L’ora dell’amore

Giovedì Santo  –

<Sapendo che era venuta la sua ora […] li amò sino alla fine> (Gv 13, 1). Ma cosa significa amare? L’amore sembra avere nel pensiero del Signore Gesù un particolare legame ai piedi. È, infatti, quando i suoi piedi sono stati lavati, baciati e profumati che Gesù ha sentito l’amore capace di farsi perdonare tutto: <poiché ha molto amato … a chi si perdona poco, ama poco> (Lc 7, 47). Per Gesù amare sino alla fine significa introdurre i suoi amici nel mistero dell’amore come scandalo: l’amore è assurdo, è incomprensione, è eccessivo, è oltre. Il Signore Gesù ci dice tutto ciò prendendo un po’ d’acqua e cominciando a lavare i piedi di coloro che lo hanno seguito fino a quel momento, fino a quel punto per confortarli, per rassicurarli e per prepararli al cammino più lungo che sta sempre davanti a noi e mai già dietro di noi: <Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano…> (Es 12, 11). Davanti all’imminenza della sua gloriosa passione, quando il diavolo ha già convinto Giuda, Gesù prepara i suoi come lui stesso è stato preparato e così <cominciò a lavare i piedi dei discepoli> (Gv 13, 5) perché a lui mai si possa rimproverare ciò che aveva rimproverato a Simone. Come Pietro resistiamo a qualcosa che ci sembra eccessivo e Gesù ci dice: “Lasciati fare come ho fatto io”: <lo capirai dopo> (Gv 13, 7). L’amore non è mai in verità adesso, ma dopo. L’amore vero è ciò che riesce a diventare più di un ricordo, memoria: <Questo giorno sarà per voi un memoriale> (Es 12, 14) <Fate questo in memoria di me> (1Cor 11, 24). Il Signore e il Maestro ci ha svelato il segreto della sua vita e ci ha indicato la via: per amare secondo il cuore del Padre: bisogna essere in grado di lavare i piedi degli altri. Ciò significa essere in grado di amare il cammino dell’altro, di aiutarlo e sostenerlo nel raggiungere la sua meta, il suo compimento, il fine della sua vita: unico e irripetibile, talora tragico…! Tutti noi abbiamo i piedi sporchi e abbiamo bisogno che ci venga reso questo atto di carità: accoglierci proprio con quella polvere — e forse ancora di più — che il cammino della vita inevitabilmente ammassa sui nostri piedi. Il Signore Gesù ci libera da ogni illusione di purezza che sia frutto di “pulizia personale” e ci dice in certo modo “Nessuno che cammini può avere i piedi puliti” che si può anche dire: “Nessuno può venire a me pulito”. Non si può camminare nella vita senza sporcarsi i piedi e perciò non si può crescere nell’amore senza chinarsi ai piedi dell’altro fino a sporcarsi le mani per l’altro. Non ci capiti come la Sposa del Cantico, davanti al passaggio dello Sposo, di dire: <Mi sono tolta la veste; come indossarla di nuovo? Mi sono lavati i piedi; come sporcarli di nuovo?> (Ct 5, 3). Recliniamo invece il nostro capo sul petto del Signore e piangendo lacrime di compunzione e di amore imploriamo il Maestro e il Signore, lo Sposo perché su quel cuore per essere iniziati <all’arte dell’amore> (Ct 8, 2).

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