Amati

S. Mattia apostolo

Le parole del Signore Gesù ci danno la possibilità di intuire che cosa sia veramente avvenuto quando gli apostoli hanno deciso di gettare le sorti per scegliere, tra i discepoli da sempre, uno che potesse reintegrare il numero degli apostoli. Alla vigilia della sua Passione il Signore ricorda ai suoi apostoli l’essenziale: <Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore> (Gv 15, 9). Ben prima e ben aldilà della grazia del ministero apostolico, vi è questa esperienza di partecipazione all’amore che intercorre tra il Padre e il Figlio. Questo amore non si coniuga in un solo modo, ma oltre ad essere per sua natura assolutamente personale ed unico, è anche legato al fluire della vita e alle sue trasformazioni e necessità, non sempre frutto di situazioni felici. Di Mattia non abbiamo nessuna menzione se non in questo momento di cui troviamo il racconto negli Atti degli Apostoli.

In modo così imprevisto veniamo a sapere che gli apostoli non sono mai stati né soli né unici nella sequela del Signore pur avendo ricevuto un ministero specifico: <Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione> (At 1, 21-22). Sin dai suoi primi passi nella storia la Chiesa deve misurarsi non solo con gli ideali del Vangelo, ma pure con la realtà dei suoi tradimenti. Il riferimento a <Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù> (1, 16) si trasforma nell’occasione per allargare il <numero> (1, 17) degli apostoli avendo la semplicità e il coraggio di andare oltre la scelta fatta dal Signore stesso. Una scelta quasi completata e, per certi aspetti, corretta.

Questo delicato momento della primissima ora della vita della Chiesa è una memoria importante per il suo cammino attraverso le vicende e le esigenze della storia. La fedeltà all’unico Maestro e Signore non ha nulla dell’immobilismo che è frutto dell’attaccamento a noi stessi, ma è la spinta ad andare avanti con creatività, audacia e rischio: <Bisogna dunque… fu associato agli undici apostoli> (1, 21.26). Ciò significa che la fede in Cristo Risorto e asceso al cielo, che ci ha donato lo Spirito del Padre, dà alla Chiesa la libertà e la responsabilità di cercare e trovare le risposte più adeguate alle domande che la storia pone persino in contrasto con quanto stabilito dal Signore nel tempo in cui <ha vissuto fra noi> (1, 21).

Possiamo per questo chiedere l’intercessione di Mattia, l’apostolo aggiunto per sostituire quello che non ha resistito alla luce esigente dell’ultima Ora, perché alla Chiesa dei nostri giorni non manchi mai il coraggio di trovare soluzioni adeguate alle sfide e ai bisogni che la vita e la storia impongono, perché possano essere occasioni di crescita e di novità a servizio della vita e della gioia.

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