paglia.
Non c'è da stupirsi quindi, se Dio onnipotente rende saldi alcuni suoi servi nella pena di resistere alle diverse tentazioni.
Non a torto il beato Giobbe, quel profondo scrutatore della divina potenza, afferma : “E' Lui che fa cose grandi e incomprensibili; cose mirabili che non hanno numero”.

 

 

(Lettera di S. Pier Damiani agli eremiti di Fonte Avellana, tra il 1045 e il 1050)

 

 

 

 

La forza e l’autorità della Bibbia

Mi hai chiesto di scriverti qualcosa per costoro, perché, nei loro frequenti diverbi con te, tu li possa persuadere con testimonianze della Sacra Scrittura assolutamente chiare.

Sì, soddisferò la tua richiesta; ma devi innanzitutto tener presente che non per vanagloria o soltanto per amore di contesa il cristiano deve dedicarsi a un tale dibattito, quanto piuttosto animato dalla speranza di poter giovare un po' all'animo altrui, per suscitare la grazia della conversione. Anche Paolo, scrivendo a Timoteo, dice: “Il servo del Signore non deve esser litigioso, ma mite con tutti, disposto all'ascolto, paziente, dolce nel riprendere gli oppositori, nella speranza che Dio voglia concedere loro di convertirsi, perché riconoscano la verità e ritornino in sé ”.

Del resto tutte le parole delle divine Scritture sono state scritte per la salvezza delle anime. Tutto ciò che con esse si indica, tutto ciò che si vieta, tutto è scritto senza alcun dubbio per l' elevazione delle anime. Paolo dice: “Tutto ciò che è stato scritto, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione, che ci vengono dalle Scritture, abbiamo la speranza ”.

Sai, neppure i santi resistettero al male per propria virtù, ma per l'aiuto del Signore misericordioso, che invincibile protegge chi crede in Lui, in modo che non sia inghiottito dal male. Ed è proprio Lui, il Signore Dio, che si annuncia anche a coloro che non Lo cercano, affinché Lo cerchino e credano in Lui.

 

 

(Da varie lettere di S. Pier Damiani)

 

 

 

 

 

Il gusto di farsi guardare e ammirare

Ci sono persone che amano compiacersi di un abbigliamento, per sé e per il proprio corteggio, ricercato, ricco e che spicchi per l'originalità e la varietà. Splendore delle vesti e dell'apparire che si accompagna a superbia e disprezzo per gli altri.

Ci sono persone che cercano di ottenere il plauso degli altri mettendo in mostra uno stile di vita fuori dal comune. Amano ricevere attenzione, ammirazione, dedizione. Amano essere assediati da ogni parte e che qualunque cosa frulli loro per la testa venga ritenuta interessante e modello da imitare; e qualunque sciocchezza dicano, sia oggetto di alta considerazione, sia presa come verità. Costoro, che misurano se stessi non secondo la propria coscienza, ma secondo ciò che piace e stupisce l'opinione pubblica, si ritrovano gonfi di infondato orgoglio arrogante, che, avendo continuo bisogno di nutrirsi del plauso altrui, mette continuamente sottosopra l'universo, impedendo la pace a sé e agli altri.

Ma guardiamo Giovanni, colui che prepara la venuta a Cristo. Quali vesti indossava colui che suscita il compiacimento del Re del cielo e della terra ? Così come testimonia il Vangelo erano vesti irte di peli di cammello. Vesti ruvide, umili e disadorne, accompagnate dall'umiltà del cuore.

Vuoi sapere quale veste piace allo Sposo Celeste ? Un'anima che si distingue per candida purezza, che si infiamma di fervida carità, intessuta dallo spirito di speranza e di fede pura. Di tale invisibile ornamento si compiace veramente lo Sposo invisibile.

Dice il Signore: “Su chi riposerà il mio spirito, se non sull'anima umile e pacifica?”. Perciò chi desidera esser tempio dello Spirito Santo non si allontani dall'umiltà e dalla pacifica mansuetudine.

 

 

(Da varie lettere di san Pier Damiani)

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