Cose simili

V settimana T.O.  –

La dolcezza, la benevolenza, la pazienza, la magnanimità con cui normalmente il Signore Gesù si relaziona con le persone che incontra sulla sua strada, specialmente quando si presentano nella loro fragilità e debolezza, si trasforma in un lama tagliente: <E di cose simili ne fate molte> (Mc 7, 13). Questa parola, con cui il Signore mette a nudo l’inutile e perniciosa ipocrisia di scribi e farisei, ci riguarda profondamente, poiché chiama in causa tutto ciò che anche nel nostro cuore di discepoli e nelle tradizioni e modalità proprie della nostra Chiesa, obbedisce alla stessa logica ipocrita che Gesù non solo smaschera, ma cerca di sradicare dal nostro cuore riprendendo e rafforzando la parola del profeta: <Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini> (7, 6-7).

In questo contesto la parola orante che Salomone fa salire verso Dio, ritorna continuamente dal cielo dell’Altissimo verso la terra del nostro impegno quotidiano di fedeltà: <Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo, ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!> (1Re 8, 30). In queste parole pronunciate dal re, nel solenne momento della dedicazione del Tempio, è racchiuso non solo il mistero del luogo santo, ma quello di tutti i mezzi e le espressioni cultuali: il loro fine è di mantenere e accrescere costantemente la relazione di fiducia e di amore tra il popolo e il suo Signore, nutrendo un dialogo di reciproco ascolto amoroso che non può mai incasellarsi in semplici, ripetitive e scontate tradizioni con le quali, invece di trovare il modo per essere sempre più fedeli all’intuizione di un amore che fa crescere, si arriva a fare esattamente il contrario: <Annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi> (7, 13).

Questo rischio si annida nelle più generose intenzioni ed è capace di capovolgere l’ordine dei valori nell’illusione di una fedeltà che, in realtà, si trasforma in egoismo, tanto che <non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre> (7, 12). Il vero scandalo sta nello scollegamento tra le tradizioni che si continuano ad osservare – talora in maniera ossessiva – e il cuore in cui la parola di Dio dovrebbe risuonare sempre nuova e sempre più capace di creare un rinnovato ascolto e delle nuove risposte. Il rischio è quello di confondere la fatica quotidiana di un serio cammino di fede, con un elenco – necessariamente infinito – di puntigli religiosi che ci permettono di puntare il dito contro gli altri. Possiamo fare nostra la presa di coscienza di Salomone: <Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore> (1Re 8, 23). È da Dio che siamo chiamati ad imparare e non da noi stessi… col rischio di confondere i piani e stravolgere il giusto ordine dei valori.

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