Il tuo nome è Conoscenza, alleluia!

IV settimana di Pasqua

La nostra vita è legata in modo imprescindibile alla facoltà di conoscere! Senza conoscenza la nostra stessa sopravvivenza sarebbe continuamente in pericolo. Fin da piccoli siamo da una parte protetti per evitare di morire e, dall’altra, siamo iniziati ad ogni tipo di conoscenza per saperci orientare nella vita fino ad essere autonomi. Solo dopo essere stati protetti e introdotti nella vita diventiamo capaci di offrire questo medesimo servizio di iniziazione a coloro che vengono dopo di noi. Se è così per la vita fisica, psichica ed emotiva, è ancora più vero per la vita interiore e spirituale. Le parole del Signore Gesù pronunciate nell’intimità del Cenacolo sono particolarmente toccanti: <Se avete conosciuto me, conoscere anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto> (Gv 14, 7). Eppure, sembra che i discepoli non si siano ancora resi conto di tutto ciò, se uno di loro – Filippo – candidamente si fa portavoce del desiderio di tutti: <Signore, mostraci il Padre e ci basta> (14, 8). La risposta del Signore – pronta e immediata – ci permette di comprendere che cosa è sfuggito a Filippo e agli altri discepoli, e ci mette in guardia da ciò che continuamente può sfuggire anche a noi.

La richiesta di Filippo si muove in un orizzonte che potremmo definire statico e accademico: è come se il Padre fosse un concetto da dimostrare o una cosa da mostrare per prenderne atto e quindi per farne conoscenza. Invece le cose sembrano andare in un modo diverso per ciò che riguarda Dio e la nostra relazione con Lui. Il Signore Gesù, con tono quasi rattristato, risponde così: <Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre> (14, 9). Ciò che ci permette di conoscere veramente è il fatto di co-nascere continuamente in una condivisione di vita che si fa rivelazione del mistero della Vita. Per questo il Signore non rimprovera Filippo di non aver ascoltato e ritenuto, con sufficiente attenzione, i suoi insegnamenti, ma per il fatto di non essersi accorto che vivendo <con> Gesù, in realtà, viveva con la totalità del suo mistero. Nuotando in questo mistero si è già a contatto con il Padre e, per questo, gli stessi discepoli erano coinvolti in modo del tutto naturale nello stesso flusso di relazione e di amore. Eppure, come capita spesso anche a noi, non se n’erano accorti! Capita spesso anche nella vita: non ci accorgiamo di questo flusso in cui siamo così immersi da non poterlo percepire se non nella misura in cui risvegliamo e affiniamo la nostra sensibilità.

Il Signore Gesù porta le cose ancora più lontano poiché ci rivela che questo flusso di vita e di amore, continua e si approfondisce ancora di più quando, attraverso la sua mediazione, fa’ sì che il Padre operi dentro la nostra stessa vita fino a dire: <chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre> (14, 12). L’intelligenza del mistero di Dio e la conoscenza autentica cui la parola, e la presenza accanto a noi del Signore Gesù ci fanno pervenire, ci permettono di comprendere ciò che <i Giudei> (At 13, 45) non riescono proprio a comprendere. La loro chiusura ottusa li fa cedere al terribile tarlo della <gelosia>. In questo modo non si aprono al grande dono della <gioia> (13, 52) che è offerta pure a loro come a tutti, ma non a dispetto di alcuno.

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