Protesta

Maria Madre della Chiesa

La prima lettura di questa memoria ci porta lontano e ci ricorda che la nostra umanità non è solo il frutto della creazione, ma anche il segno di una partecipazione della nostra umanità all’opera continua della creazione quale tappa ineludibile di ogni cammino di santità. All’aurora della storia, Eva viene acclamata: <madre di tutti i viventi> (Gen 3, 20). Prima di richiedere per se stesso il titolo di padre o per il Creatore, Adamo riconosce meravigliosamente questo titolo alla donna con cui è chiamato, persino dopo aver sperimentato il dramma del peccato, a trasmettere il dono della vita. Dall’alto della croce, il nuovo Adamo, Cristo Signore come testamento di tenerezza non fa altro che donare al discepolo amato una presenza che assicuri la continuità della relazione e dell’amore: <Ecco tua madre>. La reazione del discepolo amato diventa il modello della vocazione della Chiesa: <l’accolse con sé> (Gv 19, 27). Come ci ricordano gli Atti degli Apostolo il ruolo di Maria come ogni madre è quello di tenere <insieme> gli apostoli con gli altri discepoli e discepole (At 1, 14) per creare uno spazio di vita aperto a tutti e in cui tutti sono benvenuti e benvoluti.

In un racconto così si commenta l’icona dell’Annunciazione del Signore in cui è chiaramente visibile il filo tessuto dalle mani operose di Maria: <”Secondo voi, perché Maria ha un gomitolo in mano?”. Dopo un po’ di silenzio, aveva risposto il monaco: “Il gomitolo fa vedere che questa donna, questa santa donna, la Vergine, sta tessendo la carne del Verbo di Dio, a quel Verbo che fu sin dal principio e per mezzo del quale tutto è stato creato”>1. Venerando e invocando Maria come Madre della Chiesa vogliamo continuare come Lei e con Lei a filare quel filo rosso con cui vogliamo tessere ogni giorno la tunica di un’umanità sempre più tenera e pacificata per la gioia di tutti gli uomini e le donne che attendono la loro consolazione anche attraverso di noi.

Questo lavoro di tessitura avviene sul telaio della storia soprattutto quando questa diventa crocifiggente e assai dura da portare e da sopportare. Maria sotto la croce, assieme al discepolo amato e alle altre donne fa quadrato contro il male dell’indifferenza per opporsi ad ogni rischio di disumanizzazione. Quella della madre sotto la croce è una protesta contro la logica del sopruso. Come già Rizpah, concubina di Saul, che scaccia gli avvoltoi dai cadaveri dei suoi figli fatti uccidere da Davide (2Sam 21, 10), così Maria scaccia ogni tentativo e tentazione di abusare della vulnerabilità di chicchessia. Il gesto di Rizpah viene ripreso dalla madre del Signore e diventa icona e modello della missione della Chiesa chiamata a protestare contro ogni forma di violenza e di sopruso con tutte le sue forze a accettando di rischiare fino ad andarci di mezzo. Quella di oggi non è una semplice devozione “mariana”, è una protesta profetica nel segno della <maternità divina> di Maria che si fa scudo dei piccoli e dei poveri.


1. M. Y. RUPNIK, I racconti di Boguljub. L’amore rimane, Lipa, Roma 2006, p. 17.

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