Sterilità

III Settimana T.O. –

La lettura liturgica delle Scritture ci fa saltare un versetto assai importante: <… e Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte> (2 Sam 6, 23). Davide accetta di danzare davanti a Dio come <un uomo da nulla> (6, 20) così lo apostrofa sua moglie Mikal quando, dalla sua finestra dove si tiene aristocraticamente separata dal resto del popolo, lo vede danzare <con tutte le forze davanti al Signore> (6, 14). Ma Davide, nella cui discendenza si incastona quale preziosissima perla la carne del Verbo di Dio, si mostra re soprattutto quando si mostra <uomo> come e con tutti gli altri. Anche se questo non viene approvato, anzi viene disprezzato da Mikal la quale – come figlia di Saul – ha un’idea aristocratica e non solidale della regalità, nondimeno è uno degli aspetti che rende Davide una figura profetica del Cristo.

Così, in modo non molto diverso da quello di Mikal, anche i parenti di Gesù – non esclusa sua madre – fanno fatica ad entrare nel cerchio di coloro che stanno seduti attorno al Maestro e per il loro ascolto diventano la sua vera e irrinunciabile famiglia: <Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli!”> (Mc 3, 34). Dovremmo sostare in silente contemplazione sostando interiormente su questo sguardo circolare di Gesù che si dimostra capace di accogliere tutti nel mistero della loro unicità e diversità, ma che pure li rende parte irrinunciabile di quella <volontà di Dio> che ci pensa e ci vuole gli uni per gli altri: <fratello, sorella e madre> (3, 35).

Come discepoli siamo energicamente invitati ad accettare di entrare nel cerchio senza voler rimanere <fuori> (3, 32), ma amando di entrare dentro al circolo della danza che fa dimenticare ogni pretesa di superiorità dandoci la <gioia> (2Sam 6, 12) di sentirci parte di una stessa ed unica famiglia.

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