Cogliere

II settimana T.O.

Il gesto compiuto dai discepoli con estrema naturalezza e una punta d’incoscienza, è capace di turbare i farisei… di turbarli molto, anche se, in realtà, non è poi tanto difficile destabilizzarli! Così essi si sentono e si rivelano “fragilizzati” nella loro perfetta osservanza della Legge piuttosto che esserne interiormente fortificati: <di sabato Gesù passava fra i campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe> (Mc 2, 23). Il gesto di <cogliere> rimanda ad un atteggiamento di vita capace di cogliere i doni e le opportunità che essa presenta di giorno in giorno per esserne attraversata con gratitudine e letizia. Al contrario i farisei sembrano incapaci di “cogliere” i segni e le opportunità ingabbiati come sono nel loro sistema di eccessivo controllo. La prima lettura ci ricorda che Dio <non è ingiusto tanto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome> (Eb 6, 10). Ancor più non è così ingiusto da impedirci di cogliere i doni che la vita pone nelle nostre mani accusandoci di empietà proprio mentre santifichiamo i nostri gesti attraverso l’intenzione di accogliere, in pienezza e con infinita serenità, i doni che da lui riceviamo.

L’unica cosa da cui dobbiamo realmente tenerci in guardia, è il pericolo di diventare non <pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che, con la fede e la costanza, divengono eredi delle promesse> (6, 12). Come spiega Afraate: <Il sabato non è stato imposto come una prova, una scelta da operare fra la vita e la morte, fra la giustizia e il peccato come gli altri precetti secondo i quali l’uomo può vivere o morire. No, il sabato, a suo tempo, è stato dato al popolo in vista del riposo – sia degli uomini che degli animali>1. Per questo, stupendamente il Signore autorizza quando gli uomini impediscono, così che la stessa legge e le più sante consuetudini, lungi dall’essere una camicia di forza che costringe e mortifica sono il luogo della dilatazione di quella vita che da Dio continuamente riceviamo quali dono e compito. Come spesso avviene nel suo confronto con i farisei, il Signore Gesù è chiamato, e spesso costretto, a giustificarsi e questo gli dà sempre l’occasione di giustificare gli altri aprendo uno spazio ulteriore di libertà e di vitalità.

Tutto ciò avviene in una relazione come quella vissuta tra Dio e Abramo in cui la promessa apre continuamente ad un di più di presenza che incoraggia nuovi cammini e non tiene mai imprigionati, nella misura in cui <abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta>, tanto che <abbiamo un’ancora sicura e salda per la nostra vita> (Eb 6, 18-19). Per una nave l’ancora è la garanzia di potersi fermare per essere in grado poi di riprendere a navigare nella giusta direzione e senza turbamento. Ciò che il Signore cerca di guarire è proprio l’atteggiamento dei farisei che dimostrano di essere così legati alle prescrizioni del sabato da sentirsi in diritto di giudicare e mortificare gli altri. Così rivelano di essere osservanti del sabato senza avere nel cuore la pace e il riposo che sono propri del sabato da cui, se è escluso ogni minimo lavoro che affatichi, di certo è ancora più escluso ogni minimo giudizio che mortifichi la vita e la gioia.


1. AFRAATE, Dimostrazioni, 13, 1-2


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