Silenzio

Sabato Santo  –

Tra la grande abbondanza di testi della Liturgia del Venerdì Santo e quella ancora più ricca della Veglia Pasquale, il Sabato Santo è consegnato all’assoluto silenzio, all’assoluta nudità: il Verbo che si fece Parola si è fatto silenzio! Tutto in questo giorno richiama al silenzio e, ancora più profondamente, invita a percepire il vuoto, l’assenza, l’abisso. Come il primo Adamo nel primo giardino dopo il grande lavoro della nominazione degli animali (Gn 2, 19), viene fatto addormentare per trarre dall’altro suo lato la donna – pienezza della sua vita – così pure il Signore Gesù, dopo aver compiuto ogni cosa, si addormenta. Il suo è un sonno regale come lo è il sonno di ogni bambino attorno a cui tutto è orientato a proteggere il silenzio e la quiete per favorire il sonno e il riposo. Gesù oggi dorme! La Chiesa quale sposa fedele e casta condivide il suo riposo addormentandosi accanto a lui nella pace: <La sua sinistra è sotto il mio capo> (Ct 2, 6). Il Sabato Santo ci svela il senso più profondo del sabato: accogliere l’invito ad entrare nel riposo di Dio (Eb 4, 9), nel silenzio di Dio, nel vuoto di Dio da cui ogni cosa prende vita. La liturgia ci offre oggi una pagina vuota – come in nessun altro giorno dell’anno – ci offre uno spazio inerte e inerme in cui siamo chiamati, finalmente, ad addormentarci e possibilmente a sognare per scrivere finalmente la nostra parte di storia nella Storia di Dio. Ogni volta che anche a noi tocca di attraversare il dramma del Venerdì Santo siamo chiamati come Gesù e con Gesù ad addormentarci e a lasciarci deporre a nostra volta nella pietra muta e nuda di <un sepolcro nuovo> (Gv 19, 41): il nostro essere unico e irripetibile! La vita, la resurrezione, la trasformazione non è frutto di quello che avremo compiuto, ma sarà solo l’esplodere di qualcosa di assolutamente nuovo e totalmente indipendente dalla nostra volontà e dalla nostra forza. Il Sabato Santo ci ricorda che il segreto di ogni nostro giorno è dormire ogni notte! Addormentarsi significa avere fiducia che attorno a noi qualcuno veglierà sulla nostra vita quando noi non saremo in grado di fare niente per noi stessi immersi nel sonno come siamo. Il Sabato Santo ci invita a lasciarci andare al sonno e a lasciarci sorprendere dal sogno, senza temere di essere condotti in terre sconosciute e persino negli abissi della terra e del cuore. La risurrezione, la speranza di una vita nuova e del rinnovarsi continuo della vita sembra dipendere dalla nostra capacità ad accettare, dopo i momenti più terribili della nostra esistenza, che una <pietra> (Gv 11, 41; Gv 20, 1) ci separi da tutto e da tutti in attesa del grande risveglio che è la risurrezione come insurrezione della vita di Dio contro ogni attentato di morte. Quando la tenebra del Venerdì Santo avvolge e sembra inghiottirci, non ci resta che dire a noi stessi: “dormi!” <come un bimbo svezzato in braccio a sua madre> (Sal 131, 2). In questo giorno siamo chiamati a riconciliarci con il vuoto e con l’ignoto. In questo giorno siamo invitati ad accogliere gentilmente nella nostra intelligenza della vita l’ambiguità e il paradosso. Da questo giorno, in cui accettiamo di essere inermi fino a sembrare inerti, potrà scoccare una nuova luce per un nuovo fuoco in un nuovo modo di stare al mondo. Riposiamo dunque nel silenzio per non rendere impossibile la nostra possibile risurrezione!

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