Lacci

IV Domenica T.O.

La parola dell’apostolo Paolo può aiutarci ad entrare nella comprensione del primo segno che il Signore Gesù compie nel vangelo secondo Marco. Quasi per scusarsi per avere forse esagerato nel suo modo esigente di presentare il vangelo di Cristo, l’apostolo scrive ai cristiani di Corinto: <Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni> (1Cor 7, 35). Stando al racconto evangelico di questa domenica non è, di certo, questa la sensazione provata dallo <spirito impuro> (Mc 1, 23) il quale si mise a gridare in modo forte e chiaro: <Sei venuto a rovinarci> (1, 24). In questa domenica la liturgia ci chiede di guardare con attenzione nel profondo del nostro cuore al fine di saper discernere tutte le <deviazioni> (1Cor 7, 35) che in esso albergano. Esse rappresentano e un vero e proprio <laccio> che ci impedisce di essere noi stessi e soprattutto non ci permette di dare lo spazio necessario all’ascolto che crea quella relazione con Dio capace di dare pienezza alla nostra esistenza. Ancora una volta il libro del Deuteronomio insiste con la sua esortazione accorata: <Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto> (Dt 18, 19).

 Il salmo esplicita ulteriormente l’invito della Torah: <Non indurite il cuore> (Sal 94, 8). Non possiamo nascondere a noi stessi la tentazione sempre in agguato nella nostra vita e che riguarda esattamente questa possibilità continua che il nostro cuore si indurisca proprio per difendersi dal giogo soave della libertà. L’avversario delle nostre anime, sempre e in tutti i modi, cerca di confondere il nostro discernimento facendo apparire come un <laccio> ciò che in realtà è un legame che libera la nostra capacità di essere in relazione e quindi di essere persone. Sempre il diavolo cerca di convincerci che il <laccio> dell’attaccamento cieco a noi stessi è un modo per essere liberi. Da questo inganno continuo e sempre possibile, il Signore ci guarisce creando in noi un’atmosfera nuova capace di promettere e preparare tempi nuovi per un modo nuovo di essere persone. 

Il Signore Gesù davanti ad ogni nostra agitazione reagisce instaurando una nuova alba di creazione che può trovare la sua origine solo nel silenzio creativo dell’amore e per questo si impone con un solenne <Taci!> (Mc 1, 25). In una sua Meditazione, J. Lebot ci aiuta ad affinare il nostro ascolto: <Il silenzio mi ha detto: Ritrova in me l’aurora stanca e allucinata nel fuoco dei tumulti. Il silenzio mi ha detto: Impara la lacerazione dove il mondo interiore si abbevera alla vera sorgente>. È proprio in questo silenzio rigenerante che ci sarà dato di riconoscere nel Signore Gesù più che <un profeta> (Dt 18, 15) e potremmo farci eco/fama della sua salvezza in mezzo ai nostri fratelli e sorelle bisognosi di guarigione e non certo di un <laccio> (1Cor 7, 35)

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