Compimento

Venerdì Santo  –

<Tutto è compiuto!> (Gv 19 30). Queste le ultime parole del nostro amato Signore che muore non solo nella pace, ma nella piena soddisfazione. Finalmente il Verbo del Padre, che era venuto a piantare la sua tenda in mezzo a noi (1, 14), può ritornare al seno del Padre dopo aver compiuto ogni cosa: far sì che l’uomo e la donna, che per istigazione del serpente antico si erano accusati l’un l’altro davanti al loro Creatore (Gn 3), ora invece si accolgano l’un l’altro diventando una casa per Dio: <Donna, ecco tuo figlio… Ecco tua madre!> (Gv 19, 26-27). L’evangelista Giovanni non può dare spazio alla tenebra che avvolge il Calvario come fanno Marco e Matteo e, per questo, stende il più luminoso dei veli di pietà con queste splendide parole: <E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé> (Gv 19, 27). Dall’alto della croce il Signore Gesù volge lo sguardo a ciascuno di noi. Siamo noi che, come i discepoli, gli abbiamo chiesto: <Maestro dove abiti?> (Gv 1,38) e finalmente oggi ci viene indicata la nostra casa nel suo cuore dolcemente trafitto. Siamo noi che, come la madre, lo abbiamo pregato: <Non hanno più vino> (Gv 2, 3), e oggi possiamo – sotto la croce – raccogliere il frutto più squisito ed inebriante che stilla dal suo cuore traboccante. Ecco l’Ora attesa in cui il vino fluisce come sangue ed acqua, ecco la vera <ora>, profetizzata da quelle <quattro del pomeriggio> (Gv 1, 39), in cui il Maestro ci svela il suo nascondiglio. In quest’ora benedetta lo Sposo della nostra umanità è addormentato <come un prode assopito dal vino> (Sal 77, 65) sul talamo nuziale della croce che è <il nostro letto verdeggiante> (Ct 1, 16). La casa dove abita il Maestro è la tenerezza: accogliersi e custodirsi l’un l’altro come una madre per un figlio e un figlio per una madre in pura gratuità in un amore divinamente connaturale. Tutta la vita di Gesù in mezzo a noi è stata tesa a costruire per l’umanità una casa che fosse in tutto simile a quella in cui vive la stessa Trinità che è <trono della grazia> (Eb 4, 16). <Tutto è compiuto!>. Per questo il Signore Gesù non può restare più a lungo con noi e ci sussurra ancora una volta con un amore ancora più grande <È bene che io me ne vada> (Gv 16, 7) e, chinato il capo, effonde il suo Spirito sul mondo intero, effonde il suo spirito, ora, su di noi che dal più bello tra i figli dell’uomo siamo chiamati a non vivere più per noi stessi ma per gli altri, ciascuno finalmente pronto a dare <se stesso> (Is 53, 10 e 12). Cosa possiamo imparare dal mistero della croce di Cristo se non che in ogni cosa la tenerezza sia la nostra ultima parola e così il Padre sarà glorificato in noi come nel Figlio suo? Ogni volta che ci allontaniamo dalla via della tenerezza sempre possibile anche nella più cruda disumanità, rendiamo <vana la croce di Cristo> (1Cor 1, 17). Se così fosse dove troveremo riposo? 

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