Il tuo nome è Compimento, alleluia!

Ascensione del Signore

Per la Chiesa e per tutti noi oggi è un giorno di grande gioia: il Signore Gesù risorto dai morti, dopo avere aperto per ciascuno di noi una via per vivere in modo pieno la nostra esistenza, ci apre pure le porte del cielo. La Chiesa prega con sentimenti colmi di commozione mista ad una comprensibile fierezza <e noi membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria> (Colletta). La Chiesa non solo ci fa pregare, ma pure ci fa sperare serenamente e quasi allegramente. Infatti, l’Ascensione porta a compimento il mistero dell’Incarnazione così come si è attuata nell’esperienza di Gesù di Nazaret, riconosciuto come Signore. Il Verbo del Padre, generato prima di ogni creatura, rappresenta per ciascuno di noi e per ogni uomo e donna in questo mondo il punto di riferimento, l’asse attorno a cui organizzare tutta la nostra esperienza di vita per <arrivare tutti allo stato di uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo> (Ef 4, 13). Il mistero dell’Ascensione ci invita ad affrettare il passo verso il cielo, ossia verso la pienezza, la totalità, la ricapitolazione di tutto ciò che fa parte della nostra vita e della nostra storia perché la forza che proviene dal mistero pasquale possa essere <pienezza di tutte le cose> (4, 10). Agostino direbbe: <Alzatevi da terra: se il corpo non può farlo, il desiderio voli>. Il mistero pasquale che si compie nell’Ascensione rappresenta proprio la fine di ogni opposizione tra cielo e terra; è il principio del loro reciproco compenetrarsi l’uno nell’altro in una perfezione che è non assenza di limite, ma trasfigurazione di ogni limite nell’amore che conosce la <grazia secondo la misura del dono di Cristo> (4, 7). Come Gesù siamo chiamati a riconoscere che il Padre è l’origine e il fine della nostra vita. Come Gesù siamo invitati a aderire pienamente, il più completamente possibile alla nostra carne, alla nostra storia perché questa sia una via che conduce proprio al cielo. La nostra umanità è ormai l’unica via per essere divinizzati senza essere in nulla de-umanizzati. Il Vangelo della risurrezione secondo Marco si conclude con una nota particolare <non dissero niente a nessuno perché avevano paura> (Mc 16, 8). Il racconto dell’Ascensione secondo Marco è un solenne invito al coraggio che arriva perfino a prendere <in mano i serpenti>, (16, 18) ossia a non temere nulla neppure il male da cui siamo attorniati. Questo perché il mistero pasquale di Cristo se riempie ormai <tutte le cose> (Ef 4, 10) non può che colmare in pienezza il nostro cuore. Con tutta la Chiesa, con tutta l’umanità attendiamo ogni giorno che si compia la promessa di Cristo: <voi sarete battezzati in Spirito Santo> (At 1, 5). Possa lo Spirito darci il coraggio per essere testimoni di quel Regno che è già in mezzo a noi, che è già dentro di noi.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *