Panico

VI settimana T.O.  –

Si crea, sulla <barca> (Mc 8, 14) della Chiesa nascente, che si trova in mezzo al lago in viaggio da una sponda all’altra della storia e della realtà umana, un momento di grande panico: <perché non avevano pane> (Mc 8, 16). Questa paura dei discepoli di morire di fame assume tutto il suo peso di panico, ma si rivela anche alquanto patetica a partire dalla nota esplicitamente espressa dall’evangelista: <non avevano con sé sulla barca che un pane solo> (8, 14). In quest’annotazione, apparentemente di cronaca spicciola e quotidiana, si dice, in realtà, tutta la sfida che continuamente si pone alla vita della Chiesa e di ciascun credente: credere fino in fondo e rimanere profondamente in pace proprio nella misura in cui abbiamo con noi il <pane solo>, quello che è necessario per attraversare il mare della vita e raggiungere il porto della pace. Questo pane è la presenza del Signore Gesù dentro di noi e con noi, la forza di questa presenza nel più intimo di noi e al centro delle nostre relazioni di viandanti, di pellegrini, di naviganti. Come i discepoli anche noi siamo talmente presi dal panico del rischio di morire di fame, soprattutto a livello di sicurezza e di garanzia di sopravvivenza, da dimenticare, quasi inconsapevolmente – perché totalmente assorbiti dalla paura di non farcela – le <Dodici> (8, 19) e le <Sette> (8, 20) ceste di abbondanza di cui abbiamo già fatto esperienza nella nostra vita.

Eppure, c’è qualcosa in noi che è più forte della stessa esperienza ed è al cuore di questa nostra struttura così radicata nella sfiducia. La parola accorata del Signore Gesù ci raggiunge al cuore di ogni nostra sfiducia: <Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? […] E non vi ricordate…?> (8, 17-18). Non c’è nessuna risposta a queste domande da parte dei discepoli, così come noi stessi non siamo capaci di rispondere in modo adeguato ogni qualvolta veniamo presi dallo stesso panico, dalla stessa paura, dallo stesso sgomento di non avere a sufficienza per vivere, pur avendo già fatto esperienza – più volte – del <buon regalo e ogni dono perfetto che vengono dall’alto> (Gc 1, 17). Questi sono capaci di colmare la nostra vita in modo inaspettato proprio nei momenti in cui tutto ci sembra perduto. La parola dell’apostolo ci raggiunge e, in certo modo, ci ferisce: <Beato l’uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano> (1, 12). E sembra che l’amore venga proprio provato dal fatto di essere capace di non impanicarsi nel momento in cui viene messo alla prova.

Anzi, sembra che la prova sia una grande occasione per entrare maggiormente e veramente  nel mondo di Dio, nella Sua logica come <primizia delle sue creature> (1, 18). Ma questo sembra impossibile fino a quando gli <occhi> (Mc 8, 18) del nostro <cuore indurito> (8, 17) sono completamente assorti su noi stessi e sulla nostra sopravvivenza, dimenticando il livello nutrizionale di quel <pane solo> (8, 14) che abbiamo dentro di noi. Lasciamoci trafiggere dalla parola del Signore Gesù: <Non capite ancora?> (8, 17). Chiediamoci con coraggio come mai non vogliamo capire, lasciandoci prendere così spesso dal panico. Come mai questo <pane solo> non ci basta ancora e rischia, in realtà, di non bastarci mai?

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