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La storia - Sommario

Una lettera per l'anima

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Le parole dei saggi sono pesate sulla bilancia


Chi, mosso da una certa somiglianza tra le due cose, scambia per eloquenza la chiacchiera insolente lanciata a ruota libera, sbaglia di grosso. Infatti l'uomo intelligente tiene a mente che “Le labbra degli stolti ripetono sciocchezze, le parole dei saggi sono pesate sulla bilancia”.
Come il cavallo a briglia sciolta corre all'impazzata attraverso anfratti e impervie pianure o ardui dirupi, così la lingua degli sciocchi pronuncia indifferentemente e alla leggera cose rette oppure frivole, come capita. L'uomo di buon senso, invece, pensa seriamente a ciò che si deve dire e, come cauto viandante, bada bene dove mettere il piede, ossia dove posare la propria lingua. L'uno mette in piazza, per frenesia di parlare, tutto ciò che è riservato; l'altro invece sa tenere un opportuno riserbo, servendosi della chiave del silenzio. Del resto l'uomo assennato sa che “ Sulla bocca degli stolti è il loro cuore, i saggi invece hanno la bocca nel cuore”.
Perciò, fratello carissimo, smetti di morderci con denti di vipera, e smetti anche di lacerare con malignità blasfeme i fratelli che si stanno impegnando con sacrificio.
Come è detto per bocca di Salomone: “Non impedire che faccia del bene colui che lo può, e, se ti è possibile, fanne anche tu”.
Quindi pensa piuttosto a ciò che fai tu, in modo tale da non deridere ma da rispettare quello che fanno gli altri; sicché, attraverso ciò che compi e attraverso ciò che ami nel segno della carità di Dio, tu rimanga stabile nell'amore per il prossimo.

 

 

(lettera di san Pier Damiania a Pietro Cerebroso; estate 1058)

 

 

 

 

Il primato della Chiesa romana


Ogni posizione di preminenza di qualsivoglia patriarcato, ogni primato di Chiese metropolitane, ogni cattedra di episcopato, ogni dignità superiore di qualsiasi ordine della Chiesa, fu istituita o da re o imperatori, o da un semplice uomo di una qualche condizione, che secondo la propria volontà o facoltà, stabilì per conto proprio, i diritti di speciali prerogative; soltanto la Chiesa romana invece fu fondata ed edificata sulla pietra della fede, che era appena sul nascere, ad opera di Colui che conferì i diritti dell'impero terreno e di quello celeste a san Pietro, il beato depositario delle chiavi della vita eterna. Dunque, non fu una qualsiasi decisione terrena, ma quella stessa Parola mediante la quale furono formati il cielo e la terra, mediante la quale furono creati tutti gli elementi, a fondare la Chiesa romana. […] Perciò, se è indubbio che chi priva qualsiasi Chiesa del suo diritto commette un'ingiustizia, chi tenta invece di privare la Chiesa romana del privilegio conferitole dallo stesso Capo supremo di tutte le Chiese, senza dubbio cade nell'eresia.

 

 

(lettera di san Pier Damiania a Ildebrando di Soana; dicembre 1059)

 

 

 

 

 

Lì Gesù convertì l'acqua in vino, qui fa di se stesso bevanda e cibo.

A Bianca, un tempo contessa, ora unita allo Sposo celeste,
Pietro monaco peccatore manifesta il giubilo del proprio cuore nello Spirito Santo.


Come narra l'evangelista, ci fu una festa di nozze a Cana di Galilea e fu invitato anche Gesù con i suoi discepoli. Fu invitato però come amico, non come fosse lui stesso il promesso; come partecipante al banchetto, non come quello che stava per diventare lo sposo.
Il fatto è che queste, di cui ora sto parlando, sono nozze di livello talmente superiore a quelle altre, che a buon diritto possiamo credere che questo Gesù non sia solo un amico, ma lo Sposo.
E poiché “Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito” questo sposo non solo si congiunge alla sposa, ma si unisce, e quindi da questa unione non solo non nasce corruzione, ma viene ristabilita la purezza.
Lì Gesù convertì l'acqua in vino, qui fa di se stesso bevanda e cibo. Cibo perché egli è “il pane vivo che è disceso dal cielo” , bevanda perché è “il vino che allieta il cuore dell'uomo”.
Sì, lo Spirito di Dio inebria le menti degli uomini, affinché, come estraniati dai propri sensi, essi rifiutino le ricchezze, gli onori e la gloria di questo mondo e si infiammino del desiderio di sopportare per il Signore ogni cosa, per quanto dura e aspra possa essere.
Questa ebbrezza dello Spirito Santo anche tu, rispettabile signora, pur restando ben sana di mente, la sperimentasti, allorché stabilisti di lasciare il mondo e andasti al nido degli innocenti e dei semplici. E mentre prima eri solita andare in giro scortata da una schiera di servitori, ora hai imparato a stare umilmente in un angolo di un monastero tra sante donne povere in spirito.

 

 

(lettera di san Pier Damiani a Bianca; 1066)

 

 

 

 

Il motivo per cui viene permesso che i giusti siano perseguitati dagli ingiusti
Senza dubbio quando la divina Provvidenza decise di liberare il popolo di Israele dall'Egitto, avvenne che Mosè fu inviato soltanto dopo che il faraone era stato già indotto a opprimere quel popolo con duri lavori. Si arrivò al punto in cui per gli Israeliti, che erano ancora vergognosamente attaccati all'Egitto, l'uno, Mosè, mentre li chiamava risultasse per loro come un'attrattiva, l'altro, il faraone, mentre infieriva contro di loro, costituisse una spinta ad andarsene, di modo che, mentre erano tenuti soggiogati in un'ignobile schiavitù, fossero sollecitati a muoversi o perché spinti a fuggire dai mali o perché allettati dai beni.
Ciò avviene, ancora più spesso, anche nel popolo di Dio, quando, annunziati i premi celesti, viene permesso ai malvagi di infierire; cosicché, quando, pur chiamati alla terra promessa, indugiamo nell'abbandonare questo 'Egitto' - cioè il genere di vita che stiamo conducendo e che, dopo averci sedotti con le sue lusinghe, ci opprime sotto il giogo della sua schiavitù – siamo perlomeno spinti a muoverci dalle sventure che ci affliggono. E così questo 'Egitto' opprimendoci ci aiuta e, mentre ci affligge, ci mostra la via della libertà.
Questo è il motivo per cui viene permesso che i giusti siano perseguitati dagli ingiusti: affinché, mentre essi sentono parlare dei beni futuri che amano, sopportino i mali presenti che temono, e la sofferenza li spinga - mentre l'Amore li chiama a sé - ad una conversione più solerte.

 

 

(lettera di san Pier Damiani a Bianca; 1066)

 

 

 

 

 

Fu il più bello tra i figli dell'uomo, Cristo, colui che ti attrasse
Lo Spirito di Dio è quella bevanda di cui il salmista dice: “Di quale bontà è la sua bevanda inebriante!”. Egli inebria le menti degli uomini, riempiendoli di sé. Questa sobria ebbrezza ti indusse a disprezzare i diritti che ti competevano, a rinunziare a torri e fortezze ben munite, a scegliere al posto del lino la lana, a rinunziare al fior di farina e alle laute vivande e ad accontentarti di una sola libbra di pane nero.
Questa sobrietà sperimentata ti sollecitò a non acconsentire a nessuno dei tanti illustri pretendenti, ma a dichiararti morta al mondo per vivere ormai solo per Cristo.
Non è stato dunque il mondo a respingerti, ma il solo ardore dello Spirito divino a sollecitarti. Tu, a cui da ogni parte arrideva la vita, non fosti spinta dal mondo che anzi ti lusingava, ma fu “il più bello tra i figli dell'uomo”, Cristo, che ti attrasse ad abbracciare i suoi doni, mediante il soffio dello Spirito santo, e ti dice: “Alzati, amica mia, mia sposa, e vieni! O mia colomba che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli del muro, mostrami il tuo volto, fammi sentire la tua voce”.

 

 

(lettera di san Pier Damiani a Bianca; 1066)

 

 

 

 

 

“O mia colomba che stai nelle fenditure della roccia, mostrami il tuo volto”
L“Alzati, amica mia, mia sposa, e vieni! O mia colomba che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli del muro, mostrami il tuo volto, fammi sentire la tua voce” (Ct 2,13-14).
Giustamente l'anima santa è detta, nelle Sacre Scritture, amica e sposa di Cristo; si unisce a Lui infatti mediante la fede e l'amore. Ma questa sposa giace ancora per terra, finché si trova implicata in imprese del mondo; si alza invece quando riceve la chiamata a dedicarsi al servizio divino. Come se Cristo dicesse: < Tu che giaci nelle mollezze della vita secolare, alzati ed elevati fino all'intima comunione con me mediante la contemplazione>.
O mia colomba” - dice “che stai nelle fenditure della roccia”. Se, come dice l'Apostolo, quella roccia era Cristo, le fenditure della roccia sono le ferite del Redentore. Esse non per puro caso sono cinque, quella della lancia e le altre dei chiodi: ma poiché eravamo stati feriti dai cinque sensi, per queste cinque piaghe siamo stati restituiti all'eterna salvezza. Lì, tra quelle fenditure fa il nido la colomba, perché ogni anima santa ripone la speranza della salvezza nella passione del suo Redentore. Lì è come se si difendesse dall'assalto dell'avvoltoio, perché proprio lì viene protetta contro tutte le insidie malvagie. Lì fabbrica il nido, perché proprio lì accumula i frutti delle opere buone. In questa roccia, in quel muro che è difesa da ogni assalto, trova rifugio l'anima sostenuta dall'umile fede in Cristo.
E prosegue: “Mostrami il tuo volto”. Si dice che l'anima mostra il volto allo Sposo celeste, allorché contempla la sua bellezza con l'occhio interiore, ossia come a viso scoperto. Dice infatti lo Sposo: “fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro”.
Che soave intimità, che dolcezza inenarrabile nel cuore dell'uomo allorquando il Creatore e la creatura si dilettano del mutuo scambio del loro amore! Come si dice per bocca del profeta:
“A lui sia gradito il mio canto, la mia gioia è nel Signore”.

 

 

(lettera di san Pier Damiani a Bianca; 1066)

 

 

 

 


“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio”
Ecco il punto culminante cui deve anelare ogni anima santa, libera dai legami del mondo, il punto cui deve mirare ogni sua intenzione: attraverso il moltiplicarsi delle proprie opere, pervenire all'amore di Dio e così giungere a riposare dolcemente nell'abbraccio del vero Sposo. Poiché il Redentore, scendendo dal cielo, prese carne dalla Vergine, il cielo è quella terra dei viventi verso la quale dobbiamo tendere con intensi slanci d'amore. Gesù, lo Sposo celeste, cara sorella, strìngitelo tra le braccia con vero amore, in lui cerca sempre la tua gioia. Ricevi spesso il suo Corpo e il suo Sangue.
Attraverso il Sacramento Cristo si faccia sentire in te, attraverso la fiamma del suo amore Egli viva sempre nel tuo cuore. Cercando di imitarlo medita la sua passione ed Egli riposerà sul tuo cuore. E così, nelle Scritture, lo stesso Sposo dice alla Sposa: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio”.
Spesso, per ricordare ciò che non si vuole dimenticare, ci leghiamo qualcosa come segno al dito o al braccio, affinché mediante quel segno costantemente sotto gli occhi, ci rimanga in mente la cosa che avremmo potuto dimenticare. Ora, chi dice di amare il Cristo, ma trascura di operare il bene, in certo qual modo ha messo lo Sposo come sigillo sul proprio cuore, ma non lo ha affatto messo sul proprio braccio. Chi, invece, si mostra intento alle opere buone, ma rimane freddo di fronte alla fiamma dell'amore di Cristo, ha messo l'immagine della santità sul braccio, ma non ha ancora impresso il sigillo di Cristo sul cuore. Perché dunque l'anima santa sia contrassegnata in ambedue le parti col carattere di Cristo, ponga il Cristo come sigillo nel cuore, per essere bruciata nell'intimo dal fuoco del suo amore. E lo ponga, di conseguenza, anche sul braccio, per dedicarsi con ardore alle opere buone.

 

 

(lettera di san Pier Damiani a Bianca; 1066)

 

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