Accogliere… convertire
II Settimana del Tempo di Natale –
Il cammino di Gesù riprende esattamente da dove si ferma quello di Giovanni Battista. Questo è un altro modo per sottolineare la verità della carne assunta dal Verbo che ha sposato il limite del tempo e dello spazio. Superare, per onore alla divina natura, questi limiti sarebbe negare la verità dell’incarnazione e un modo per separarsi nettamente da quel flusso di salvezza che ci viene descritto nella prima lettura. Esso è un processo di accoglienza piena della manifestazione di Dio nella nostra storia che rende ormai impossibile una rivelazione che sia vera fuori di essa e, ancor meno, al di sopra delle ombre e penombre di cui è impastata la nostra umanità. Giovanni lo proclama solennemente: <In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù non è da Dio>. E, come se non bastasse, l’apostolo non esita a trarre le conclusioni: <Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo> (1Gv 4, 2-3).
Al contrario dell’anticristo, il Signore Gesù – il Cristo di Dio – assume pienamente la fragilità, la debolezza e l’incertezza della nostra carne e si inserisce, umilmente, nella nostra storia aspettando, per così dire, il suo turno, senza saltare la fila: <quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazaret e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali…> (Mt 4, 12-13). Il Signore Gesù è un uomo della strada e, soprattutto, si mostra docile a quei segni che la vita pone sul suo cammino e che ne indicano i passi necessari. Manifestandosi così il Cristo fa presagire il modo nuovo di annunciare la presenza del Regno. Se è vero che Gesù prende il testimone di Giovanni, è pur vero che il suo modo di annunciare la presenza del Regno non è identico. Una cosa da notare e da sottolineare è che il Battista pure presentandosi nella forza di Elia, non compie nessun miracolo e non opera nessun segno di guarigione. La totalità dell’annuncio del Battista sta nel suo pressante invito alla conversione.
Il Signore Gesù riprende identicamente questo invito e lo contestualizza in un ministero di guarigione assolutamente gratuito. Esso, infatti, non è condizionato ad una previa volontà e scelta di conversione: <percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno di Dio e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo> (4, 23). Sembra proprio che il sublime mistero dell’incarnazione comporti una continuità, ma pure una diversità rispetto a quello che era il modo di agire e di predicare del Battista, quasi a motivo di una più acuta divina consapevolezza della fragilità e dei bisogni della nostra condizione umana. Per questo è il Signore Gesù che si mette in cammino verso gli altri senza limitarsi ad aspettare che questi vengano a lui per chiedere una parola di conversione e di salvezza. Così l’incarnazione e la condivisione serena della reale condizione dell’umanità, che va raggiunta e non semplicemente aspettata al varco della salvezza, diventano un criterio di discernimento non solo sull’uomo, ma anche su Dio, per non cadere nella trappola di trovarsi, talora con le migliori e più devote intenzioni, dalla parte dell’<anticristo>. La parola del profeta potrà compiersi ancora ai nostri giorni solo se entriamo e rimaniamo nella logica della carne del Verbo che è la <grande luce>!





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