Il tuo nome è Giudizio, alleluia!

II settimana di Pasqua

Al cuore del dialogo tra Gesù e Nicodemo troviamo due parole incandescenti. La prima suona così: <Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chi crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna> (Gv 3, 16). La seconda sembra contraddire la prima e, invece, non fa che confermare quella fiducia di Dio nella nostra umanità che si fa dono pieno di libertà: <E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce> (3, 19). Questo versetto del vangelo secondo Giovanni è posto come primo verso del famoso Canto di Giacomo Leopardi: La ginestra o il fiore del deserto. Se ci mettiamo in ascolto della poesia possiamo sentire come, il dramma della nostra umanità, fa tutt’uno con il dramma della salvezza che l’Altissimo continuamente vuole donarci senza mai forzarci in alcun modo. Ed è esattamente ciò che possiamo trovare nella prima lettura. L’andirivieni dal carcere sbarrato, in cui i notabili del popolo hanno fatto rinchiudere gli apostoli, è un simbolo molto forte di quel continuo andirivieni attraverso il nostro cuore che non solo è difficilmente guaribile, ma che spesso rischia di farsi del male chiudendosi alla vita, alla grazia e alla luce.

Se si potesse usare un’immagine per spiegare e caratterizzare l’atteggiamento dei notabili, verrebbe da dire che sono come coloro che chiudono volutamente gli occhi senza essere ciechi e per questo continuano ad inciampare. Il testo si apre con una sorta di foto istantanea o con un primo piano inequivocabile: <si levò il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono nella prigione pubblica> (At 5, 17). L’autore degli Atti degli Apostoli ci porta direttamente e inesorabilmente alla radice del problema, dichiarando in modo franco la malattia che è la gelosia. Non c’è bisogno di esprimere un giudizio dall’esterno – né dall’alto né dal basso – perché esso è evidente ed è come racchiuso nella stessa realtà delle cose. Le guardie si fanno testimoni dell’inevitabile e dell’evidenza più chiara davanti a cui i capi continuano a voler chiudere gli occhi e il cuore: <Abbiamo trovato la prigione scrupolosamente sbarrata e le guardie che stavano davanti alle porte, ma, quando abbiamo aperto, non vi abbiamo trovato nessuno> (At 5, 23).

Ciò che il Signore ci offre è chiaro ed evidente, ma non è sempre altrettanto pronta la nostra risposta e non è sempre generosa la nostra accoglienza che talora, invece, si rivela come una vera e propria resistenza alla luce che pure, per sua natura, si effonde con grazia. Il giudizio di Dio evocato dal Signore Gesù, e il modo di giudicare da parte dei notabili, sono opposti. Il primo apre, mentre il secondo chiude. Inoltre il giudizio di Dio, che è un modo per indicare il suo stile nel governare e reggere la storia del mondo, è sempre contrassegnato dal dono e dall’incremento della libertà, mentre i capi del popolo cercano di garantire solo i propri privilegi. La chiave per aprire tutto e sempre è ciò che il Signore sembra quasi confidare a Nicodemo che ormai ascolta in grande silenzio: <Dio ha tanto amato…>… l’amore apre!

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