Vapore

VII settimana T.O.

Le parole che l’apostolo Giacomo rivolge ai suoi lettori-ascoltatori sembrano nate proprio alla sequela del Signore Gesù. Infatti, l’apostolo dice con forza: <ma che è mai la vostra vita? Siete come vapore che appare per un istante e poi scompare> (Gc 4, 14). L’apostolo Giovanni fa una certa fatica a capire che la vicinanza con il Signore non fa maturare dei diritti o dei privilegi tali da permettere di guardare gli altri dall’alto in basso e con un certo disprezzo misto a supponenza. Forte della sua intimità con il Signore, ritiene di avere così guadagnato una sorta di diritto a valutare il livello di vicinanza degli altri al Maestro, a partire da se stesso e dai suo condiscepoli… in una parola, a partire dal gruppo e scadendo – più o meno inavvertitamente – nella deriva settaria: <abbiamo visto uno che scacciava è demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non era dei nostri> (Mc 9, 38). 

Non passa di certo inosservato il fatto che Giovanni e gli altri discepoli “informano” il loro Maestro a cose fatte e questo proprio per quel senso di sicurezza, misto a supponenza, che è proprio di coloro che si sentono in una situazione di privilegio a motivo della loro frequentazione di persone di alto rango. Il Signore Gesù non si lascia intimidire dall’ingenua superbia dei suoi discepoli e non ha nessun timore a redarguire con forza ribadendo la centralità del suo criterio di valutazione che è, per sua natura,   inclusivo e non esclusivo: <Non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me> (Mc 9, 39). Questa parola del Signore ha una forza e una bellezza magnifiche perché non si fonda su una verifica, bensì su una evidenza: se uno agisce come il Signore, non può che essere del Signore persino in una sorta di ignoranza di lui. È come se il Maestro lasciasse, a questi tali redarguiti e, in certo modo, perseguitati dai suoi discepoli, tutta la libertà di andare per la loro strada senza neanche cercare di stabilire un contatto più diretto con loro per chiarire e verificare. Il Signore Gesù sembra dire: se agiscono <nel mio nome> prima o poi la loro strada si incontrerà con la mia senza che ci sia bisogno di agire con pressioni o di indulgere a repressioni.

Il rischio per chi si sente troppo vicino al Signore, e quasi garantito, non solo della sua amicizia, ma anche dalla sua amicizia, è quello di cominciare a fare progetti, ragionamenti, pianificazioni che, prima o poi, fanno maturare delle esclusioni: <Oggi o domani andremo nella tale città e vi passeremo un anno e faremo affari e guadagni…> (Gc 4, 13) Questo tipo di discorsi può anche riguardare la sensibilità spirituale e le strategie pastorali. In ogni modo – e sempre – prima di impedire a chicchessia qualunque cosa, ricordiamo, custodiamo e lasciamoci guidare dalla parola del Signore Gesù: <Chi non è contro di noi, è per noi> (Lc 9, 40). Lasciamoci addomesticare dalla parola dell’apostolo: <Chi dunque sa fare il bene e non lo compie, commette peccato> (Gc 4, 17) con la conseguenza che il fatto di non permette agli altri di <fare il bene> che sanno compiere, risulta essere un peccato ancora più grande.

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