Salvezza

VIII settimana T.O.

Ciò che il Signore Gesù chiede ai suoi discepoli non è una pratica del distacco perseguita come fosse una pratica da fachiri. Ciò che viene proposto e richiesto è la capacità quotidiana di saper scegliere ciò che ci rende più agevole e autentico il cammino di quella <salvezza> (1Pt 1, 10) di cui ci parla l’apostolo Pietro in apertura della prima lettura. L’apostolo ci ricorda che <sulla salvezza indagarono e scrutarono i profeti, che preannunciavano la grazia a voi destinata>. È lo stesso Pietro a concludere la sua riflessione, ponendo questo cammino in un contesto la cui ampiezza e profondità sono magnificamente unici: <come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta> (1, 15). A fondamento di questo cammino che coincide con l’interezza e la totalità della vita, viene posto, come fondamento, l’antico appello rivolto al popolo di Dio, il quale si invera in ogni situazione di vita che si voglia aperta ad una reale esperienza di grazia e di salvezza: <Poiché sta scritto: “Sarete santi, perché io sono santo”> (1, 16). 

Possiamo solo immaginare e, al contempo, non possiamo sottovalutare quale lungo cammino di comprensione e di accettazione sia avvenuto nel cuore dell’apostolo che si fa portavoce dei sentimenti e dell’imbarazzo di tutti: <Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito> (Mc 10, 28). Come al solito Pietro reagisce in modo diretto e quasi istintivo non solo per dichiarare il suo pensiero, cercando di farsi interprete di quello degli altri, ma anche per placare la sua angoscia davanti a quelle realtà che non solo non capisce, ma che non vuole capire per paura di soffrire. Il lungo cammino di Pietro è il lungo cammino che spetta a ciascuno di noi che abbiamo l’impressione di aver <lasciato tutto>, persino la certezza di averlo <seguito>, senza talora renderci ben conto di quanto e di come, ciò che abbiamo lasciato, è di gran lunga minore di ciò che abbiamo trovato e di ciò che abbiamo ricevuto in <case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi insieme a persecuzioni> (10, 30).

Sicuramente ciò che ha impressionato Pietro e impressiona anche noi è la presenza di queste <persecuzioni> che sono il necessario sigillo che autentica la verità del nostro aver fatto delle scelte <per causa del Vangelo> (10, 29). Ogni volta che il Vangelo diventa l’ispirazione dominante della nostra vita, questo mette in crisi i sistemi cui siamo abituati non solo a livello personale, ma pure in relazione al mondo che ci circonda e in cui siamo chiamati a giocarci quotidianamente. Ciò che ci permette di comprendere il pensiero del Signore, è l’ultima parola del Vangelo di quest’oggi: <Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi> (10, 31). In questo mistero di capovolgimento di logiche persino <gli angeli desiderano fissare lo sguardo> (1Pt 1, 12) perché esso è il fondamento dell’esperienza della salvezza che ci libera da ogni ansia di prestazione e da ogni attesa di riconoscimento esterno. Ciò che ci grazia e ci salva non è il distacco per il distacco, non è la rinuncia per la rinuncia, ma quell’amore per il Signore Gesù e il suo Vangelo che ci rende sempre più liberi e sempre più appassionati e fedeli nel donarci.


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