Finito

III settimana T.O.

L’affermazione con cui il Signore Gesù reagisce al terribile sospetto che si fa tremenda accusa e radica in una gelosia così incontenibile da sembrare persino incontinente è, in realtà, un grande atto di speranza: <Anche Satana, se si ribella contro se stesso ed è diviso, non può restare in piedi, ma è finito> (Mc 3, 26). Infatti, Satana non può che essere diviso in se stesso non conoscendo le gioie della vera comunione, ma solo le dure tristezze della divisione e della contrapposizione. Per questo non può che continuare ad essere causa di divisione. Eppure la sua potenza è misera poiché, senza il pieno consenso della volontà, non può trascinare alcuno nel suo abisso di desolazione. A questa parola che riguarda Satana, il Signore Gesù ne aggiunge un’altra che riguarda invece anche noi.

È questa una delle parole più dure che siano mai uscite dalla bocca del Signore: <tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato in eterno, è reo di colpa eterna> ((3, 28-29). La particolare forza di questa parola riguarda situazioni e atteggiamenti assai ordinari della nostra vita. Sono tanti i momenti in cui diventiamo nemici del bene che fiorisce e fruttifica attorno a noi che, per uno strano istinto siamo portati a cogliere e amplificare piuttosto il male che pure è presente, ma non e non dovrebbe mai diventare la realtà più importante. Sarebbe un errore riferire questa parola del Signore a situazioni estreme di contrapposizione a Dio che pure esistono, ma è necessario cogliere e sradicare nella nostra realtà più quotidiana la tendenza al sospetto che ci rende inclini ad evidenziare maggiormente i segni negativi piuttosto che a farci attenti ed empatici con i più minimi segni positivi che possiamo riscontrare in noi e attorno a noi.

L’autore della Lettera agli Ebrei ci fa comprendere esattamente ciò che gli scribi non riescono o non vogliono per nulla accogliere: <in nostro favore> (Eb 9, 24). Questo è il tratto divino che il Signore Gesù è venuto a rivelarci in pienezza: Dio è in nostro favore e questo significa che il potere del male – di ogni possibile male – non può che essere <finito>. Se i farisei, di cui ci parla il vangelo, sembrano essere così presi dall’evidenziare il male, la prima lettura ci aiuta a cogliere in Cristo Gesù il superamento di esso: <così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza> (Eb 9, 28). Partendo da questa affermazione della lettera agli Ebrei potremmo ardire di affermare che il peccato imperdonabile di cui ci parla così duramente il Signore Gesù è il rischio, non così raro persino nella nostra vita di credenti, di non aspettarci più nulla di buono, di bello e di vero dalla vita. In questo modo si attua, all’interno del nostro cuore, la divisione più grave che si possa immaginare: la separazione dalla radice e dalla sorgente della nostra vita che è Dio dal quale continuamente proviene un’energia di speranza e di fiducia. 


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