Di nuovo

V settimana T.O.  –

Come non sentirsi personalmente coinvolti nella nota con cui si apre il vangelo: <poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare> (Mc 8, 1)? Siamo parte di questa folla che ha continuamente bisogno di essere soccorsa e di essere nutrita; siamo noi ad avere sempre <di nuovo> bisogno di uno sguardo di <compassione> (8, 2) che non si limita a rendersi conto delle nostre innumerevoli forme di fame, ma che si fa catena di carità fattiva, talmente concreta da essere mangiabile. Ancora una volta  – e questo è il modo per i Vangeli di assicurare che il Signore Gesù si pone al centro di una catena di attenzione e di solidarietà -: <li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla> e, come se non bastasse, si aggiunge  – quasi per non lasciare adito a nessuno dubbio circa il fatto che si è veramente dato tutto a tutti – : <Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli> (8, 7).

La presenza del Signore Gesù è l’incarnazione dell’attenzione di Dio ai nostri bisogni ed è, al contempo, l’appello per ciascuno di noi ad essere per i nostri fratelli – seriamente e concretamente – manifestazione altrettanto concreta e palpabile di questa attenzione che si fa condivisione totale. La risposta dei discepoli alla <compassione> del loro Maestro sembra un modo per schermirsi da quelle che possono essere le conseguenze troppo esigenti della prossimità al Signore: <Come riuscire a sfamarli di pane qui in un deserto?> (8, 4). Come noi, anche i discepoli sembrano più propensi a scaricare la difficoltà della situazione su quelle che sono le condizioni esterne, non affatto favorevoli, mentre il Signore Gesù attira l’attenzione su quelle che sono le condizioni di disponibilità interiori che possono mettere in gioco, attraverso la nostra stessa vita, nuove potenzialità di condivisione e di compassione. Siamo chiamati a partire da noi e da quello che di noi siamo disposti a mettere in gioco e a disposizione: <Quanti pani avete?> (8, 5).

Il Signore si lascia interrogare dal bisogno della folla, ma non perde l’occasione per interrogare i suoi discepoli sulla loro disponibilità a lasciarsi mettere in discussione, fino a farsi realmente e fattivamente coinvolgere, creando così una rinnovata esperienza di comunione e di reciproco aiuto. Esattamente agli antipodi di questo atteggiamento comunionale è lo stratagemma di Geroboamo che edifica due templi e istituisce sacerdoti, non discendenti da Levi, per creare e mantenere una divisione nel popolo che renda estranei tra loro quanti hanno una medesima storia e una medesima fede. Con questo stratagemma è come se Geroboamo rendesse sempre più difficile, all’interno del popolo di Dio, il potersi guardare con occhio di fraterna attenzione e condivisione… infatti, come annota il testo: <Geroboàmo non abbandonò la sua via cattiva> (1Re 12, 33). Per dare un nome più preciso a questa <via cattiva> evocata dall’agiografo, possiamo farci aiutare dal salmo che ne spiega l’origine remota: <Dimenticarono…> (Sal 105, 21). Il rischio dei discepoli è quello di aver dimenticato quanto era avvenutoprecedentemente, quando il Signore aveva già moltiplicato il pane. Egli ci ricorda che la <compassione> non è per una sola volta, ma è sempre <di nuovo>. Il segreto è in un particolare: < rese grazie> (Mc 8, 6)! Una mano di Gesù è tesa verso il Padre di ogni tenerezza e l’altra verso i suoi discepoli perché mai si interrompa il flusso della misericordia e della vita.

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