Il tuo nome è Pietà, alleluia!

VII settimana di Pasqua

Le letture della Liturgia hanno oggi un sapore di commiato e una punta di nostalgia. La conclusione della prima lettura riguarda il destino di Paolo la cui vela è sempre più sciolta verso l’esodo del martirio: <e così ordinai che fosse tenuto sotto custodia fino a quando potrò inviarlo a Cesare> (At 25, 21). Il Vangelo ci riporta intensamente, dopo i lunghi e commossi discorsi del Cenacolo, ai profumi della risurrezione e alla terza apparizione del Risorto vicino al lago di Tiberiade che si conclude con lo stesso invito del primo incontro sulle rive dello stesso lago: <Seguimi> (Gv 21, 19). Il tempo pasquale, che sta per concludersi con la solennità di Pentecoste, è per ciascuno di noi l’occasione per fare il punto non solo del nostro cammino di sequela, ma sulla nostra crescita in consapevolezza di ciò che realmente ha significato e continuerà a significare essere discepoli del Signore Crocifisso e Risorto. Possiamo ben immaginare cosa sia stato per Pietro e per Paolo rileggere il mistero della loro chiamata sulla riva del lago e sulla strada che porta a Damasco non più all’inizio ma verso la fine della loro esistenza.

Come commenta Giovanni Crisostomo: <Ora l’amore non è questione di miracoli, ma semplicemente di virtù. Abbiate dunque l’amore in voi e sarete tra gli apostoli, anzi nei primi posti tra di loro! Volete un’altra prova di questo insegnamento? Sentite come Cristo si rivolge a Pietro: “Pietro, mi ami tu più di costoro?” Non c’è nulla che possa farci ottenere il Regno dei cieli se non amare Cristo come merita. Cosa faremo per amarlo più degli apostoli? Ascoltiamo Cristo, colui che dobbiamo amare: “Se mi ami più di costoro, pasci le mie pecorelle”. Lo zelo, la compassione, la preoccupazione della carica pastorale, sono atti, non miracoli>. Per ciascuno di noi si tratta di diventare un “miracolo” che testimonia la forza e la bellezza della sequela del Signore non più nell’immaginazione e nel giusto entusiasmo degli inizi, ma nella consapevolezza e nella verità sempre più piena della fine.

Mentre la nostra invocazione per una rinnovata effusione dello Spirito promesso si fa insistente e ardente, vogliamo chiedere quest’oggi in particolare il dono della Pietà. Abbiamo, infatti, bisogno ogni giorno di crescere nell’amore verso Dio che si fa cura della nostra relazione con lui attraverso la preghiera e l’intimità di una continua presenza alla sua volontà d’amore. Con la Liturgia facciamo questa invocazione all’offertorio quando preghiamo: <manda il tuo Spirito a purificare i nostri cuori>. Non è difficile immaginare quanto e come l’incontro tra il Maestro e Simon Pietro dopo la Pasqua sul lago di Tiberiade sia stato per il discepolo un rinnovato battesimo di desiderio e di amore ritmato dalla triplice domanda: <mi ami… mi ami… mi vuoi bene?>. Non è altrettanto difficile immaginare quanto per Paolo il tempo dell’attesa del giudizio dell’imperatore sia stato un tempo prezioso per rivedere la sua vita e offrirla come canto di grazie all’opera della grazia che aveva lavorato, purificato, cesellato il suo cuore. Ora tocca a noi di lasciarci dire tutta la verità nell’intimità del cuore, la verità su noi stessi: <e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi> (Gv 21, 18).

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