Punto capitale

II settimana T.O.

L’autore della Lettera agli Ebrei arriva ad un culmine tale di incandescenza nella sua catechesi che gli fa dire: <Il punto capitale delle cose che stiamo dicendo è questo: noi abbiamo un sommo sacerdote così grande… > (Eb 8, 1). Il testo del vangelo secondo Marco ci fa percepire chiaramente in che cosa consista la grandezza di Cristo Signore che <ha avuto un ministero tanto più eccellente quanto migliore è l’alleanza di cui è mediatore> (8, 6). In un piccolo quadretto riassuntivo Marco dice così: <e lo seguì molta folla dalla Galilea> e continua <Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla sentendo quanto faceva, andò da lui> (Mc 3, 7-8). Giovanni Cassiano, in una delle sue Conferenze ai monaci, si chiede: <Possiamo allora pensare, senza commettere un sacrilegio enorme, che egli voglia la salvezza soltanto di alcuni, e non di tutti in generale?>1

Stando al vangelo la risposta non può che essere affermativa, come pure il fatto che il Signore Gesù imponga con grande autorità ai dèmoni <di non svelare chi egli fosse> (Mc 3, 12). Questa ingiunzione sta a significare come i suoi gesti di guarigione, non vogliano essere una manifestazione di potere o una sorta di gioco di prestigio per incantare e incatenare le persone beneficate in una dipendenza servile e mortificante. Per questo il Signore rifugge <severamente> da ogni forma di “pubblicità” poiché il suo ministero è quello di compiere dei segni che facciano segno sulle persone che incontra per indicare loro il tesoro di quell’amore di Dio da cui la loro vita – qualunque sia la condizione in cui si trovano – è accompagnata e custodita amorevolissimamente. 

Del resto il Verbo ha assunto la nostra carne mortale perché potesse finalmente ritrovare, attraverso di lui, la strada del contatto con Dio. La gente, soprattutto quanti sono feriti dalla vita e nella vita, intuiscono in Gesù una forza di guarigione tale da placare le loro angosce e ristabilire la fiducia, per questo <si gettavano su di per toccarlo> (3, 10). A differenza dei sacerdoti della terra, Gesù non si difende né si tiene a distanza, al contrario <offrendo se stesso> (Eb 7, 27) si pone in mezzo al popolo come mediazione di salvezza nel suo corpo, nel suo sguardo, nel suo essere capace di una solidarietà. Essa risana perché finalmente ridona ad ogni uomo e ad ogni donna la possibilità di presentarsi a Dio senza timore alcuno ed esporsi, in tutta semplicità, al raggio benefico della sua misericordia e del suo amore.

Se possiamo presentarci serenamente a Dio, allora possiamo e dobbiamo coltivare rapporti fraterni dominati da quella fiducia reciproca che permette di portare il peso della vita senza sentirsene schiacciati. Per tornare alla catechesi della Lettera agli Ebrei possiamo dire che questo è <il punto capitale> (Eb 8, 1) dell’identità di Cristo Signore che diventa altresì il punto capitale del nostro essere discepoli di Gesù formati alla sapienza del Vangelo.


1. GIOVANNI CASSIANO, Conferenze, 13.


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