Largheggiare

III settimana T.O.  –

Giovanni Crisostomo ci dà una bella chiave per entrare nella parabola odierna: <Cristo ci mostra che la sua parola è destinata a tutti, indistintamente. Infatti, come il seminatore della parabola, senza fare nessuna distinzione fra i terreni semina ai quattro venti, così il Signore non distingue il ricco dal povero, il saggio dallo stolto, il negligente dal diligente, il coraggioso dal vigliacco, ma si rivolge a tutti e, pur conoscendo l’avvenire, da parte sua fa di tutto finché non possa dire: «Che cosa dovevo fare ancora che io non abbia fatto? (Is 5,4)>. Nel suo linguaggio impastato di vita tratta dell’esperienza quotidiana di tutti, il Signore Gesù usa immagini attraverso le quali, se riconosce le differenze, non crea opposizioni. Con grande naturalezza si constata che ci sono <Quelli lungo la strada…> (Mc 4, 15) come <quelli seminati tra i rovi> (4, 18) senza dimenticare <quelli seminati sul terreno buono> (4, 20). Così pure accanto alla differenza oggettiva che segna l’esperienza diversa ed unica di ogni vita, si può constatare, serenamente, la differenza di relazione e di accoglienza, tanto da rispettare quelli <che sono fuori> (4, 11), senza dimenticare di dare i mezzi necessari per <comprendere> (4, 13) a quanti lo desiderano. 

Lo stesso Vescovo di Costantinopoli risponde alla giusta obiezione riguardo all’assurdità di seminare tra sassi e spine: <Ma nella sfera spirituale, non è lo stesso: il sasso può diventare una terra fertile, la strada non essere più calpestata dai passanti e diventare un campo fecondo, le spine essere sradicate e permettere al seme di dare frutto liberamente. Se questo non fosse possibile, il seminatore non avrebbe sparso il seme come ha fatto>1. A ciascuno di noi viene richiesto di fare altrettanto e di comportarci nella medesima maniera, con una speranza larga e una fiducia largheggiante. È infatti questa fiducia serena a costruire quella <casa> (2Sam 7, 14) che noi, come il re Davide, vorremmo approntare per Dio. Non solo il Signore semina, ma pure prepara il terreno della nostra vita con la stessa cura con cui si prepara un nido per l’amore, un solco per un seme amato, un angolo per un ricordo caro.

Le parole del profeta Natan sono un aiuto per Davide perché il suo cuore non dimentichi ciò che ha segnato e reso luminosa la sua vita: <Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge… Sono stato con te dovunque sei andato> (7, 8-9). Se pensiamo a noi stessi come ad un seme caduto nella terra la cosa più importante è quella di non dimenticare da quale mano siamo stati fatti cadere. Il ricordo della mano di Dio che ci ha custoditi e ci ha seminati, dovrebbe essere per ciascuno di noi un motivo di gratitudine che si manifesta nella capacità di dare il meglio di se stessi, offrendo un frutto che faccia del bene e diventi segno del regno di Dio che viene. Tutta la nostra vita con le sue luci e le sue ombre non solo è un campo seminato da cui si attende di cogliere un frutto, ma è una <parabola> (Mc 4, 13) da comprendere appieno imparando così a largheggiare nel dono che è sempre promessa di un frutto.


1. GIOVANNI CRISOSTOMO, Discorsi sul Vangelo di Matteo, 44, 3-4.

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