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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

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Reazione secondo giustizia

Dove va a finire il tuo amore per il prossimo se, ricevuta un'ingiuria, ti impedisci di chiederne ragione a chi ti ha offeso, al punto da chiuderti in un totale silenzio ?

 

Tu pensi così di esercitare la virtù della pazienza, e intanto non ti preoccupi affatto di consentire a quel tuo fratello, che ha sbagliato, di correggersi e porre rimedio. Insomma praticando una pazienza senza criterio sei tacciabile di mancanza di carità.

 

Infatti il Signore non dice: “Se il tuo fratello commette una colpa contro di te, sopportalo e taci”, ma: “Se il tuo fratello commette una colpa contro di te, va' e ammoniscilo”. Ciò evidentemente perché egli, una volta corretto, rientri in se stesso, e, correggendo i propri errori, torni a quella carità da cui si era malamente allontanato.

 

Infatti la carità pone sotto giudizio sia l'uno che l'altro, senza propensioni per nessuno; quindi con imparzialità tutti e due sarete giudicati sull'amore; ciò significa che se la vittima dell'offesa non deve cadere in reazioni rabbiose, il colpevole deve rimediare al proprio errore.

 

 

(Lettera di san Pier Damiani a Teuzone, intorno al 1055)

 

 

 

 

 

C'era tra lui e te un intollerabile dissenso …

C'era tra lui e te un intollerabile dissenso. Perciò lui aveva scelto me come mediatore tra voi per ricostruire un rapporto.

 

Attraversammo quindi ignote e vaste regioni, superammo dirupi e montagne, ci arrampicammo per i rocciosi pendii di zone montuose, per cercarti. Finalmente giungemmo alla tua porta e, dopo molte preghiere da parte nostra e infinite obiezioni di vario tipo da parte tua, quando ormai il nostro spirito era in preda alla stanchezza, a fatica finalmente, come due seccatori, fummo ammessi alla tua presenza. Eravamo aperti e desiderosi di ricevere le tue come parole di saggezza, ecco invece che subito, fin dall'inizio stesso del colloquio, fummo costretti a far fronte a litigiose contestazioni. Poco mancò che non restassimo schiacciati sotto il peso di intricate e inutili questioni da te messe in campo con arroganza contro di noi, per attaccar lite. Ma perché tutto questo ?

 

Frena quella tua troppo rigida e altezzosa animosità di carattere e cerca di disporti a pazienza e dolce carità con i fratelli. Chi vuol vivere come discepolo del suo Redentore, impari ad esser mite ed umile col suo prossimo: “Imparate da me – dice Gesù – che sono mite ed umile di cuore”.

 

 

(Lettera di san Pier Damiana aTeuzone, intorno al 1055)

 

 

 

 

Affinché quelli che cercano Cristo, trovino.


In Leone ammiro la carità, l'umiltà, la mansuetudine. La sua parola con dolcezza consola gli afflitti, insegna a coloro che non sanno, riappacifica quelli che sono in preda all'ira. Mite con quanti si comportano bene, si mostra severo con quanti cadono in errore; tutto questo però in modo che la sua mitezza abbia qualcosa di austero e la sua severità qualcosa di condiscendente.

 

Mostrati anche tu tranquillo, umile e pacifico con tutti, affinché quelli che in te cercano Cristo, abbiano modo di trovarlo; ossia, affinché, dalla mansuetudine che vedranno da te manifestata all'esterno, comprendano che a dirigerti nel profondo è proprio l'Autore stesso della mansuetudine, il Re del tuo cuore.

 

 

(Lettera di san Pier Damiana a Teuzone, intorno al 1055)

 

 

 

 

Amando Dio donando al prossimo.


Se il tuo cuore, com'è giusto, è l'arca di Dio, se vuoi camminare diritto, con criterio e con frutto per te stesso e per gli altri, sii sempre tanto austero e rigido con te stesso, quanto appari lieto e gioviale con gli altri; studiati nell'intimo di pretendere da te stesso il massimo, tanto quanto di piegarti ad accogliere con misericordia i fratelli più deboli; sottomettiti alle briglie della giustizia nel tribunale della tua coscienza, ma sii non duro, bensì largo e pietoso con chi sbaglia.

Se nel tuo cuore c'è amarezza, sul tuo volto invece ci sia gioia. Quando qualcuno bussa alla tua porta, subito spariscano le rughe di tristezza, si spiani il volto accigliato, appaia un viso sereno, un'espressione festosa manifesti gioia.
Rifiuta il tuo peccato come un pericolo mortale; ma sii pronto a concedere il perdono a chi pecca.

 

 

(Lettera di san Pier Damiana a Teuzone, intorno al 1055)

 

 

 

 

 

Due splendidi occhi.


Tra due vicini sorsero aspre contese e in un accesso d'ira uno cavò gli occhi all'altro.

 

Tempo dopo l'accecato entrò in monastero. Successivamente anche l'aggressore, ammalatosi, chiese insistentemente l'abito della conversione a vita monastica, ma, a causa della presenza di colui, che aveva così malamente straziato, giudicava inopportuno rivolgersi allo stesso monastero.

 

Quando il cieco venne a sapere questo fatto, subito cominciò a chiedere con tutte le sue forze e a implorare i confratelli con quante preghiere poteva, affinché accogliessero quell'uomo in tutta carità e inoltre ordinassero proprio a lui di sobbarcarsi la fatica di far da infermiere a quello e di accudirlo come un servo.

 

Ottenne quanto chiedeva. E così colui che non poteva vedere con gli occhi del corpo serviva l'altro con l'occhio limpido della carità. Come un assiduo infermiere lo assisteva a letto, gli rincalzava le coperte, gli procurava l'occorrente, lo sollecitava a prender cibo.

 

Sì, senza dubbio colui che aveva perduto entrambi gli occhi del corpo, aveva due splendidi occhi, per così dire sulla fronte dell'anima: la carità e la pazienza.

 

 

(Lettera di san Pier Damiana a Teuzone, intorno al 1055)

 

 

 

 

 

 

Quale sapienza?


Non mi soddisfa Platone con le sue indagini tra i segreti della natura nascosta.
Non mi basta Pitagora che misura le orbite dei pianeti, calcola i movimenti degli astri e distingue in base al radiante tutti i climi della sfera terrestre; lo stesso vale per Euclide curvo a studiare le complicate figure della geometria. Cerchino pure, i Peripatetici, una verità occulta in fondo al pozzo.

Io invece voglio la Verità, quella che regna sovrana, che non sta vergognosamente nascosta nel pozzo, ma è manifesta al mondo e regna nei cieli in eterna maestà.
A che mi servono le favole dei poeti o la turba sboccata e gracchiante dei comici o la satira con i suoi piatti amari di calunnia e diffamazione?
Che me ne faccio dei bei discorsi dalla forma elegante e delle argomentazioni raffinate degli oratori seguaci di Cicerone o di Demostene?


Non mi accontento di ciò che sono in grado di darmi costoro che vanno fieri del loro sapere terreno.
La semplicità di Cristo mi illumini, mi liberi dai miei dubbi.

.

 

 

(Lettera di san Pier Damiana all'eremita Leone, tra il 1048 e il 1055)

 

 

 


La Chiesa di Cristo è al tempo stesso una in tutti e tutta in ognuno

 

La Chiesa di Cristo è molteplice per il gran numero dei popoli da cui è costituita, si articola in più membri, nella molteplicità delle persone, nella varietà dei carismi; ma è anche una, perché unita dal vincolo della carità, una nel mistero dell'unica fede e dell'unica rigenerazione divina.
Essa è unita dal vincolo della carità a tal punto che, come è una in più membri, così è tutta intera misticamente nel singolo membro.


Difatti la santa Chiesa è fusa in unità mediante il fuoco dello Spirito Santo. Questo Spirito, che senza dubbio è uno e molteplice, uno nell'essenza della sua maestà e molteplice nella varietà dei doni, dà alla Chiesa santa, da lui riempita, di essere una nella totalità e tutta in ciascuna parte.
Quindi essa è semplice nella pluralità, per l'unità della fede; ed è molteplice in ciascuno, mediante il vincolo della carità e la varietà dei carismi: poiché tutti provengono da una stessa origine, sono tutti una cosa sola.
Questo è il mistero dell'indivisibile unione che ci rivelava Gesù, quando, pregando il Padre per i suoi discepoli, diceva: Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola (Gv 17,20-21).

 

 

 

(Lettera di san Pier Damiana all'eremita Leone, tra il 1048 e il 1055)

 

 

 

 

 

Quando Cristo-Verità giunge al cuore di una persona


Si nota che nell'anima di chi vive lontano da Dio si crea una confusione infernale. Infatti questo spirito, infelice, di una cosa si compiace, di un’altra ha timore, di altra ancora gode, una cosa odia e di un’altra ha una voglia smaniosa. E' sempre sospettoso, vagabondo e curioso, ansioso e impaziente insieme, e, a causa dell'incalzare di tanti affanni, si disperde in molte direzioni ed è lacerato dai morsi di contrastanti passioni. Così questa pover' anima è diventata un inferno, tanto è martoriata dai tormenti delle preoccupazioni e devastata dal fuoco di istinti e impulsi.
E' davvero penoso in questa vita ardere dei desideri terreni, perché l'eccesso di immaginazioni, che di continuo sorgono e scompaiono nell'animo dedito a tali pensieri, guasta quella soavità interiore con cui ciascuno è stato unto per opera dello Spirito Santo.

Invece l'anima rivolta al Signore gode della luce del suo Creatore e trova tutto il suo diletto nella pace del suo Redentore. Ciò si verifica quando solo in Cristo riponiamo la nostra speranza, quando lui solo amiamo con tutto il cuore e ci lasciamo dietro le spalle la smania delle cose temporali.
Infatti se prima non si caccia via dal profondo del cuore l'importuna moltitudine delle cure mondane, l'anima, dissipandosi in desideri terreni senza numero, non si può raccogliere interiormente per riflettere su di sé. Per questo, quando con un meraviglioso atto d'amore Cristo-Verità giunge al cuore di una persona, prima ne caccia fuori il coinvolgimento pressante delle aspirazioni terrene e poi vi dispone i suoi doni.

 

 

 

(Lettera di san Pier Damiana a Ildebrando di Soana, 1057)

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