Il tuo nome è Speranza, alleluia!

VII settimana di Pasqua

Le parole dell’apostolo Paolo ci portano al cuore di ciò che abbiamo celebrato e vissuto lungo tutto questo tempo pasquale: <Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza di Israele che io sono legato da questa catena> (At 28, 20). Eppure Paolo non è legato da alcuna catena se non da quella della <libertà> (28, 18) che, nel suo lungo cammino di fede, ha fatto maturare nel suo cuore in modo talmente profondo da diventarne un predicatore e testimone appassionato. La domanda posta dall’altro apostolo – Pietro – circa il cammino e la sorte del discepolo prediletto esprime bene la nostra fatica a vivere fino in fondo e pienamente il nostro cammino di sequela e di amore che è assolutamente personale e magnificamente unico: <Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi> (Gv 21, 20). Ed è proprio l’evangelista che la tradizione identifica con il <discepolo che testimonia> (21, 24) ad evocare quelle <molte altre cose compiute da Gesù> (21, 25). Tutta la vita ci è donata per scoprire l’inenarrabile ricchezza del dono della relazione con il Signore che sta a fondamento di tutta la nostra esistenza e si fa ardente testimonianza di una speranza che è per tutti in modo personale ed unico.

Alla vigilia di una nuova Pentecoste imploriamo ardentemente il dono dello Spirito Santo perché apra i nostri occhi per vedere le meraviglie compiute dalla grazia nel segreto più intimo di ogni cuore a partire dal nostro. Il tempo pasquale è, ogni anno, una sorta di scuola di interiorità che ci permette di entrare sempre più in contatto con la nostra intimità ove contemplare il mistero di Cristo Salvatore nella preghiera e nella contemplazione e maturare così l’audacia di annunciare il Vangelo fino all’estremità della terra dopo averlo accolto negli estremi più reconditi del nostro cuore. Solo così come Paolo, come Pietro, come il discepolo amato… come e con ogni uomo e ogni donna sapremo e ameremo vivere l’esperienza di ogni giorno quale occasione di grazia e di salvezza. Questo comporta di saper attraversare le prove e le contraddizioni della vita nella speranza che esse sono parte integrante dell’esistenza e la rendono così un’esperienza pasquale, una vera piccola risurrezione.

Il quarto Vangelo si chiude non con una conclusione, ma con una magnifica apertura alla speranza che tra quelle <molte altre cose> ci sia quel cenno segreto che il Risorto fa a ciascuno di noi personalmente. Su queste <molte altre cose> che sono le “nostre piccole cose” vissute con il Risorto, siamo chiamati a rischiare tutta la nostra vita facendone una testimonianza amorosa e ardente per tutti della libertà di Dio che fonda la nostra personale libertà che nessuna catena può imprigionare. Mentre si concludono i giorni della letizia pasquale possiamo chiederci quanto siamo cresciuti in speranza e quanto siamo maturati nell’amore.

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