Accogliere… la fiducia
Settimana del Tempo di Natale –
Cominciamo il cammino di questo anno con una parola che può essere non solo programmatica, ma – ancor più profondamente – può fungere da viatico per il nostro viaggio nel tempo che ci è ancora donato: <E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo avere fiducia quando egli si manifesterà e non veniamo da lui svergognati alla sua venuta> (1Gv 2, 28). Accogliere il dono della vita nella fede, significa aprirsi sempre di più a un atteggiamento di fiducia che si fonda non su un senso di protezione o di salvaguardia dei propri privilegi nei confronti della vita, ma su un atteggiamento di rischio e di dono. Giovanni Battista ci ri-prende per mano per farci varcare, ancora una volta, la soglia dell’incontro con il Signore Gesù: <Io non sono il Cristo> (Gv 1, 20). Quando il Battista, secondo il suo solito, fa un passo indietro, dimostra la sua grande fiducia nel fatto che la verità di se stesso non risiede in se stesso, ma si invera nella capacità di riconoscere un Altro nel cui volto possiamo trovare la nostra verità.
Siamo così chiamati a compiere questi primi passi del nuovo anno non solo rinnovando la nostra fiducia nella vita, ma convertendo il nostro modo di maturare nella fiducia. Non si tratta di ribadire le proprie disponibilità e possibilità nei confronti della vita, ma di confermare il proprio consenso al piccolo angolo che la vita ci ha ritagliato e in cui siamo chiamati a giocare, generosamente e decisamente, tutta la nostra esistenza: <Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo> (Gv 1, 27). Potremmo accostare a questa professione di fede che è rimando all’altro e, insieme, un continuo ridimensionamento di se stessi, quanto ci viene detto – quasi come monito – nella prima lettura: <Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di ingannarvi> (1 Gv 2, 26). Siamo chiamati a sottrarci continuamente all’inganno di un’eccessiva e malaticcia attenzione a noi stessi la quale, spesso inconsapevolmente, ci porta lontano da noi stessi.
Alla domanda che pure tocca la nostra vita: <Tu, chi sei?>, non possiamo che rispondere con una vita basata e impostata sui fondamenti del Vangelo che risplende nella carne del Verbo di Dio fatto uomo per noi, affinché ritrovassimo la fiducia di essere serenamente uomini e donne, senza temere di essere <svergognati> (2, 28). Questo esige di sapersi e volersi riferire non alle proprie radici familiari o alle proprie disponibilità e ai propri doni, ma di saper mettere tutto a servizio della vita con un atteggiamento di piena fiducia unito ad un profondo distacco da se stessi che ci rende liberi – nel senso che ci rende sovrani – da tutti quegli inganni che ci lavorano dentro.




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