Luminoso dolore

San Lorenzo

La notte del 10 agosto gli occhi di molti si rivolgono speranzosi al cielo per cogliere al volo una stella cadente: è un vero appuntamento per tutti coloro che amano coltivare una profonda unione tra cielo e terra, tra ciò che sorge come desiderio nel nostro cuore e ciò che palpita negli immensi e imperturbabili spazi celesti. Se scientificamente la caduta delle stelle è da imputarsi al passaggio, all’interno dell’orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), culturalmente la pioggia di stelle è stata elaborata in modo più poetico. Questa notte è infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo, dal III secolo sepolto nell’omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un’atmosfera magica e carica di speranza. In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo.

Questa credenza un po’ magica e un po’ superstiziosa assume un significato ben più grande se veramente ci lasciamo guidare dalla testimonianza del martire e diacono Lorenzo che si riassume in una parola, quella che ci viene ricordata dall’apostolo: <Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno> (2Cor 9, 9). A questa parola dell’apostolo, che riprende un testo delle Scritture, è bello accostare una parola del Signore: la sua generosità è scritta <nei cieli> (Lc 10, 20). La tradizione vuole che il martirio di Lorenzo sia legato alla sua attenzione alla condizione dei poveri della Chiesa di Roma di cui si sente il custode ben prima di essere l’amministratore dei beni materiali della Chiesa che sono a loro destinati. Sulla graticola del suo martirio, Lorenzo ha fatto bruciare tutte le illusioni e gli attaccamenti mondani mostrando, con infinito splendore, la perla della sua anima capace di accogliere e detergere le lacrime di tanti poveri e di tanti bisognosi. La Liturgia bizantina così canta in questa festa: <Il Sovrano e Signore, ti ha dato, o martire, come aiuto il carbone ardente: da esso bruciato, hai deposto la tenda di creta e hai ereditato la vita e il regno immortali>1.

La liturgia di questa festa è come intessuta di fuoco e di stelle, di fiamme e di bagliori in cui risplende il segreto della vita di ogni discepolo del Signore Crocifisso e Risorto così come ci viene indicata dallo stesso Maestro: <se il chicco di grano caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto> (Gv 12, 24). Il fatto che dopo tanti secoli ancora ricordiamo e amiamo il nome di Lorenzo è la prova di quanto vera sia la parola del Signore. Non ci resta che seguire l’esempio di una vita <generosamente> (2Cor 9, 8) spesa per chi è più povero e bisognoso. Potremmo cominciare offrendo il desiderio di questa notte per chi sappiamo essere più povero e, guardando il cielo a caccia di lacrime di stelle, non pensare a noi stessi ma a ciò che sta a cuore agli altri. Chissà, forse il cielo ne sarà talmente contento da far piovere generosamente luce…!


1. Anthologhion, IV, p. 887.

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