LA
VITA
| 1. Primi Anni | 2. Verso il sacerdozio | 3. Il richiamo del Chiostro |
| 4. Formazione Monastica | 5. I primi incarichi | 6. A Lovanio |
| 7. Abate a Maredsous | 8. Il tramonto |
Joseph Marmion nacque il 1 aprile 1858 a Dublino da William, irlandese, e da Herminie Cordier, francese di nascita. La famiglia era profondamente cattolica e viveva con impegno la sua fede cristiana. Ce lo rivela, tra l'altro, il seguente aneddoto: il giovane seminarista Joseph consigliò una volta al padre l'esercizio della presenza di Dio, ottenendone questa risposta: "Figlio mio, in mezzo alle mie pressanti occupazioni, non rimango mai più di qualche minuto senza fare a Dio l'offerta di me stesso". In seno alla famiglia, maturò anche la fede del piccolo; a questo proposito è curioso il fatto che, avendo finalmente ottenuto per intercessione di S. Giuseppe, la nascita di un figlio maschio, dopo che ne erano morti due e non restavano che quattro femmine, i genitori lo consacrarono a Dio e presero l'abitudine di vestirlo di nero. Anche quando poi nacquero altri due figli maschi, Joseph fu l'unico a vestire sempre "a lutto" già dalla più tenera età.
Prete
diocesano, ma già da vari anni attirato alla vita monastica, a partire
da quando nel 1880, durante le vacanze estive, fece visita a Montecassino e,
profondamente impressionato da questo evento come pure dalla decisione di un
suo compagno di farsi monaco, si mise in contatto con l'abate di un monastero
australiano, Mons. Salvado, chiedendogli di poter far parte della sua comunità.
Già allora il suo vescovo, mons. McCabe, gli disse di trascorrere in
ogni modo qualche anno come prete diocesano e poi, eventualmente, di riconsiderare
la faccenda. La visita ad un altro monastero - a quel tempo in Irlanda non ce
n'era - fece risuonare ancora nel suo spirito l'appello alla vita religiosa;
fu nel viaggio di ritorno da Roma a Dublino, quando passò da Maredsous
in Belgio. E fu proprio questo il cenobio ove cinque anni dopo, ottenuto finalmente
il benestare del vescovo, il reverendo Joseph Marmion intraprese la vita monastica.
Assunto il nome di Columba, grande monaco irlandese, emise la professione semplice
il 10 febbraio 1888 e quella solenne e definitiva tre anni dopo.
Se ci domandiamo quale fu il motivo che spinse il giovane sacerdote ad indirizzarsi
verso la vita monastica, abbiamo una risposta dalle sue stesse confidenze: "Prima
di essere monaco [...] ho riflettuto, ho pregato e ho compreso che non sarei
stato certo di compiere la volontà di Dio che praticando l'obbedienza
religiosa. Avevo tutto ciò che era necessario per la mia santificazione,
con l'eccezione di un solo bene: quello dell'obbedienza. È la ragione
per la quale ho lasciato la patria, ho rinunciato alla mia libertà, a
tutto". "Mi sono fatto monaco per poter obbedire [...] Mi sono fatto
monaco perché Dio mi ha rivelato la bellezza e la grandezza dell'obbedienza".
Soprattutto il periodo del noviziato, sotto la guida di dom Benoît d'Hondt, monaco rigido e severo, fu un tempo di dura prova: la lontananza dalla famiglia, che dopo la morte del padre avrebbe avuto bisogno del suo appoggio, e dalla patria, la disciplina che contrastava col suo temperamento allegro ed esuberante, la convivenza con novizi più giovani di lui erano tutti elementi che contribuirono a rendere arduo l'inizio del cammino intrapreso. Ma la prova fu superata soprattutto attraverso un approfondimento dell'amore per Cristo e della conformazione a lui, esperienza che lo fece maturare nella fede e che costituì la base di quell'edificio spirituale che fornirà più tardi il quadro dei suoi scritti.
Dopo i voti perpetui dom Columba svolse le mansioni di insegnante di inglese, di filosofia e di teologia, di secondo maestro delle cerimonie e di "zelatore", ossia di assistente del Maestro dei novizi. Cominciò anche, sempre sotto l'obbedienza monastica, un vasto e variegato apostolato che "interessò fedeli di parrocchie, ragazzi e ragazze di varie scuole, circoli di operai della regione di Charleroi e preti" ai quali, presso Dinant, predicava i ritiri mensili.
Nel 1899 cominciò una nuova fase della sua vita e del suo ministero: fu trasferito a Lovanio, dove Maredsous aveva fondato il monastero di Mont-César, affidandolo alla guida di dom Robert de Kerchove. Marmion vi svolse gli incarichi di priore, che è il vice dell'abate, di professore di teologia dogmatica dei giovani monaci, dei quali curava anche la formazione spirituale tramite due conferenze alla settimana. A questi uffici interni egli ne aggiunse altri all'esterno, come quello di direttore spirituale delle carmelitane di Lovanio e di vari professori e studenti dell'università e quello di conferenziere e di predicatore di esercizi, che dettò specialmente a comunità religiose sia belghe, che inglesi che irlandesi.
Il 28 settembre 1909 Marmion fu eletto abate di Maredsous, suo monastero di professione e assunse come motto la frase programmatica che san Benedetto indirizza all'abate: "Magis prodesse quam praeesse". Egli si trovò così a governare, sia spiritualmente che materialmente, un'abbazia di notevoli proporzioni: in essa vi erano cento tra monaci e fratelli; c'era un collegio ove si studiavano materie umanistiche, una scuola di arti e mestieri ed un'attività letteraria che includeva la pubblicazione della Revue Bénédictine. Se il nuovo abate non eccelleva nell'amministrazione temporale, sapeva però valersi di abili collaboratori e soprattutto diede ottimi frutti nell'ambito spirituale, guidando i monaci sia comunitariamente che singolarmente sulle vie della perfezione cristiana e monastica. Oltre alla conduzione ordinaria della vita interna di Maredsous, l'abate Marmion estese la sua opera anche all'esterno: predicazione di ritiri ed esercizi; interessamento attivo alla conversione del monastero anglicano di Caldey, guidato dall'abate Aelred Carlyle; impegno per la costituzione, dopo la guerra 1914-1918, di una nuova congregazione benedettina, detta dell'Annunciazione e formata da Maredsous, Mont-César e Saint-André (Bruges).
Ma la salute dell'abate andava già da tempo, in particolare a partire dagli anni della grande guerra, declinando ed egli sentiva avvicinarsi sempre più la morte. Il pensiero della fine gli era negli ultimi anni costantemente presente; il 1 aprile del 1917 diceva ai suoi monaci: "Per grazia di Dio entro oggi nel sessantesimo anno di vita; ciò significa che l'ombra delle colline eterne comincia a proiettarsi sulla mia vita. Vi chiedo di pregare affinché possa spendere degnamente per Dio gli anni che mi restano". La morte venne a visitarlo, quasi inaspettatamente, il 30 gennaio 1923
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