Convertire… orientare
IV settimana T.Q.–
Per ben quattro volte il profeta Ezechiele sottolinea che l’orientazione del Tempio come pure la sua vita si svolge <verso oriente> (Ez 47, 1). Da questo oriente si riversa in dono verso di noi con un’abbondanza e una salubrità capaci di rinnovare e sanare continuamente la nostra vita come ricorda il salmista: <Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. Dio la soccorre allo spuntare dell’alba> (Sal 45, 6). In un sabato, vediamo come il Signore Gesù si faccia incarnazione di questa benevolenza soccorrevole del Signore Dio, quando si avvicina a <un uomo che da trentotto anni era malato> (Gv 5, 5). Non solo si avvicina, ma lo rimette in piedi, permettendogli di ricominciare a sperare il meglio per se stesso, non senza una nota di sottile rimprovero perché non dimentichi che la sua guarigione è un’opportunità e non una semplice elemosina. Solo così la vita potrà essere interamente risanata giorno dopo giorno. Per questo il Signore Gesù dice: <Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio> (5, 14).
Il primo messaggio che la liturgia ci fa cogliere attraverso l’ascolto della Parola racchiusa nelle Scritture è che il Signore continuamente si orienta verso di noi, offrendosi a noi come salutare <medicina> (Ez 47, 12). Il secondo messaggio – che ci riguarda personalmente – è che, l’orientarsi di Dio alla nostra umanità, per confermarla nel suo dono di grazia, coincide sempre con una chiamata a dare alla nostra vita il giusto orientamento senza cedere alla malattia dell’immobilismo. Il Signore Gesù non si accosta come un mago o un benefattore a quell’uomo che giace ormai da una vita vicino <alla piscina, chiamata in ebraico Betzatà> (Gv 5, 2), ma nella veste di un autentico interlocutore, capace di risvegliare la coscienza e la volontà. La domanda evoca le interrogazioni che vengono poste al catecumeno prima che sia immerso nella piscina battesimale: <Vuoi guarire?> (5, 6). La risposta suona come una sorta di colpevolizzazione: <Signore, non ho nessuno, che mi immerga nella piscina> (5, 7).
Quest’uomo è solo, quest’uomo è isolato, quest’uomo è disorientato! Il Signore sembra caricarselo sulle spalle della propria compassione per permettergli di ricominciare a <camminare> (5, 9) e, in tal modo, gli ridona la libertà di rivelare la meta verso cui vuole andare e di manifestare così chi vuole essere e chi vuole diventare. L’attesa di trentotto anni viene colmata in un solo istante: quello in cui il Signore Gesù autorizza quest’uomo a farsi carico di se stesso fino in fondo, portando, e non gettando la sua <barella>(5, 10). Significativamente sembra proprio che sia questa <barella> a fare problema ai Giudei che vi scorgono una trasgressione all’osservanza del sabato. Ciò che sfugge ai Giudei è che la <medicina> (Ez 47, 12) di Dio non è negazione delle nostre sofferenze. Essa è la possibilità di orientare la totalità di noi stessi verso la vita, in una sempre più sofferta consapevolezza di tutto ciò che nella vita siamo chiamati a sperimentare e ad assumere, nel tentativo quotidiano di uscire dal nostro isolamento – più o meno forzato e più o meno accarezzato – per aprirci a ricevere il dono di una vita che <si muove> (47, 9). Il tempo quaresimale può essere inteso e vissuto come un momento propizio per ripulire i canali di comunicazione interiore della grazia, perché lo scambio sia più fluido e più energizzante e <Perciò non temiamo> (Sal 45, 3).





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