Grande amore

IV settimana T.O.  –

L’evangelista Marco annota con una certa solennità: <Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore> (Mc 6, 34). Un monaco e padre della Chiesa, particolarmente sensibile al mistero e al ministero della compassione commenta: <E se Dio si mostra compassionevole in questo mondo, possiamo ben credere che lo è da tutta l’eternità. Lungi da noi il pensiero errato che Dio non mostra compassione. L’essere di Dio non cambia come cambiano gli esseri mortali; nulla manca o si aggiunge a ciò che gli è proprio come succede invece alle creature. Dio avrà sempre, per l’eternità, la compassione che ha avuto fin dalle origini>1. A dimostrazione di quanto questo sia vero, la prima lettura ci riporta un momento che potremmo definire di commovente intimità tra l’Altissimo e Salomone. Quando diciamo a qualcuno: <Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda> (1Re 3, 5), non facciamo altro che dirgli <Ti voglio bene> o, talora, ancora più profondamente e drammaticamente: <Cerca di volermi bene>. La risposta di Salomone è meravigliosa anche se non sarà onorata per tutta la durata della sua vita: <Tu hai trattato il tuo servo Davide, mio padre, con grande amore, perché egli aveva camminato davanti a te, con fedeltà, con giustizia e con cuore retto verso di te> (3, 6).

Ogni missione, come quella che viene affidata a Salomone e agli apostoli, trova non solo la sua sorgente, ma pure la sua forma più propria nella preghiera: <Concedi al tuo servo un cuore docile> (3, 9). Attraverso la preghiera Salomone si apre ad un cammino di fedeltà a partire dalla memoria di quel <grande amore> (1Re 3, 6) con cui Dio si è rivelato al padre Davide. Di questo grande amore, Gesù – figlio di Davide secondo lo spirito – si fa volto gesto, intuizione profonda e creativa immaginazione: <si mise ad insegnare loro molte cose> (Mc 6, 34). Quando Salomone, in una notte di preghiera trascorsa nel tempio di Gabaon, chiede al Signore di concedergli <un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male> (1Re 3, 9) non fa altro che chiedere la grazia di farsi mediazione – per il popolo – di quel grande amore senza il quale la vita non può fiorire. 

Di certo noi non abbiamo ricevuto in sorte la regalità che fu donata a Salomone per esplicita volontà di Davide, ma, come gli apostoli, a noi è rivolta una parola che ha il sapore e la bellezza di altrettanta intimità e dolcezza: <Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’> (Mc 6, 31). Sembra che quell’indeterminato <un po’> si concretizzi subito nella forma di un desiderio e di una nostalgia che dà la forza e la serenità di non sottrarsi mai a rispondere al bisogno di riposo e di conforto di cui spesso gli altri hanno più bisogno di noi. Marco ci ricorda che <molti… accorsero là a piedi e li precedettero> (6, 33). Il Signore Gesù non è turbato da tutto ciò, ma con la sua parola di <pastore> (6, 34) riesce a far riposare non solo i discepoli, ma tutti.


1. ISACCO SIRO, Discorsi ascetici, 1a parte, n° 60

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