Il tuo nome è Giorno, alleluia!

Mercoledì di Pasqua

L’evangelista Luca, nella prima lettura, ci parla di uno storpio che <ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella> (At 3, 2). Lo stesso Luca ci racconta – solo lui – che <in quello stesso giorno> due discepoli <erano in cammino> (Lc 24, 13). Per Luca è questa la prima apparizione del Signore Gesù. Se facessimo un paragone con il quarto Vangelo, potremmo dire che questo camminare di Gesù in incognito, accanto a due suoi discepoli che ormai non si ritengono più tali e stanno ritornando alla vita di sempre, è analogo a quanto abbiamo contemplato ieri nel giardino con l’incontro tra il Risorto e Maria di Magdala. Ieri è bastata la ripetizione densa e amorosa del nome: <Maria>! Oggi vediamo che è necessario un po’ più di tempo e di calma per riattizzare il fuoco della discepolanza che sembra ormai totalmente spento nel cuore dei discepoli: <Si fermarono col volto triste…> (24, 17).

Il Signore Risorto non si lascia prendere nel vortice della tristezza, ma con calma e decisione riporta questi due discepoli smarriti alle ragioni del cuore che sembrano ormai inesorabilmente naufragate. Come spiega Michel de Certeau questo cammino avviene <lo stesso giorno>. Non è altri che <il giorno del Signore, giorno della fine e dell’inizio, giorno della risurrezione. Non si tratta di uno dei momenti della vita di Gesù evocati con la formula “in quei giorni”, ma si tratta di questo giorno unico cui tutti gli avvenimenti si riferiscono. Per questo ciò che avvenne in quel giorno è assolutamente vero per ogni giorno e si rinnova oggi>1. Pertanto, se questo è il messaggio di risurrezione che ci viene ridonato ancora una volta, vi è pure l’invito a non lasciare che la potenza della risurrezione passi invano accanto alla nostra vita.

Il Signore Risorto certo si accosta ai due discepoli tristi, intavola con loro un dialogo e permette loro di sfogare tutta la loro tristezza… eppure attende un invito che venga da parte loro: <Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto> (Lc 24, 29). Il testo evangelico continua così: <Egli entrò per rimanere con loro> ed è questo che cambia tutto. È questo entrare e rimanere di Cristo Signore che permette alla morte, da cui i discepoli sembrano essere terribilmente tramortiti, di trasformarsi in porta… anzi in <porta del tempio detta Bella> (At 3, 2). La vera porta è ormai il corpo stesso del Signore Gesù che, ancora una volta, dice tutta la sua realtà nel gesto inconfondibile e ardente di un pane spezzato e condiviso. È così che il tramonto si trasforma in alba e, quella morte che sembrava aver messo una pietra inamovibile sulla vita, si trasforma nel parto di un nuovo inizio. Anche per noi ogni giorno potrebbe diventare il grande giorno nella misura in cui non sottovaluteremo mai ciò che sentiamo ardere nel nostro cuore. E questo soprattutto quando la nostra mente continua a cercare di convincersi che ormai tutto è spento… che tutto è inesorabilmente finito.


1. M. de CERTEAU. Les pèlerins d’Emmaus, Christus, 13 (1957) p. 56.

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