Verso

V settimana T.O.  –

Il movimento del Signore Gesù è ciò che anima la speranza che continuamente e sempre la vita ritrovi i suoi sentieri e le sue vie: <uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli> (Mc 7, 31). Potremmo dare a ciascuno di questi riferimenti geografici un contenuto simbolico che rimandi agli sconfinati territori della nostra interiorità che hanno bisogno di essere visitati e continuamente salvati. Come l’onda del mare di Galilea il Signore viene verso di noi e, al contempo, da noi si ritrae per darci il tempo e la libertà di andare verso di lui. In questo dolce andirivieni si consuma la storia d’amore tra ogni creatura e il suo Creatore pronto a riprendere ogni giorno il dramma del dono di una possibilità in più per vivere in pienezza. Siamo noi, ciascuno di noi, questo <sordomuto> (7, 32) che ha bisogno di essere raggiunto attraverso l’unica dimensione che gli è realmente possibile: <gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua> (7, 33). 

Il sordomuto non può sentire e per questo non può parlare l’unico canale – come per i neonati e i morenti – l’estremo rimedio a questa chiusura apparentemente impenetrabile è il tatto e il Signore lo tocca dimostrando così di essere in grado di andare <verso> di lui accettando di seguire l’unica via che rimane aperta al fine di aprire tutte le altre che sembrano precluse. Con le sue dita e con la sua saliva il Signore rompe l’incantesimo di quel terribile e forse persino magnifico isolamento in cui quest’uomo si è ritrovato oppure si è volontariamente rifugiato fino a far crollare le mura che lo separano dal mondo degli altri, di se stesso e di Dio. Un’operazione apparentemente semplice e vissuta dal Signore Gesù <in disparte> nel modo più discreto, intimo e meno spettacolare possibile, eppure si tratta dell’operazione più difficile: aprire un varco è sempre il primo e il più difficile dei passi dopo il quale tutto diventa più semplice come quando si riesce a scavare un tunnel capaci di creare la comunicazione tra due valli. Per questo il Signore Gesù invece di appoggiarsi sul plauso della folla si affida alla relazione con il Padre da cui proviene ogni relazione che sia bella, buona e vera: <guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”> (7, 34).

Un testo del secondo secolo si fa interprete dei sentimenti di quest’uomo appena riaperto alla vita e che se ne fa intrepido cantore: <Il Signore mi riempì con parole di verità, perché la proclamassi. Come il flusso dell’acqua, la verità fluì dalla mia bocca, le mie labbra manifestarono i suoi frutti. Il Signore moltiplicò in me la sua conoscenza, ché la bocca del Signore è il Verbo verace, la porta della sua luce. L’Altissimo inviò la sua Parola nel mondo: i cantori della sua bellezza, gli araldi della sua gloria, i messaggeri del suo disegno, i predicatori del suo pensiero, gli apostoli delle sue opere. La sottigliezza del Verbo è inesprimibile …Il suo cammino non ha confini: Mai esso cade, ma sta in piedi sicuro; nessuno conosce la sua discesa o il sentiero di esso… E’ luce e chiarore del pensiero: per mezzo suo il mondo ha cominciato ad esprimersi. E quelli che prima erano in silenzio hanno trovato in lui la Parola, perché da lui vengono l’amore e la concordia>1. Quest’uomo, che siamo ciascuno di noi, si ritrova ad essere come un <mantello nuovo> e non più né lacerato <in dodici pezzi> (1Re 11, 30) e capace non solo di <parlare> ma pure di vivere <correttamente> (Mc 7, 35).


1. Odi di Salomone, 12.

2 commenti
  1. Marielle
    Marielle dice:

    …” aprire un varco è sempre il primo e il più difficile dei passi’. Aiutaci, Signore a ” guardare verso il Cielo” per pregare : Effatà !

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