Il tuo nome è Fortezza, alleluia!

VII settimana di Pasqua

Nel settenario dei doni dello Spirito Santo si conta pure la Fortezza! L’apostolo Paolo mentre si trova confrontato con le accuse che gli vengono mosse da ogni parte, rimane non solo fermo nella sua fede, ma sempre più capace di testimoniarla con un vigore che neppure le catene riescono a piegare. Il Signore Risorto gli si fa accanto per sostenere l’ardore del suo cuore e la decisione della sua volontà a non lasciarsi in nulla e per nulla intimidire: <Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma> (At 22, 11). L’ipotesi avanzata dai farisei opponendosi ai sadducei si dimostra più che fondata: <Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato> (22, 9). In realtà questo angelo è il Signore Risorto che si fa accanto a ciascuno di noi per renderci sempre più forti e decisi nel testimoniare il dono della risurrezione che segna e cambia tutta la nostra vita. Con il salmista possiamo ripetere ogni giorno e soprattutto nei momenti più esigenti del nostro cammino: <Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita> fino ad aggiungere con gratitudine e fierezza: <anche di notte il mio cuore mi istruisce> (Sal 15, 7).

Il Signore Gesù rinsalda continuamente la nostra fortezza e lo fa con la sua intercessione al cospetto del Padre da cui proviene ogni luce ed ogni energia. Ci sentiamo per questo profondamente parte delle ultime parole del Signore: <Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola> (Gv 17, 20). Siamo così inseriti in una catena che non ha niente a che fare con quelle che cercano di impedire la corsa del Vangelo, quanto piuttosto la catena di una trasmissione fedele e amorosa: <E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro> (17, 26). L’unità cui siamo chiamati non ha nulla a che fare con l’annichilimento delle differenze o con l’indebolimento del dono unico e particolare di ciascuno.

Al contrario il dono che il Figlio ci fa di entrare sempre più in comunione con il Padre è presenza dinamica dello Spirito Santo che rafforza e sostiene l’unico orientamento nella diversità delle forme e delle strade per la pienezza di tutti. La risurrezione di Cristo diventa così per ogni discepolo la fonte di una energia nuova capace di dare alla storia vissuta e sofferta un futuro che va oltre tutto ciò che abbiamo personalmente vissuto e sofferto. La preghiera di Gesù che si volge al Padre alla vigilia della sua Passione diventa per noi una scuola di vita. È necessario vivere pienamente sapendo conservare il senso della grandezza della vita che non si identifica mai con il vissuto ma diventa un tracciato della vita divina dentro di noi. Questa presenza si fa traccia per la vita di quanti dovranno continuare a lottare dopo di noi: <perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro> (Gv 17, 26). Uno sguardo del cuore così ampio esige una fortezza e un coraggio che dobbiamo continuamente chiedere nella preghiera e praticare nella vita di ogni giorno.

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