Abitare

III Domenica del T.O.

Non è passato molto tempo dalla celebrazione del mistero del Natale e portiamo ancora nel cuore l’insistente ritornello che ha ritmato la contemplazione dell’incarnazione: <Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi>. Oggi la Liturgia ci mette di fronte ad un’immagine del Signore che ci tocca il cuore: <lasciò Nazaret è andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare> (Mt 4, 13). Matteo, come ha già fatto altre volte, sottolinea il fatto che questo avvenne <perché si compisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia> (4, 14). La prima lettura ci fa rileggere interamente questo testo che ritroviamo ogni anno nel tempo di Natale: <Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse> (Is 9, 1). Il testo del Vangelo ci aiuta a comprendere non solo la realtà del compimento delle promesse profetiche, ma pure ci dà una luce per capire meglio il modo preciso in cui queste promesse si compiono. Se il Signore Gesù riprende le parole del profeta Giovanni che è stato appena <arrestato> (4, 12), dà all’invito alla conversione un sapore e un colore completamente nuovi: <Venite dietro a me> (4, 19).

Abitare per il Signore Gesù in realtà non significa stanziarsi, ma mettersi in cammino dando alla vita della nostra umanità un orizzonte sempre più ampio e per molti aspetti più desiderabile. Un monaco contemporaneo annota con sguardo acuto e immaginifico: <Ma i Galilei, loro, non si muovevano più, si lasciavano vivere>. E si chiede: <Il nostro torpore è forse meno grave del loro?>. La risposta è questa: <Allora apparve Gesù, l’uomo capace di sogni e increspa il lago della vita come il vento che rianima il lago agonizzante e con uno sguardo ringiovanisce il tempo>1. Quando il Signore Gesù lascia la sua Nazaret e va a vivere da solo a Cafarnao crea attorno a sé un movimento di vita che permette anche ai discepoli di lasciarsi dietro le spalle la vita di sempre per andare <oltre> se stessi, senza smettere di essere quello che sono – <pescatori> – ma con uno sguardo e un’ampiezza inimmaginate fino a quel momento di incontro che a rimesso in moto la vita. 

Quando Paolo ricorda ai Corinzi che non è stato <mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo> (1Cor 1, 17) non fa altro che sottolineare come la missione più importate e più preziosa a favore degli uomini di ogni tempo è di dare loro la speranza di abitare la vita senza esserne incarcerati, ma potendo sperare sempre di più e sempre meglio.

Nel secolo scorso è stata istituita la festa della santa Famiglia, potremmo istituire la festa del momento in cui il Signore Gesù va a vivere da solo.


1. G. de MENTHIÈRE, Magnificat (254) Gennaio 2014, pp. 352-353.

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