Il tuo nome è Trasformazione, alleluia!

PENTECOSTE

La Chiesa come pure ciascuno di noi quali membra vive di un unico corpo ci troviamo sempre nella condizione degli apostoli. Dopo la Risurrezione e l’Ascensione i discepoli nel Cenacolo attendevano <insieme> (At 2, 1) di essere capaci di portare e di annunciare l’esperienza vissuta con il Signore Gesù. Efrem Siro, con la sua consueta penetrazione poetica, non esita ad immaginare il collegio degli apostoli <come fiaccole pronte in attesa di essere illuminate dallo Spirito Santo per illuminare con il loro insegnamento l’intera creazione>. Sprofondandosi nella contemplazione del mistero della Pentecoste nella sua omelia per questa luminosa solennità, il diacono Efrem ci aiuta a leggere l’icona di questa festa – in cui gli apostoli sono ordinatamente seduti in semicerchio – quale grembo che attende di essere fecondato e come <agricoltori che portano la semente nella falda del loro mantello in attesa di ricevere l’ordine di seminare>. Non solo, li descrive anche <come marinai la cui barca è legata al porto del Figlio e che attendono di ricevere la brezza dello Spirito>. Nella nostra esperienza quotidiana tutti noi sappiamo che senza il fuoco e senza il calore nulla può essere trasformato e nessun alimento può essere cotto. Se questo vale per le cose che la natura ci offre e che noi amiamo trasformare per rendere più nutrienti e gustose, vale altresì anche per noi stessi, per la nostra vita fatta di emozioni e sentimenti che <si oppongono a vicenda> (Gal 5, 17). Il dono dello Spirito non è una semplice e fugace visita degli dèi pagani o la meravigliosa manifestazione delle teofanie bibliche (Es 19; 1Re 19). La Pentecoste è una trasformazione che implica tutta la persona e la rifonda in se stessa e in relazione con gli altri. L’apostolo Paolo lo esplicita in modo forte: <Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito> (Gal 5, 24-25) Con il dono pieno dello Spirito – secondo la promessa del Risorto – il fiore della Pasqua matura nel frutto della Pentecoste. Il suo profumo di gioia è percepibile come il primo covone che il popolo di Israele presentava al Tempio; come la Legge ormai scritta nei cuori del cui dono sul Sinai si fa oggi memoria nella Sinagoga e in virtù della quale ogni uomo è libero e restituito alla sua originale regalità al pari e secondo l’icona di Davide di cui i pii israeliti ricordano sempre oggi la nascita. Se entriamo in questa logica allora come dice L. Deiss <Il Vangelo è il libro dei cristiani e la vita dei cristiani è il libro dei pagani> e ci ritroviamo così naturalmente nel dinamismo della Pentecoste. Con la nostra disponibilità facciamo in modo che lo Spirito rinnovi la speranza e ci ridoni pienezza si vita.

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