Differente

II settimana T.O.

La Lettera agli Ebrei ritorna più volte sulla parentela spirituale tra la figura misteriosa di <Melchìsedek re di Salem, sacerdote del Dio altissimo> (Eb 7, 1) e il Signore Gesù. Egli si fa incontro alla nostra umanità con una compassione e benevolenza molto più che sacerdotale. Nella prima lettura è ricordato in modo chiaro e con accenti quasi commoventi: <sorge, a somiglianza di Melchìsedek, un sacerdote differente, il quale non è diventato tale secondo una legge prescritta dagli uomini, ma per la potenza di una vita indistruttibile> (7, 15). Nel contesto così significativo ed evocativo della sinagoga, il Signore Gesù rivela in cosa e perché il suo è un ministero <differente> proprio quando non solo si accorge di <un uomo che aveva una mano paralizzata> (Mc 3, 1), ma sente il dovere di farsi incontro alla sua sofferenza. Lo fa nello stesso mondo con cui Melchìsedek <andò incontro ad Abramo mentre ritornava dall’avere sconfitto i re e lo benedisse> (Eb 7, 1).

Ciò che il Signore Gesù fa per quest’uomo non è il donargli una semplice parola di consolazione, ma coinvolgendosi profondamente nella sua storia, scegliendo di mettersi dalla sua parte anche a rischio delle conseguenze che questo gesto di rottura, con un atteggiamento cieco e legalista, può comportare. Le conseguenze non si fanno attendere in realtà più di tanto: <i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire> (Mc 3, 6). L’< indignazione> (3, 5) del cuore di Cristo mette in chiaro, una volta per tutte e una volta per sempre, che, se l’osservanza della legge non addolcisce il cuore rendendolo sensibile alla <potenza di una vita indistruttibile> (Eb 7, 16), non viene da Dio. La domanda non solo resta aperta, ma esige una risposta quotidiana capace di lasciarsi interpellare dalle situazioni concrete: <E’ lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?> (3, 4).

Melchisedek si pone sul cammino di Abràm e si mette di mezzo tra i due re per assicurare una presenza ulteriore, quella del Signore: <Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra> (Gn 14, 19). Da questo episodio possiamo cogliere come insegnamento la capacità a non rimanere estranei al cammino e ai combattimenti dei fratelli, assicurando loro il sostegno della benedizione che permette a ciascun uomo di dare il meglio di sé piuttosto che il peggio.

Il Signore Gesù che non è di stirpe sacerdotale-levitica, si dimostra capace di quella medesima attitudine di <giustizia> e di <pace> (Eb 7, 2) che il Signore Gesù cerca di donare a tutti coloro che incontra sul cammino con abbondanza e generosità. Molto diverso è il modo distaccato dei farisei, un modo che spesso è anche il nostro: <stavano a vedere> (Mc 3, 2). La differenza sta proprio nella capacità di scendere dalla tribuna e condividere la pena dell’arena. Non bisogna dimenticare comunque che non basta essere differenti o fare gli alternativi… bisogna essere disposti a pagare di persona… e questo fa la differenza!


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