Piuttosto
XIII Settimana T.O. –
Non possiamo nascondere un certo disappunto unito ad un profondo dispiacere di confrontarci con la reazione inaspettata e così particolare dei Gadareni davanti alla guarigione appena compiuta dal Signore Gesù: <quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio> (Mt 8, 34). Dinanzi a questo atteggiamento che, forse, ci è molto meno estraneo di quanto pensiamo, la parola del profeta Amos risuona nel nostro cuore: <Piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne> (Am 5, 24). Invece è come se nel nostro cuore le acque della compassione si rinsecchissero a motivo della preoccupazione per i nostri piccoli interessi che, non raramente, fanno passare in secondo piano le necessità di guarigione e di pienezza di vita dei nostri fratelli.
In realtà ciò che i demoni, che tengono prigionieri questi due uomini, dicono al Signore Gesù, rischia di interpretare ciò che noi stessi sentiamo davanti alla minaccia che l’irruzione della vita nella nostra esistenza e nei nostri rapporti richiede come cambiamento e come novità: <Che vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?> (Mt 8, 29). Non ci sfuggano due caratteristiche di questo brusco modo di farsi presente al Signore Gesù da parte del Maligno: da una parte, come già nel Giardino dell’Eden, prende la parola per primo senza quasi per paura che la sua presenza passi inosservata o comunque sia sgradita, e dall’altra parla al plurale aggiogando questi due uomini in una identità che schiaccia ogni possibile espressione di personalità. Inoltre, come sempre il parlare del Maligno è tendenzioso in quanto legge la presenza del Cristo come una minaccia e non come un sollievo.
L’intervento del Signore Gesù in territorio pagano segna una tappa importante e oltremodo significativa nell’indietreggiare del male che sfigura l’esistenza delle persone. Non temiamo di lasciare che il Cristo Signore visiti le nostre terre interiori e le riscatti dalle molteplici catene di schiavitù attraverso la potenza del Vangelo che libera e salva. Nondimeno non c’è da meravigliarsi a motivo delle resistenze che persino il nostro cuore così desideroso e bisognoso di salvezza e di guarigione oppone alla forza liberatrice del Vangelo. Anche noi, infatti, come i Gadareni spesso preferiamo scendere a patti con ciò che ci incatena e ci schiavizza, piuttosto che accettare di essere lanciati verso gli orizzonti di una vita nuova che esige il distacco e la disponibilità ad accogliere gli orizzonti sconosciuti di una vita nuova tenendo conto che essa non si rende possibile se non a prezzo di rinnovati distacchi. Invece di seguire la logica del Maligno che si sente tormentato dalla “minaccia di vita” rappresentata dal Signore Gesù, siamo chiamati ad assumere l’atteggiamento del Cristo che ci permette finalmente di uscire dalle nostre tombe e aiutare i nostri fratelli a ritrovare cammini di vita autentica in obbedienza alla parola del Signore che, ancora oggi attraverso la voce dei suoi profeti, ci invita a resistere ad ogni tentazione di morte: <Cercate il bene e non il male, se volete vivere, e solo così il Signore, Dio degli eserciti, sarà con voi, come voi dite> (Am 5, 14). Non dobbiamo dimenticarlo per non reagire come i Gadareni: <solo così>!






