Credere o non credere

Conversione di san Paolo

Normalmente dei santi celebriamo il giorno natalizio della loro morte che porta a compimento non solo il loro cammino di vita, ma rivela e corona il loro combattimento spirituale e la loro costanza nella lotta per essere interiormente trasformati da Cristo Signore. Della Madre di Dio e di san Giovanni Battista celebriamo pure il giorno della loro nascita che li lega in modo del tutto particolare e unico al mistero del Salvatore generato da una madre e indicato da un amico. Di Paolo celebriamo la conversione, sentendo come Chiesa che questo passaggio della sua vita non solo è stato importante per il suo cammino, ma ha significato una vera svolta per tutta la Chiesa e per l’umanità. Così commenta Fulgenzio di Ruspe: <Saulo è spinto sulla via di Damasco per diventare cieco, poiché non vedendo giunga a vedere la vera Via. Egli perde la vista degli occhi, ma il suo cuore è illuminato affinché la vera luce appaia agli occhi del cuore e a quelli del corpo. È spinto dentro se stesso, per ‘cercarsi’. Vagabondava in compagnia di se stesso, viaggiatore inconsapevole, e non si ritrovava poiché interiormente aveva perduto la via>1.

Chi di noi non potrebbe identificarsi in questo piccolo ritratto dell’apostolo che prima di diventare pastore è come una pecora perduta e incagliata tra i rovi di se stesso e delle sue convinzioni? Egli ha bisogno di essere salvato da se stesso e da tutto ciò che ne faceva un devoto zelante, tanto di ritenere di avere il dovere di perseguitare chi cercava la via della vita in modo diverso dal suo. Saulo non è un uomo che vive nel peccato o nella dimenticanza dei precetti divini, al contrario può affermare con fierezza e senza menzogna: <Io sono un Giudeo… educato… nell’osservanza scrupolosa della Legge dei Padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi> e aggiunge <Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere…> (At 22, 3-4). Il cammino di Saulo non è quello di una conversione morale, ma di una conversione di fede… alla fede che esige un modo di concepire la fedeltà a Dio in modo imprescindibilmente unito al rispetto e all’amore degli altri persino quando mettessero in dubbio o in crisi la nostra devozione. Per questo al cuore della conversione di Saulo vi è una parola: <fratello> (9, 17)!

Possiamo immaginare che questa conversione se è stata intuita come una folgore mentre Saulo si stava avvicinando a Damasco, nondimeno abbia avuto bisogno di un lungo tempo di decantazione e di maturazione come ricorda egli stesso evocando il tempo vissuto in <Arabia> (Gal 1, 17). Alla vicenda interiore di Paolo si potrebbe applicare il paradosso Shakespeariano: <credere e non credere, questo è il problema>! Infatti, nel Vangelo scelto per accompagnare questa festa le parole del Risorto risuonano così: <Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato> e ancora <Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono…> (Mc 16, 16-17). I segni sono quelli di una fraternità sempre più profonda e vera. Le <lettere> (At 9, 2) che autorizzavano Saulo a incatenare i discepoli di Gesù, diventeranno le Lettere da lui scritte ai discepoli del Signore Gesù in cui il dilemma di credere o non credere diventerà sempre più chiaramente quello di amare o non amare.


1. FULGENZIO DI RUSPE, Discorso attribuito, n° 59 appendice; PL 65,929.


0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.