Accogliere… all’inverso
Battesimo del Signore –
Nell’ultima domenica di Avvento abbiamo meditato sulla figura di Giuseppe il <giusto>, colui che permette alla nostra umanità di “aggiustarsi” – nel senso più profondo di questo verbo – alla vita, cercando di mettere in relazione le esigenze della fedeltà a Dio con quelle della fedeltà all’uomo nella concretezza, spesso drammatica, della storia. Oggi vediamo – sulle rive del Giordano – comparire il Signore Gesù che si incontra con il Battista e ripropone lo stesso modello di comportamento che ha ereditato da suo padre Giuseppe, un comportamento che crea un certo imbarazzo nell’ardente Precursore al quale risulta molto strano che Gesù si umili sotto la sua mano per ricevere battesimo: <Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?> (Mt 3, 14). La risposta del Signore Gesù è ben più che una risposta di cortesia o di gentilezza. Essa rappresenta una vera e propria rivelazione di Dio, anzi un passo in più in quell’incremento di rivelazione che è il cammino di fede: <Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia> e il testo continua con questa nota di magnifica intensità: <Allora egli lo lasciò fare> (3, 15). Il mondo è ormai all’inverso, colui che deve essere battezzato, battezza…così dalla testa ai piedi Gesù è nostro fratello, questione di <giustizia>, questione di giustezza, questione d’amore!
In questo brevissimo incontro tra Giovanni e Gesù è riassunto – come in un raggio di luce che squarcia le tenebre di una lunga notte – la grazia del Vangelo che non si contrappone alla tradizione della Torah, né tantomeno alla predicazione profetica, ma che pure ci permette e ci obbliga a fare un passo di comprensione ulteriore del mistero di Dio che è sempre un di più nella comprensione di noi stessi. Il Battista, che ha predicato sulle rive del Giordano nella forza e nello spirito di Elia con un’indomabile volontà di richiamare tutti alle esigenze di una conversione seria e irrimandabile, rimane sorpreso davanti all’atteggiamento di basso profilo, e di inattesa umiltà, con cui Gesù discretamente prende dalla sua mano il testimone dell’annuncio del Regno di Dio che viene nel segno della <colomba> (3, 16) e come rivelazione di un immenso amore: <Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento> (3, 17).
La continuità della predicazione profetica conosce un momento di rottura nella rivelazione di Gesù come Figlio del Padre e di un Padre il cui amore e il cui compiacimento diventa il modo nuovo di concepire e di vivere i rapporti tra l’uomo e il Creatore. Nel Signore Gesù ormai si fa chiara l’opzione fondamentale di Dio per un metodo e un modo contrassegnato dall’atteggiamento <mite ed umile> (11, 26) secondo quanto era già stato annunciato dal profeta Isaia: <Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità> (Is 42, 2-3). Così la verità ha assunto i panni della più bassa umiltà. L’apostolo Pietro non fa che proporre la novità di rivelazione che ha sorpreso Giovanni e che rischia di scandalizzare i suoi fratelli ebrei: <Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti> (At 10, 38). Il Signore Gesù nel suo immergersi nel Giordano ha già il cuore totalmente aperto all’umano: quel cuore che sarà trafitto dalla lancia della nostra disumanità.





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