In cammino

IV settimana T.O.  –

Continua la lettura di questo prezioso capitolo di Marco che si incrocia, per così dire, con uno dei passaggi più desolanti del ciclo di Davide. Siamo alla fine di un lungo percorso, che va della strada che conduce <dall’altra riva> (Mc 5, 21) fino alla casa di <Giàiro> (5, 22). E’ un percorso che sembra lunghissimo a motivo delle emozioni forti vissute dal Signore Gesù e da coloro che lo accompagnano e si rivolgono a Lui per ritrovare – attraverso la salute del corpo – una speranza per la propria vita, intesa e accolta nella sua totalità. Il finale di questo lungo itinerario fa da inclusione a quanto abbiamo potuto meditare sulla figura dell’indemoniato di Gerasa: <E subito la fanciulla si alzò e camminava: aveva infatti dodici anni> (5, 42). A questa consolante immagine di una ragazza che finalmente sembra ritrovare la gioia di poter camminare, fa da sfondo quella del bellissimo e valoroso Assalonne privato della vita e appeso alla <grande quercia> (2Sam 18, 9).

Purtroppo, Assalonne non si è abbassato in tempo e non ha saputo calcolare saggiamente il rapporto tra se stesso, la sua folta capigliatura e la quercia sotto cui doveva passare, e così: <il mulo che era sotto di lui passò oltre>. Si dice che Assalonne <cavalcava il mulo> ma, in realtà, sembra essere il mulo a cavalcare il giovane e audace Assalonne, portandolo alla rovina. Se in questo animale viene rappresentata tutta la sfera della nostra fisicità, vediamo che, nel Vangelo, il Signore aiuta le persone che incontra a non permettere che il mulo della propria esperienza fisica passi oltre, lasciandoli sospesi <tra cielo e terra>, in una disarmonia delle componenti e degli elementi che fanno la vita capace di creare la malattia fino a condurre alla morte. La reazione del Signore Gesù è stranamente così sicura da essere ridicolizzata: <La bambina non è morta, ma dorme> (Mc 5, 39). Così pure davanti al gesto furtivo della donna che sente   la vita scorrere via senza tregua, tanto da sembrarle continuamente sprecata, è persino severo: <Chi ha toccato le mie vesti> (5, 30).

Il Signore Gesù è capace di rimettere in cammino la speranza di tutti proprio perché non si lascia bloccare dalle evidenze del male, ma sa scorgere persino – fino a risvegliare – ciò che dorme sotto le coperte di un’abitudine alla sofferenza come è quella della donna, una sofferenza che dura da dodici anni; oppure, come nel caso della figlia di Giàiro, pronta a reagire di fronte all’ineluttabilità della morte. Il Signore Gesù vede oltre, vede dentro, spera ancora e, con il suo tocco che vuole essere personale e diretto, rimette in moto la vita. L’atteggiamento del Signore Gesù forse ci permette di comprendere un po’ meglio il sentimento di Davide che, nonostante tutto il male ricevuto dal figlio Assalonne, non solo lo piange come è naturale, ma non smette di serbare la memoria di ciò che il suo cuore di padre conosceva e amava in questo figlio certamente difficile. Il grido di lamento di Davide è come se esprimesse il dolore per un cammino incompiuto di colui che rischia di essere rimasto <figlio> senza avere avuto il tempo di diventare, a sua volta, padre: <Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!> (19, 1). 

1 commento
  1. Marielle
    Marielle dice:

    ” Il Signore Gesu’ vede oltre, vede dentro, spera ancora e, con il suo tocco che vuole essere personale e diretto rimette in moto la vita ”
    Che questa nostra speranza ci guida sempre per camminare nel buio della notte !

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