Armonia perfetta della differenza 

Santissima Trinità

Celebriamo oggi la solennità della santissima Trinità. La Chiesa ci invita a porre lo sguardo del nostro cuore sul mistero della stessa vita di Dio: Trino e Uno. Non è una questione di numeri, bensì una questione di relazione. Per entrare in questo mistero la Liturgia ci pone di fronte al Signore Gesù che dice ai suoi: <Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo> (Mt 28, 20). Gesù ci rivela l’essenza del mistero di Dio con questa nota di presenza e di compagnia. Per comprendere appieno questa parola del Signore Gesù dobbiamo riandare proprio all’inizio del Vangelo secondo Matteo in cui appunto l’angelo incoraggia Giuseppe ad accogliere Maria e il figlio che porta nel grembo, e gli dice di chiamarlo Gesù /Salvezza. L’evangelista fa esplicito riferimento alla profezia di Isaia che dice: <sarà chiamato Emmanuele> (Is 7, 14). La salvezza non è altro che l’esperienza di un Dio che prima di essere per noi è capace di stare <con noi>. In un altro testo, lo stesso profeta riprende questo nome dicendo: <Le sue ali distese copriranno tutta l’estensione del tuo paese, Emmanuele> (Is 8, 8). Questa è l’esperienza fondamentale di Israele nel deserto: Dio ha camminato con il suo popolo, gli è stato vicino, e dinanzi a questo mistero di compagnia lo stupore è incontenibile: <vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa?> (Dt 4, 32). La salvezza manifestatasi in Gesù è andata ancora oltre: non solo Dio cammina con il suo popolo, ma <lo Spirito stesso insieme al nostro spirito attesta che siamo figli di Dio> (Rm 8, 16). Così viene sottolineata una parentela – una sorta di consanguineità che si nutre continuamente nell’Eucaristia – che è parentela con Dio stesso. Siamo stati creati a sua immagine e tutta la nostra vita tende, nel desiderio e nell’amore, a ritrovare la sua somiglianza. Lasciandoci con questa sua ultima promessa, il Signore Gesù non vuole semplicemente rassicurare a livello emotivo, ma pure liberare dal grande dubbio che sempre attanaglia la nostra vita di credenti: <essi però dubitavano> (Mt 28, 17). Il dubbio più grande che ci assale nei confronti di Dio è proprio sul fatto che lui sia o meno accanto a noi. Spesso se lo chiede Israele: <Il Signore è in mezzo a noi sì o no?> (Es 17, 7). Il Signore Risorto con la sua parola, con il suo comando di battezzare <nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo> (Mt 28, 19) vuole sradicare il dubbio dal nostro cuore. Infatti, Dio è con noi perché egli stesso è un Dio-con, un Dio che vive essenzialmente nella comunione e nello scambio eterno tra le Persone Divine. L’unità in Dio non è altro che l’armonia perfetta della differenza che – sola – permette la circolazione dell’Amore. Se questo è il volto – più vivo e più vero del nostro Dio – la nostra umanità non potrà che cercare di rifletterne, sempre di più, la luce serena e la gioia imperitura. La relazione che fonda la vita di Dio può dare fondamento ad ogni nostra relazione perché ne sia un debole, ma bellissimo riflesso.

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